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Categorie: poesia

Preghiera del miscredente

Autore: liberospirito 27 Lug 2019, Comments (0)

Tra i significati della parola “miscredente” il vocabolario Treccani pone (anche se considerato di uso poco comune) chi assume un atteggiamento di fondamentale scetticismo o di critica verso i valori ideali e spirituali correnti. Ecco: in questa definizione molti oggi si riconoscono, tra i quali noi. Per queste ragioni pubblichiamo questi versi di Juan Vicente Piqueras, poeta contemporaneo spagnolo (fra l’altro ha tradotto nella sua lingua testi di Tonino Guerra e Cesare Zavattini). Proprio Tonino Guerra scrisse che nelle poesie di Piqueras “i miei occhi hanno raccolto schegge di luce che mi hanno portato lungo rotte e sentieri così carichi di nuvole misteriose e avvolgenti”. In effetti, a leggere questi versi, sembra davvero di imbattersi in qualcosa di nuovo, di inedito, una preghiera atea e laica…

PREGHIERA DEL MISCREDENTE

L’importante è pregare, non importa chi,
che le domande siano le preghiere
del pensiero, piantino i loro semi
nella nostra solitudine, e non ci sia pace
che, a forza di insistere, sia capace
di non esistere, non abbia altra scelta
che rispondere alla voce di chi la chiama.

Che Dio non esista, è
forse una ragione per non credere in lui?

Dio è il nome della sete, il destino
e la voglia di questa solitudine
che entrambi siamo.

Di nessuno parlo con dio, di dio con nessuno.
Lo scrivo con attenzione e con la minuscola.
Io sono ateo e laico ogni giorno.
Ma ci sono notti amniotiche
in cui la mia anima prega in ginocchio
non importa chi,
chiede, spera, implora.

E la mia anima in ginocchio è una candela
alla cui luce, nella cui notte, scrivo.

Juan Vicente Piqueras

Ode al primo giorno dell’anno

Autore: liberospirito 31 Dic 2017, Comments (0)

A seguire alcuni versi, da una lunga poesia di Pablo Neruda, dedicati al primo giorno dell’anno. Che davvero possano essere parole vive di speranza… 

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La terra
non lo
sa:
accoglierà
questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline
lo bagnerà con
frecce
di
trasparente
pioggia,
e poi
lo avvolgerà
nel suo tubo,
lo conserverà nell’ombra.

Eppure
piccola
porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire,
a sperare.

Pablo Neruda

Poesia contro l’ansia

Autore: liberospirito 4 Giu 2017, Comments (0)

Questa volta una poesia. L’autrice, Ilma Rakusa,  è nata nel 1946 da madre slovena e padre ungherese. Vive a Zurigo. In Italia è uscita la sua autobiografia Il mare che bagna i pensieri (Sellerio). Questa poesia è apparsa di recente su “L’internazionale” ed è tratta dalla raccolta Impressum uscita in tedesco nel 2016. La traduzione è di Dario Borso.

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Carezza la foglia

consola il bosco

chiudi la bocca

rima la voglia

stira il cruccio

culla il libro

ama l’aria

annusa l’erba

non offendere i bimbi

non mangiare schifezze

impara nel sogno

scrivi ciò che è

nutri il giorno

forma il tempo

corri e fermati

non esitare

sta’ come neve

apri la porta

invita qualcuno

fa’ pure a meno

vestiti bene

interroga il cuore

rilassati

tocca il mondo

 

Ilma Rakusa

Il cambiamento quotidiano

Autore: liberospirito 21 Ott 2016, Comments (0)

Siamo entrati da un po’ nell’autunno e osserviamo, guardando la natura, ogni cosa cambiare, presa dentro il ciclo continuo della trasformazione in cui tutto si rinnova. Questa poesia di Ulrich Schaffer, poeta di lingua tedesca parla di ciò e ci pare adatta a narrare queste giornate pur raccontando altro: di giornate diverse, più calde, in cui il sole gonfia e fa scoppiare i semi. Siamo in autunno, ritornerà la primavera…

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Ancora una volta si verifica il miracolo
nella sorprendente trasformazione
in cui l’aria si muta in foglie
e la terra diventa radici,
in cui il sole gonfia il seme fino a farlo scoppiare
e poi lascia che si apra e germogli.
Nuova vita emerge
dalla trasformazione della morte.

Siamo sorretti dalla sorpresa del miracolo,
dal cambio delle stagioni,
ed io sono un anello di questa miracolosa catena.
In me anche l’immutabile cambia
ed io so che spezzerei
il ritmo della creazione
se non cambiassi.
Sarei morto alla vita,
anche se continuassi a vivere.

Non bramo grandi miracoli,
ma il cambiamento quotidiano,
la rinascita quasi impercettibile,
l’insignificante miracolo della crescita,
che è più grande di tutti gli altri.

Ulrich Schaffer

Equinozio di primavera

Autore: liberospirito 21 Mar 2016, Comments (0)

Ieri, 20 marzo 2016, ha avuto luogo uno dei più precoci equinozi primaverili – in termini di orario – dal 1896; ciò è dovuto al fatto che il 2016 è mese bisestile. Esattamente alle 5:30 di ieri (ora italiana) il Sole ha attraversato uno dei due punti, nella sfera celeste, in cui l’eclittica e l’equatore celeste si intersecano: il cosiddetto “punto vernale” o, per l’appunto, equinozio di primavera. Il Sole è apparso così perfettamente allo zenit per un osservatore posto all’equatore, e la durata del dì in quel luogo è stato pari a quella della notte. Per diverse culture tale avvenimento è un giorno di festa, occasione per celebrare il rinnovamento esteriore, della natura, e interiore, dell’uomo. Lo ricordiamo con alcuni versi di Daigu Ryōkan, monaco zen giapponese, oltre che poeta e calligrafo.

spring

Ciuffi di violette

sbocciate nel prato;

ascolto l’allodola

senza mai stancarmi,

in questa primavera.

Daigu Ryōkan

Speranza e impazienza

Autore: liberospirito 3 Gen 2016, Comments (0)

In apertura di duemilasedici una poesia su fatti accaduti nell’anno appena trascorso a cui spesso ci è toccato assistere impotenti. Affinché non si ripetano, per trovare la forza e l’intelligenza di reagire. Segnali positivi ce ne sono stati, non è ancora un deserto la terra che abitiamo. Vanno però coltivati, con la speranza e la necessaria impazienza che il momento in cui viviamo reclama. I versi sono di Erri De Luca e provengono dal libro Solo andata, pubblicato da Feltrinelli.

migranti

Coro

Da qualunque distanza arriveremo, a milioni di passi

quelli che vanno a piedi non possono essere fermati.

 

Voi siete l’alto, la cima pettinata del pianeta,

noi siamo i piedi e vi reggiamo il peso.

 

Lastrichiamo le strade, spaliamo la neve,

allisciamo i prati, battiamo i tappeti,

 

raccogliamo il pomodoro e l’insulto,

noi siamo i piedi e conosciamo il suolo passo a passo.

 

Non potete sbarazzarvi di noi,

Uno venuto molto prima ha detto:

 

a nome di noi tutti: “Va bene, muoio,

ma in tre giorni resuscito e ritorno”.

Erri De Luca

I migranti e la profezia di Pasolini

Autore: liberospirito 20 Giu 2015, Comments (0)

E’ risaputo che la Repubblica di Platone prevedeva l’espulsione dei poeti. Questo motivo lo si ritrova spesso nella storia, anche se non in forma esplicita. I poeti dicono a volte cose che i politici non vogliono sentire. Come in questi versi di Pasolini, non a caso un poeta espulso e messo a morte dal consorzio civile. E a leggerla oggi – scorrendo le notizie dei giornali sull’esodo delle genti d’Africa verso l’Europa – sconcerta: la parola “profezia” è quella che la descrive meglio e, infatti, proprio questo è il suo titolo esatto. Moravia nella sua orazione funebre, mentre passava la bara di Pasolini, così gridava: “Abbiamo perso prima di tutto un poeta, e di poeti non ce ne sono tantissimi nel mondo… ne nascono tre o quattro soltanto dentro un secolo; quando sarà finito questo secolo Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno, come poeta. Il poeta dovrebbe essere sacro!” Un’ultima osservazione: se si presta attenzione anche alla dimensione grafica della poesia  (scritta probabilmente nel 1962 e pubblicata nel volume Poesia in forma di rosa nel 1964) si noterà che prende la forma di una croce ripetuta per tre volte.

Pasolini in borgata

Profezia
Pier Paolo Pasolini

 

A Jean Paul Sartre, che mi ha raccontato
la storia di Alì dagli Occhi Azzurri.

Alì dagli Occhi Azzurri
uno dei tanti figli di figli,
scenderà da Algeri, su navi
a vela e a remi. Saranno
con lui migliaia di uomini
coi corpicini e gli occhi
di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sé i bambini,
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.
Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.
Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti di stracci,
asiatici, e di camice americane.
Subito i Calabresi diranno,
come malandrini a malandrini:
“Ecco i vecchi fratelli,
coi figli e il pane e formaggio!”
Da Crotone o Palmi saliranno
a Napoli, e da lì a Barcellona,
a Salonicco e a Marsiglia,
nelle Città della Malavita.
Anime e angeli, topi e pidocchi,
col germe della Storia Antica,
voleranno davanti alle willaye.

 Essi sempre umili
Essi sempre deboli
essi sempre timidi
essi sempre infimi
essi sempre colpevoli
essi sempre sudditi
essi sempre piccoli,
essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,
essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi
in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,
essi che si costruirono
leggi fuori dalla legge,
essi che si adattarono
a un mondo sotto il mondo
essi che credettero
in un Dio servo di Dio,
essi che cantavano
ai massacri dei re,
essi che ballavano
alle guerre borghesi,
essi che pregavano
alle lotte operaie…

… deponendo l’onestà
delle religioni contadine,
dimenticando l’onore
della malavita,
tradendo il candore
dei popoli barbari,
dietro ai loro Alì
dagli occhi azzurri – usciranno da sotto la terra per uccidere —
usciranno dal fondo del mare per aggredire — scenderanno
dall’alto del cielo per derubare — e prima di giungere a Parigi
per insegnare la gioia di vivere,
prima di giungere a Londra
per insegnare ad essere liberi,
prima di giungere a New York,
per insegnare come si è fratelli
— distruggeranno Roma
e sulle sue rovine
deporranno il germe
della Storia Antica.
Poi col Papa e ogni sacramento
andranno su come zingari
verso nord-ovest
con le bandiere rosse
di Trotzky al vento…

Nella casa del dio della vita

Autore: liberospirito 6 Ago 2014, Comments (0)

Ancora a proposito di Gaza, sulla guerra in Palestina e sulle guerre in altre parti del mondo. Per parlare di pace, del bisogno, del desiderio di pace. Una poesia che, in fondo, è anche una preghiera (come a volte sono le poesie quando riescono a toccare certe corde). Sono versi di D. H. Lawrence, che abbiamo tradotto. Parla di viventi (uomini, animali, dei). Dice della necessità di sentirsi un tutt’uno nella casa del Dio della Vita. E questa casa è il mondo, tutto il mondo, è l’universo (anzi: il pluri-verso) come dimora di tutti e per tutti i viventi. Il punto di partenza è lo sguardo rivolto a ciò che ci sta vicino, a quello che abbiamo sotto gli occhi in questo momento – ad esempio un gatto -, imparando dai suoi gesti, dai suoi movimenti. Th. Matus, camaldose in California, ha detto in merito a questi versi: “La poesia è un mezzo assai idoneo al discorso teologico”.

d.h. lawrence

PAX

Ciò che conta è essere tutt’uno con il Dio vivente
essere una creatura nella casa del Dio della Vita.

Come un gatto addormentato su una sedia
in pace, in pace
tutt’uno con il padrone di casa, con la padrona,
a casa, a casa nella casa del vivente,
dormendo al focolare, sbadigliando davanti al fuoco.

Dormendo al focolare del mondo vivente,
sbadigliando a casa davanti al fuoco della vita
sentire la presenza del Dio vivente
come una grande rassicurazione
una calma profonda nel cuore
una presenza
come di un padrone seduto al tavolo
nel suo proprio e più grande essere,
nella casa della vita.

D. H. Lawrence

La battaglia di Istanbul

Autore: liberospirito 7 Giu 2013, Comments (0)

Lo sanno tutti. A Istanbul, in piazza Taksim, da giorni si sta combattendo una battaglia importante. L’origine di questa battaglia è stata la decisione del governo di demolire un parco che possiede una storia secolare, sradicando circa seicento alberi che costituiscono uno dei rari spazi verdi del centro della città, per costruire un ennesimo centro commerciale e un parcheggio interrato. “Dubaizzazione” è stata definita questa iniziativa. La protesta è inizata con un gruppo di persone che hanno occupato il parco per difendere gli alberi dallo sradicamento. La crescente partecipazione popolare e la loro decisione di continuare l’occupazione e la protesta fino al ritiro del progetto ha dato luogo a una feroce repressione. Tutto ciò ha creato una vasta indignazione e i resistenti non cessano di ricevere ogni giorno nuove adesioni. La manifestazione sta diventando un simbolo intorno al quale cresce una vasta protesta contro il clima di repressione e di violazione dei diritti. E’ stata anche aperta una petizione internazionale (http://www.avaaz.org/en/petition/Erdogan_End_the_crackdown_now/?tbKdZcb*) affinché cessi subito la repressione. A questa protesta lo scrittore Erri De Luca ha dedicato una poesia.

Tensions Grow As Demonstrations Against The Government Continue In Istanbul

La battaglia d’ Istanbul in difesa di seicento alberi,
novecento arresti, mille feriti, quattro accecati per sempre,
la battaglia d’ Istanbul
è per gli innamorati a passeggio sui viali,
per i pensionati, per i cani,
per le radici, la linfa, i nidi sui rami,
per l’ ombra d’ estate e le tovaglie stese
coi cestini e i bambini,
la battaglia d’ Istanbul è per allargare il respiro
e per la custodia del sorriso.

Erri De Luca

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Pietà per la nazione

Autore: liberospirito 21 Apr 2013, Comments (0)

Come rapsodico commento ai recenti fatti politici (meglio: alla miseria della politica e  a tutto quello che ne consegue) di casa nostra (elezioni, consultazioni, nomina del presidente della repubblica, ecc.) proponiamo questi versi del “grande vecchio” Lawrence Ferlinghetti. Rispetto alle elucubrazioni di tanti opinion-maker, queste poche parole (invocazione, invettiva e lamento) sembrano provenire da un oceano di buon senso, se non di saggezza.

urlo-munch

Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore

e i cui pastori sono guide cattive

Pietà per la nazione i cui leader sono bugiardi

i cui saggi sono messi a tacere

Pietà per la nazione che non alza la propria voce

tranne che per lodare i conquistatori

e acclamare i prepotenti come eroi

e che aspira a comandare il mondo

con la forza e la tortura

Pietà per la nazione che non conosce

nessun’altra lingua se non la propria

nessun’altra cultura se non la propria

Pietà per la nazione il cui fiato è danaro

e che dorme il sonno di quelli

con la pancia troppo piena

Pietà per la nazione – oh, pietà per gli uomini

che permettono che i propri diritti vengano erosi

e le proprie libertà spazzate via

Patria mia, lacrime di te

dolce terra di libertà!

Lawrence Ferlinghetti

lawrence ferlinghetti

In un fiocco di neve

Autore: liberospirito 2 Dic 2010, Comments (0)

 

Questi sono giorni, almeno nel nord dell’Italia, di freddo e di neve. Ci stiamo avvicinando al momento solstiziale, tema di numerosi riti presso diverse civiltà (oltre al Natale cristiano, al Sol invictus romano, ve ne sono nelle Americhe, in India, in Estremo Oriente, in Oceania, così come sono state rinvenute tracce risalenti all’epoca megalitica).

Proponiamo per queste algide giornate alcuni versi del poeta e monaco zen Daigū Ryōkan, vissuto fra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento. Sono versi che colpiscono per la loro semplicità e profondità.

In un fiocco di neve,

che presto si scioglie,

c’è tutto l’universo;

da tutto l’universo

scende un fiocco di neve.

(Tratto da Daigū Ryōkan, Poesie, a cura di Luigi Soletta, Milano, La Vita Felice, 1994).