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Categorie: appuntamenti

Equoiniziative

Autore: liberospirito 10 gen 2012, Comments (0)

 Indignati dal silenzio di chi si dice religioso rispetto alla situazione di ingiustizia sociale e distruzione ambientale in corso, in data 22 dicembre dell’anno appena passato abbiamo scritto un post che  siamo contenti di poter leggermente smentire.

All’interno delle chiese evangeliche esiste già da tempo il sito http://www.equomanuale.org/ con l’obiettivo di iniziare un processo di informazione sui fenomeni di ingiustizia economica che provocano più vittime di qualsiasi guerra in atto; di interrogazione delle coscienze sulla corrispondenza delle pratiche economiche con la nostra teologia; di coinvolgimento per “non conformarsi a questo mondo” e favorire le buone pratiche.

 L’equomanuale guarda anche fuori dalle chiese evangeliche per attivare la collaborazione con altre comunità cristiane o fedi, in una rete di protesta e di azione alternativa. Presenta iniziative provenienti dal mondo delle religioni o dal mondo civile anche internazionale che possono avere delle ricadute e applicazioni nel concreto delle nostre realtà locali.

Invitando chi frequenta il nostro blog a prendere visione del materiale contenuto sul sito e magari anche partecipare attivamente a qualche attività, cogliamo l’occasione per riportare una loro proposta su un argomento (da loro denominata equoiniziativa) che ci sta molto a cuore, quello dell’utilizzo degli animali come carne da macello.

Meno carne  neni piatti

Gli allevamenti contano l’80% delle emissioni di gas serra dall’agricoltura e il 18% delle emissioni totali mondiali provenienti da attività umane, e fra questi il 23% di metano (che ha 23 volte il potenziale di riscaldamento globale dell’anidride carbonica su 100 anni) e il 65% dell’ossido di azoto (265 volte il potenziale di riscaldamento globale dell’anidride carbonica su 10 anni).

Produrre un chilogrammo di carne bovina porta a emissioni di gas serra equivalenti a 36,4 kg di CO2, ovvero quanto emette un’automobile media europea percorrendo 250 km. Senza contare poi la refrigerazione, il trasporto, lo stoccaggio, l’imballaggio e la cottura, e il fatto che gran parte del prodotto va in discarica o inceneritori.

Con un ettaro ben coltivato a vegetali, frutti, cereali e oli si possono nutrire 30 persone , ma solo un numero fra 5 e 10 se il cibo sono carne o formaggio o uova.

Come ci ricorda “Vital Signs 2010″, (http://vitalsigns.worldwatch.org) nel 2008 abbiamo consumato 280 milioni di tonnellate di carne (bovina, suina e pollame) con una previsione 2009 di 285 milioni di tonnellate. Il consumo di carne è raddoppiato dalla metà degli anni Settanta e quintuplicato dagli anni ’50. Il 30% della superficie terrestre è già utilizzata in modo diretto o indiretto per il bestiame.

Molti esperti prevedono che, se i trend dovessero proseguire con questi ritmi, potremmo avere un consumo al 2050, di 465 milioni di tonnellate. Nel 2010 con la crisi il Nord ha leggermente ridotto i propri consumi. Attualmente abbiamo un consumo medio annuale pro capite di 42 chilogrammi, per un abitante: nei paesi cosiddetti in via di sviluppo si tratta di 32 kg pro capite annui e per un abitante dei paesi sviluppati sono, invece, 81 kg pro capite annui.

Dei quasi 800 kg di cereali consumati individualmente ogni anno negli Stati Uniti, circa 100 kg sono assunti direttamente sotto forma di pane, pasta e cereali per la colazione, mentre la restante parte diventa cibo per allevamenti. Al contrario in India, dove la popolazione consuma poco meno di 200 kg di cereali all’anno, quasi tutti i cereali vengono assunti direttamente per soddisfare le necessità alimentari energetiche basilari. Solo una minima quantità viene destinata alla conversione in prodotti di origine animale.

Decrescita a cominciare dagli stili di vita

Meno carne nei piatti

Mangiare meno carne e ridurre la sofferenza animale

Religione e anarchia

Autore: liberospirito 9 nov 2011, Comments (0)

Una breve segnalazione. Per chi fosse interessato comunichiamo che sabato 12 novembre, alle ore 17,30, presso la sede dell’Ateneo degli Imperfetti, in via Bottenigo 209 a Marghera (Venezia), si terrà un incontro con Federico Battistutta sul tema “Religione e anarchia”.

Angelicamente anarchico

Autore: liberospirito 28 giu 2011, Comments (0)

Tutti conosciamo don Gallo. Forniamo qui di seguito la data di un’iniziativa che vedrà la sua diretta partecipazione.

 A Piacenza, venerdì 1 luglio, alle ore 21,30, presso il Palazzo Farnese, nel centro della città, avrà luogo lo spettacolo/racconto dal titolo Angelicamente anarchico. L’ingresso è libero ad offerta e il ricavato andrà alla Comunità di San Benedetto al Porto di Genova.

Sarà una nuova occasione per ascoltare i suoi racconti e condividere le sue esperienze.

L’angelo della liberazione

Autore: liberospirito 25 apr 2011, Comments (0)

Cercando di ricordare il 25 aprile di sessantasei anni fa in maniera non retorica, declinando al presente (e al futuro) gli avvenimenti di quegli anni, riproduciamo un breve intervento della filosofa Roberta De Monticelli apparso proprio ieri sul quotidiano “Il Fatto”. E’ anche un tentativo di coniugare impegno civile e sensibilità religiosa, politica e spiritualità.

Quest’anno il 25 aprile cade in contemporanea con il lunedì dell’Angelo, il che dà a questo 66esimo anniversario un significato particolare e simbolico. L’Angelo annuncia il risorto. Dobbiamo quindi celebrare non solo la fine da un regime dispotico, ma anche la liberazione della coscienza critica di ognuno, la liberazione della mente come luogo di veglia per vedere la verità, che nel nostro stato democratico, nato dalla Resistenza, è riassunta dalla prima parte della Costituzione. Qui sono contenuti i princìpi che non possono essere lasciati all’agone politico, perché al di fuori di questi princìpi, che sono prepolitici, vige la legge del più forte. Festeggiare il 25 aprile il lunedì dell’Angelo è una buona occasione per incontrare personalmente i valori e il divino, per coniugare una ricorrenza storica alla liberazione dai presupposti mentali del fascismo.

Una nuova rubrica

Autore: liberospirito 4 apr 2011, Comments (0)

Da poco più di un  mese siamo presenti anche sul quotidiano on line “Il cambiamento” con una nostra rubrica: Libero spirito, appunto. Qui, con cadenza quindicinale (www.ilcambiamento.it) appariranno interventi, recensioni, commenti, conversazioni, provocazioni e tutto quanto può e potrà, in qualche maniera, contribuire a facilitare e a veicolare una riflessione sul rapporto tra religione e libertà. Al momento sono visibili quattro articoli a firma di Federico Battistutta e/o Valerio Pignatta. Invitiamo coloro che seguono il blog a visitare anche queste pagine, inviando magari commenti e suggerimenti. Buona lettura, dunque.

17 febbraio: religione e libertà

Autore: liberospirito 13 feb 2011, Comments (0)

 Il 17 febbraio 1600, a Campo dei Fiori, a Roma, dopo un indegno processo inscenato dall’Inquisizione, veniva arso vivo, come eretico, il filosofo nolano Giordano Bruno, punto di riferimento per la libertà di pensiero e di coscienza. Si concludeva in questa maniera il processo, iniziato con l’arresto a Venezia nel 1592 e successivamente proseguito con il trasferimento nelle carceri romane; (su questo – fra le numerose pubblicazioni – segnaliamo l’ottimo libro di Eugen Drewermann, Giordano Bruno. Il filosofo che morì per la libertà dello spirito, Milano, Rizzoli, 2000, in cui l’autore fa rivivere in maniera assai partecipata gli anni della formazione, l’ordinazione religiosa, i dubbi, le passioni, le dispute filosofiche, l’esoterismo, i viaggi attraverso l’Europa per sfuggire alla Santa Inquisizione, fino all’interminabile processo, al carcere, alla tortura e infine alla morte).  

Ma il 17 febbraio indica un’altra data. Nel 1848, a Torino, con l’editto delle Lettere Patenti, il re sabaudo Carlo Alberto, concedeva i diritti civili ai valdesi e, successivamente, anche agli ebrei, evento fondamentale per la libertà religiosa in Italia. Era il timido inizio della pratica della tolleranza verso i valdesi e gli ebrei, che poi si sarebbe estesa ad altre chiese evangeliche presenti nel Paese. Intanto era entrato in vigore lo Statuto Albertino del ’48 che al suo articolo 1° recitava: “La religione cristiana cattolica apostolica romana è la religione dello Stato; gli altri culti ora esistenti sono tollerati secondo le leggi”.

Alla luce di questi due fatti significativi è stata presentata in Parlamento nel 2008 una proposta di legge per l’istituzione della “Giornata della libertà di coscienza, di religione e di pensiero”. Al momento non se ne è fatto nulla, tutto è fermo, altre sono le questioni ritenute prioritarie da affrontare.

Nonostante ciò la società civile si muove. A Torino, ad esempio, presso il Circolo dei Lettori (via Bogino, 9), si terrà in tale data una manifestazione che andrà avanti tutta la giornata. Inizierà con la proiezione del celebre film di Giuliano Montaldo dedicato a Giordano Bruno (interpretato dall’indimenticabile Gian Maria Volontè), proseguirà nel pomeriggio con lo spettacolo teatrale “Le fiamme e la ragione” di Corrado Augias, si concluderà in serata con il commento ad alcuni testi bruniani ad opera di alcuni studiosi (fra cui il filosofo Giulio Giorello). Altre iniziative avranno luogo in altre città, sempre sul tema della libertà religiosa.

Il sottotitolo di questo blog (e del sito ad esso collegato) è proprio: religione e libertà. Siamo infatti convinti che il destino di questi due termini stia nell’approfondimento della loro intima relazione: non c’è altra strada, non ci può essere l’uno senza l’altro; all’impoverimento dell’uno corrisponde immancabilmente quello dell’altro.

Per tutte queste ragioni non possiamo che aderire fino in fondo allo spirito di questa giornata.   

(Su questo tema cfr. gli interventi contenuti nel volume collettivo: Religioni e libertà: quale rapporto?, a cura di Giuseppe Platone, Torino, Claudiana, 2008, che raccoglie gli interventi di autori di diversa estrazione, teologi, storici, giuristi, giornalisti, politici; da Paolo Ricca a Gabriella Caramore, da Maurilio Guasco a Valdo Spini e Paolo Ferrero).

 Scriblerus

Tolstoj, ancora

Autore: liberospirito 3 nov 2010, Comments (0)

Ritorniamo a parlare di Tolstoj, fornendo la data di un avvenimento interessante a lui dedicato, nel centenario della sua morte, avvenuta il 7 novembre 1910.

Mercoledì 10 novembre 2010 – ore 18.00
Presso la libreria “La Torre di Abele”, via Pietro Micca, 22 (piazza Solferino), a  Torino, si terrà un incontro dal titolo: 

Tolstoj: perchè non resistere al male?

Interviene Pier Cesare Bori – Università degli Studi di Bologna
Introduce Enrico Peyretti – Centro Studi Sereno Regis

Dopo la grande fama e successo per la sua opera letteraria, egli visse una svolta della sua vita, quando si dedicò totalmente al pensiero e all’opera per la pace e la nonviolenza.

L’influenza su Gandhi, su tutto il movimento per la pace, e la recezione di Tolstoj come radicale riformatore religioso e sociale, pedagogista, nonviolento, in questi cento anni, meritano l’attenzione di chi cerca alternative all’andamento del mondo.

Proprio sull’essenziale di questo “altro Tolstoj” parlerà Pier Cesare Bori, dell’Università di Bologna, specialista mondiale degli studi tolstojani.

Segnaliamo anche i libri di Bori, o da lui curati, entro la grande bibliografia tolstojana:

Pier Cesare Bori – Gianni Sofri, Gandhi e Tolstoj. Un carteggio e dintorni, Bologna, Il Mulino, 1985

Lev Tolstoj, La mia fede, prefazione di Pier Cesare Bori, Milano, Editoriale Giorgio Mondadori, 1988

Pier Cesare Bori, Tolstoj. Oltre la letteratura, Fiesole, Edizioni Cultura della Pace, 1991

Lev Tolstoj, Pensieri per ogni giorno, introduzione e traduzione di Pier Cesare Bori, Fiesole, Edizioni Cultura della Pace, 1995

Pier Cesare Bori, L’altro Tolstoj, Bologna, Il Mulino, 1995

Lev Tolstoj, Confessioni, a cura di Pier Cesare Bori e altri, Genova, Marietti, 1996

Se il chicco non muore…

Autore: liberospirito 24 ott 2010, Comments (0)

Novembre segna lo spartiacque fra un anno agricolo e l’altro. Un tempo, nelle terre popolate dai celti questo mese marcava un importante periodo di passaggio: era il capo d’anno. Durante le notti di novembre i morti entravano in comunicazione con i vivi, all’interno di un generale rimescolamento cosmico. Successivamente queste ricorrenze vennero cristianizzate: il 2 novembre è diventata la Commemorazione dei defunti (in latino Commemoratio omnium fidelium defunctorum), una ricorrenza religiosa e civile, preceduta dalla festività di Ognissanti, che ricorre infatti il 1° novembre.

A questo proposito riportiamo un breve e denso testo di Giacomo Zanga, uscito sul quotidiano milanese “Il Giorno”, il 2 novembre 1974, successivamente entrato a far parte di una raccolta di scritti dello stesso autore intitolata Le viscere del presente (Milano, La Salamandra, 1981). E’ un modo anche per ricordare questo autore, divulgatore del pensiero di Piero Martinetti, oltreché vicino ad Aldo Capitini in molte iniziative; i suoi scritti sono fortemente impregnati di un libertarismo religioso.

Loro che stanno dall’altra parte

Andati al camposanto per visitare la tomba di una persona cara, ci inoltriamo, talvolta, lungo i viali, o nei sotterranei, incuriositi dei volti e dei nomi di altri morti, che facciamo diventare amici in quel momento, per un invito misterioso espresso dalle loro fisse immagini. Tentiamo d’intuire una loro biografia, per un meno generico sentimento di pietà. L’atmosfera della Piccola città di Thorton Wilder, o quella dell’Antologia di Spoon River, di Edgar Lee Masters, si crea d’incanto intorno a noi e ci procura una strana nostalgia. Non si riesce a comprendere se sono i morti che attraverso il nostro animo provano affetto per il mondo in cui ancora ci muoviamo, oppure siamo noi che veniamo attratti dalla sublime dimensione in cui essi ormai si trovano, pacificati per sempre, e per sempre sereni. Ma forse accade un fatto più rilevante: le tre estasi del tempo – il passato, il presente e il futuro – si fondono insieme procurandoci alcuni istanti di ineffabile vertigine, in cui vita e morte si annullano a vicenda. Sperimentiamo allora, con una consapevolezza estranea al controllo razionale, il potere liberante della religiosità autentica e pura. Vorremmo essere in grado di deporre un fiore dinanzi a ogni tomba, e al parente, al collega, all’amico defunto diciamo: salutameli tutti. Si perfeziona così, tra noi e i morti, un sodalizio che non verrà mai meno: potrà affievolirsi, non distruggersi o essere distrutto.

Quando infatti usiamo un oggetto o contempliamo un panorama o ascoltiamo un brano musicale, sentiamo vicina la persona scomparsa che ha prediletto quelle cose e ne celebriamo dall’intimo la perpetuità. L’incontro con i morti rivela sempre una certa ambivalenza: da un lato la condanna della natura che ha eluso le nostre aspettative, dall’altro la segreta certezza che la morte ha superato in produttività l’esistenza stessa suscitando un ulteriore incremento del Valore. Né ci sentiamo per questo privilegiati: ci sembra anzi d’aver ricevuto una delega estremamente impegnativa. “Sono i morti che comandano” afferma Ernesto Rossi nell’Elogio della galera, un epistolario altrettanto bello quanto le Lettere dal carcere di Antonio Gramsci. E la partigiana Haidèe, nel Libro dei dodici di Castro, di Carlos Fanqui, commentando il suo desiderio di tornare a Santiago con i guerriglieri vittoriosi, dice: “ Era il mio sogno. Era come se a Santiago avessi dovuto incontrare Abel e avessi potuto dirgli ‘Siamo qui !’. Questo mi dava la forza di continuare a camminare”.

Le discutibili consolazioni dello spiritismo sono ben poca cosa rispetto a questa sottile beatitudine che è premonizione e traccia dell’Assoluto. E come un triste canto può convertirsi dentro di noi, quando alto e sublime, in una sorta di pacata allegrezza, così la comunione con i defunti può tradursi in un inedito fervore d’azione, in una voglia singolare di spingere la realtà a livelli superiori. E’ rivelatore che l’avvio del culto dei morti abbia coinciso nell’età preistorica – secondo una tesi della paleontologia più recente – con la fabbricazione degli attrezzi di lavoro. Non da tutti, e non sempre, i buoni propositi vengono appieno mantenuti, ma quella emozione resta, pronta a ridarci la speranza nella frangibilità dello spessore del mondo. Davanti alla morte, staccandoci dalla persona cara, si capisce che essa rifiuta non tanto noi, quanto il nostro sussistere dalla parte della forza e della pesantezza. Filtra in essa la levità dei morti (“levis” è l’aggettivo che più frequentemente ricorre nell’epigrafia funeraria latina), levità che i grandi spiriti religiosi posseggono continuamente e in sommo grado: onde il loro disinvolto procedere sull’esile discrimine fra il temporale e l’eterno, onde la loro miracolosa capacità di perfetta letizia.

Quando il teologo battista Harvey Cox paragona brillantemente e audacemente Cristo ad Arlecchino, lo fa per alludere appunto alla compresenza in lui dell’allegria e della serietà, della predisposizione al sorriso e della capacità di superare con piede leggero (“siate felici e pieni di gioia” ) tutte le situazioni. Gli orientali ( e Gesù – non dimentichiamolo – era un orientale) sanno meglio di noi esercitarsi nella difficile arte del finire. La solitudine, il silenzio, la meditazione, il non-attaccamento, la calma (e l’inflessibilità morale) sono similitudini della morte, che noi possiamo esperire in mille occasioni durante tutta la giornata. Ma più ci educa al supremo trapasso il ricordo dei defunti, coi quali ci si sente in contatto anche al di fuori di una specifica fede.

C’è un punto, in Piccolo mondo antico, in cui Luisa si rifiuta di offrire a Dio la sua piccola Ombretta, annegata nel lago. Il curato le dice tra le lacrime: “Che la guarda, che la guarda, sciora Luisa, se la voeur propi minga donàghela al Signor, che ghe la dona a la sua nonna Teresa, a la sua mammin de lee, che ghe l’avarà inscì cara, su in Paradis”. Nessuno infatti, neanche il più refrattario all’idea di Dio, allontana da sé il pensiero d’essere ascoltato e aiutato dai suoi morti. Adagiati nella loro sovrumana disciplina, essi aspettano la completa assemblea finale, e frattanto invitano ad amare, venerare, potenziare la vita.

Nel mese francescano

Autore: liberospirito 4 ott 2010, Comments (0)

 

Ottobre è considerato il mese francescano (egli morì il 3 ottobre 1226). Fra le diverse iniziative che si tengono in questo periodo vogliamo segnalare la presentazione del volume di Federico Battistutta, Il cantico delle creature. Fedeltà alla terra e salvezza dell’uomo, pubblicato proprio quest’anno dall’editore Pazzini. Gli appuntamenti sono i seguenti:

 

  • Giovedì 14 ottobre, ore 21, presso Associazione Culturale “Il Cipresso”, Villa Verucchio (RN)
  • Domenica 17 ottobre, ore 17.00, presso Associazione Culturale Do-Go, Galgagnano (LO)

 

Il testo in questione è un invito a riprendere in mano il Cantico di Francesco d’Assisi, per leggerlo e rileggerlo, lasciando che il suo italiano arcaico riesca a risuonare nella mente e nel cuore di chi lo legge, affinché quelle semplici e potenti parole possano prendere corpo e vita, risvegliando la nostalgia per una condizione che pare lontana o perduta, nutrendo così la speranza che quelle parole diventino anche il mio canto, siano il nostro canto: il canto di ogni essere. Come diceva Eihei Dōgen Zenji, uno dei capiscuola del buddhismo zen giapponese, il quale visse nella medesima epoca di Francesco: “Ogni cosa canta la verità senza aggiungere nulla”.

Ricordare Tolstoj

Autore: liberospirito 23 set 2010, Comments (0)

Mi considerano anarchico, ma io non sono anarchico, sono cristiano. Il mio anarchismo è solo l’applicazione del cristianesimo ai rapporti fra gli uomini.

Tolstoj

 

Alle soglie del centenario della morte di Leone Tolstoj, avvenuta il 7 novembre 1910, diverse iniziative hanno ricordato o ricorderanno a vario titolo questa importante figura.

A luglio si è tenuto il campo assemblea del MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione) ad Albiano d’Ivrea, proponendo un momento di riflessione sul tema: Da Tolstoj a Gandhi: dalla resistenza passiva al Satyagraha. Ad aprile invece si era svolto un convegno internazionale promosso dal Dipartimento di Studi linguistici, letterari e filologici dell’Università degli Studi di Milano dal titolo: La sincerità di Tolstoj – Letteratura, pensiero e vita a 100 anni dalla morte, che ha visto la partecipazione di studiosi provenienti da atenei e istituti italiani e stranieri (ad esempio, l’Accademia delle Scienze di Mosca, il King’s College di Londra, il Museo Tolstoj di Mosca). Altre iniziative, grandi e piccole, si sono svolte o sono in corso di svolgimento in diverse città.

Invece, fra le pubblicazione dedicate a Tolstoj, recentemente uscite, ricordiamo qui  La fuga di Tolstoj di Alberto Cavallari, riproposto da Skira (precedentemente era stato pubblicato da Einaudi) e Tolstoj è morto di Vladimir Pozner (Adelphi), entrambe dedicate proprio all’ultima fase della vita dello scrittore russo e al suo progetto di una fuga da tutto e da tutti. Per non dire poi che continuano, con puntuale regolarità, stampe e ristampe dei suoi più celebrati romanzi.

Fra le altre cose, nel maggio di quest’anno era uscito un articolo sul quotidiano ”Avvenire” in cui si ricordava la presenza a Firenze di Tolstoj nel 1891 per partecipare a un convegno ecumenico internazionale che ebbe luogo nell’autunno di quell’anno dal titolo Conferenze sulla fusione di tutte le Chiese cristiane, a cui parteciparono intellettuali, politici ed ecclesiastici appartenenti a varie fedi. L’intervento tenuto da Tolstoj univa ricordi personali e affermazioni di principio, avvalorando il messaggio di pace e di convivenza tra i popoli e il rigetto della guerra e di ogni violenza. Dirà tra l’altro: “Una delle mie massime enunciate è: non opporsi al male (…) Per questo medesimo principio ho dovuto dichiarare un’iniquità la guerra, qualunque essa sia e qualunque ne sia la causa: i popoli della terra sono fratelli e hanno a vivere in santa pace (….) Come vedete, miei illustri colleghi, i miei principi hanno la loro base nel Vangelo e perciò ho potuto accettare il lusinghiero invito a questa conferenza e ben volentieri sono venuto qui in mezzo a voi per trattare del modo di ricondurre la religione cristiana alle primitive sue fonti, pure e limpide”.

E’ questo Tolstoj che intendiamo qui ricordare, accanto all’autore di capolavori indimenticabili, contro l’idea veicolata da una parte della critica letteraria, ancora oggi persistente, secondo cui bisognerebbe operare una separazione tra un “Tolstoj maggiore” – artefice di capolavori della letteratura mondiale -, da un “Tolstoj minore”, sostanzialmente da consegnare all’oblio, autore di lettere, appelli e articoli in cui traspare la sua radicale idea religiosa, politica e sociale, oltre alle sue critiche alle gerarchie ecclesiastiche e istituzionali.

 Scriblerus