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Archivi: aprile 2018

22 aprile: quale giornata della Terra?

Autore: liberospirito 22 Apr 2018, Comments (0)

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“La Giornata della Terra (Earth Day) è il nome usato per indicare il giorno in cui si celebra l’ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra. Le Nazioni Unite celebrano questa festa ogni anno, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, il 22 aprile”. Fin qui Wikipedia alla voce “Giornata della Terra”. Da una rapida scorsa alle notizie questa celebrazione intende coinvolgere il maggior numero di nazioni,  Italia inclusa. Leggo da un giornale on line: “Oggi è la Giornata della Terra, un’occasione per celebrare il pianeta su cui viviamo e per affrontare questioni che riguardano la protezione dell’ecosistema, la lotta all’inquinamento e il modo per contrastare il progressivo esaurimento delle riserve naturali e la scomparsa di tante specie di animali e vegetali”. Sorge una domanda: ma, accipicchia, riusciamo a fare tutte queste cose in un giorno? E domani poi?

Aggiungiamo una breve considerazione a margine di questa data e delle varie iniziative in sé nobilissime. Ed è la seguente: si celebrano ormai una quantità di ricorrenze che sempre più riempiono i nostri calendari. Dal 1° maggio al 25 aprile, dall’8 marzo (giornata della donna) al 27 gennaio (giornata della memoria), passando per il 4 ottobre (giornata mondiale per gli animali) o il 21 novembre (giornata nazionale degli alberi) e via dicendo.

Ma si avverte sempre più la sensazione che tali iniziative, soprattutto quando vengono per così dire calate dall’alto, divenendo per lo più occasione di sfilata di personaggi istituzionali, servano a pacificare le coscienze di chi governa rispetto a questioni che richiedono decisioni ben più radicali. Forse proprio l’ampio ventaglio che va sempre più arricchendo il calendario di celebrazioni civiche dichiara, suo malgrado, il degrado in cui viviamo. La necessità di ricordare con una data un qualche problema sociale, di fatto certifica una ferita ancora aperta, nella sottaciuta consapevolezza che non verrà certa rimarginata nel corso di una qualche manifestazione pubblica della durata di poche decine di minuti, laddove necessiterebbero scelte da parte del legislatore di turno che son ben lungi da intravedersi all’orizzonte.

Tutto ciò insegna, se ce ne fosse ancora il bisogno, che l’unica possibilità risiede nelle buone pratiche quotidiane e nelle iniziative dirette da parte dei cittadini in merito alle varie questioni (ambientale, sociale, femminile, animale ecc.), liberando spazio e tempo riguardo a ciò. Nel sogno (diurno) che possa venire un giorno in cui questi anniversari risulteranno superflui perché saranno davvero scomparse le cause che li avevano provocati così che l’essere umano avrà trovato il suo posto insieme a tutti gli altri viventi.

Scriblerus

Migranti: sono indignato!

Autore: liberospirito 4 Apr 2018, Comments (0)
Pubblichiamo la denuncia di Alex Zanotelli sull’indegno comportamento che sempre più si sta affermando in tutta Europa rispetto all’arrivo di uomini e donne migranti: “in un prossimo futuro, i popoli del Sud del mondo diranno di noi quello che noi diciamo dei nazisti”. C’è poco o nulla da aggiungere…
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Sono indignato per quanto sta avvenendo sotto i nostri occhi verso i migranti,nell’indifferenza generale. Stiamo assistendo a gesti e a situazioni inaccettabili sia a livello giuridico, etico ed umano.
E’ bestiale che Destinity, donna nigeriana incinta, sia stata respinta dalla gendarmeria francese. Lasciata alla stazione di Bardonecchia, nella notte, nonostante il pancione di sei mesi e nonostante non riuscisse quasi a respirare perché affetta da linfoma. E’ morta in ospedale dopo aver partorito il bimbo:un raggio di luce di appena 700 grammi!
E’inammissibile che la Procura di Ragusa abbia messo sotto sequestro la nave spagnola Open Arms per aver soccorso dei migranti in acque internazionali, rifiutandosi di consegnarli ai libici che li avrebbero riportati nell’inferno della Libia.
E’ disumano vedere arrivare a Pozzallo sempre sulla nave Open Arms Resen, un eritreo di 22 anni che pesava 35 kg, ridotto alla fame in Libia, morto poche ore dopo in ospedale. Il sindaco che lo ha accolto fra le sue braccia , inorridito ha detto :”Erano tutti pelle e ossa, sembravano usciti dai campi di concentramento nazisti”.
E’ criminale quello che sta avvenendo in Libia, dove sono rimasti quasi un milione di rifugiati che sono sottoposti-secondo il il Rapporto del segretario generale dell’ONU, A. Guterres – a “detenzione arbitraria e torture, tra cui stupri e altre forme di violenza sessuale, a lavori forzati e uccisioni illegali.” E nel Rapporto si condanna anche ”la condotta spregiudicata e violenta da parte della Guardia Costiera libica nei salvataggi e intercettazioni in mare.”
E’ scellerato, in questo contesto, l’accordo fatto dal governo italiano con l’uomo forte di Tripoli, El- Serraj (non c’è nessun governo in Libia!) per bloccare l’arrivo dei migranti in Europa.
E’ illegale l’invio dei soldati italiani in Niger deciso dal Parlamento italiano, senza che il governo del Niger ne sapesse nulla e che ora protesta.
E’ immorale anche l’accordo della UE con la Turchia di Erdogan con la promessa di sei miliardi di euro, per bloccare soprattutto l’arrivo in Europa dei rifugiati siriani, mentre assistiamo a sempre nuovi naufragi anche nell’Egeo: l’ultimo ha visto la morte di sette bambini!
E’ disumanizzante la condizione dei migranti nei campi profughi delle isole della Grecia. “Chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi – ha detto l’arcivescovo Hyeronymous di Grecia a Lesbos – è in grado di riconoscere immediatamente, nella sua interezza la “bancarotta dell’umanità.”
E’ vergognoso che una guida alpina sia stata denunciata dalle autorità francesi e rischi cinque anni di carcere per aver aiutato una donna nigeriana in preda alle doglie  insieme al marito e agli altri due figli, trovati a 1.800 m , nella neve.
Ed è incredibile che un’Europa che ha fatto una guerra per abbattere il nazi-fascismo stia ora generando nel suo seno tanti partiti xenofobi, razzisti o fascisti.
“Europa , cosa ti è successo?”, ha chiesto ai leader della UE Papa Francesco. E’ questo anche il mio grido di dolore. Purtroppo non naufragano solo i migranti nel Mediterraneo, sta naufragando anche l’Europa come “patria dei diritti”.
Ho paura che, in un prossimo futuro, i popoli del Sud del mondo diranno di noi quello che noi diciamo dei nazisti. Per questo mi meraviglio del silenzio dei nostri vescovi che mi ferisce come cristiano, ma soprattutto come missionario che ha sentito sulla sua pelle cosa significa vivere dodici anni da baraccato con i baraccati di Korogocho a Nairobi (Kenya). Ma mi ferisce ancora di più il quasi silenzio degli Istituti missionari e delle Curie degli Ordini religiosi che operano in Africa. Per me è in ballo il Vangelo di quel povero Gesù di Nazareth :”Ero affamato, assetato, forestiero…” E’ quel Gesù crocifisso, torturato e sfigurato che noi cristiani veneriamo in questi giorni nelle nostre chiese, ma che ci rifiutiamo di riconoscere nella carne martoriata dei nostri fratelli e sorelle migranti. E’ questa la carne viva di Cristo oggi.
Alex Zanotelli

Pubblichiamo la traduzione di una intervista rilasciata in Francia dal Dalai Lama. Vengono toccati, anche se a volo d’uccello, temi di grande interesse: la pratica religiosa, il rapporto tra politica e spiritualità, i segnali di un futuro post-religioso .

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Intervista esclusiva con il maestro spirituale tibetano durante il suo soggiorno a Strasburgo. Sempre con la medesima ossessione: come evitare di cadere nella violenza?

Per una volta, la pressione del console cinese non ha avuto alcun effetto. A Strasburgo, il Dalai Lama è stato ricevuto a braccia aperte dal comune e dalle autorità europee. Il punto culminante del suo soggiorno nella capitale alsaziana, un fine-settimana da decifrare, davanti a un pubblico di ottomila persone riunite allo Zenith, un’ardua costruzione del nostro secolo. Lì ci ha ricevuti, in una piccola stanza senza finestre, all’interno del vasto edificio. Tra un pranzo veloce e un incontro con un bambino su una sedia a rotelle, ha risposto alle nostre domande, anche le più delicate, prima di salire sul palco e riprendere il filo delle sue spiegazioni metafisiche.

Quando evochiamo la tragedia ancora aperta del Tibet, in particolare la recente ondata di auto-immolazioni, il luccichio malizioso che di solito compare negli occhi del Dalai Lama all’improvviso sparisce. Dal 2009, centoquarantacinque tibetani si sono trasformati in torce viventi per protestare contro Pechino, convinti che il loro sacrificio rispettasse l’ingiunzione alla nonviolenza del loro leader spirituale.

L’impasse delle immolazioni

Questa domanda è estremamente difficile per me“, sospira. “Il suicidio, per i buddisti, è un atto violento. Non posso accettarlo. Ma se esprimessi il mio disaccordo, le famiglie, già ferite dalla perdita di un loro caro, verrebbero profondamente rattristate … Che cosa fare? Non c’è via d’uscita. Posso solo stare zitto”. Anche sul piano puramente politico, vede solo una situazione di stallo: “Qual è il beneficio di questi atti? Oltre al risalto pubblico, modifica ciò che pensano i ‘duri’ al potere? Ne dubito … “.

L’impazienza dei giovani tibetani, che sempre meno sopportano la morsa del giogo cinese, rappresenta un altro dilemma: “Un responsabile venuto da Lhasa mi ha spiegato che i vecchi erano piuttosto contenti della loro condizione attuale, ma che i giovani erano molto insoddisfatti. Mi ha assicurato che finché sono vivo non c’è rischio di violenza. Ma dopo? La mia risposta allora e ora è la stessa: il principio della nonviolenza deve essere rispettato, che io sia vivo o meno. Spero che i tibetani ricorderanno che questo principio è parte della loro cultura“. Il Dalai Lama respinge completamente l’idea che la violenza sia talvolta necessaria o utile. “Nulla di buono può mai venire dalla violenza“, insiste, ricordando la famosa frase del Buddha: “Se l’odio risponde all’odio, l’odio non si fermerà mai“.

Gusto del comico

Che fare quindi di fronte a un potere, come quello di Pechino, disposto a qualsiasi cosa per assicurarsi il suo perpetuarsi? “Innanzitutto dobbiamo ricordare che la Cina appartiene al popolo cinese, non al Partito comunista. Le persone saranno sempre lì. Si può dire lo stesso del Partito, tra dieci, venti o trenta anni? La nostra scelta è di mantenere i legami con i cinesi che sostengono la nostra causa, e fortunatamente ce ne sono sempre di più“.

Anche se è la guida spirituale di milioni di discepoli, il Nobel per la pace non esita a mostrare umorismo e dire buffonate degne di uno scolaro. Ora si copre la testa con un asciugamano bagnato per rinfrescare il suo cranio e, ovviamente, per scatenare l’ilarità generale. Tra il pericolo di prendersi troppo sul serio e quello di essere scambiato per un clown, ha chiaramente fatto la sua scelta.

Ma questo gusto del comico non gli impedisce di affermare con forza le sue convinzioni. Giudica il nostro mondo troppo radicato in valori ‘esterni’ – successo sociale, denaro, potere, comfort, ecc. – e, al contrario, privo di valori ‘interiori’ – senso del dialogo e del perdono, altruismo, ottimismo e soprattutto compassione. È, dice, questa cultura ‘materialistica’ che dà origine a comportamenti egoistici e genera i conflitti del nostro tempo. Per quanto riguarda i valori altruistici, questi non dovrebbero essere presi per desideri pii: “La scienza ha dimostrato che corrispondono alla natura profonda della specie umana“.

 

“Piuttosto marxista”

Un altro errore sarebbe quello di confinare tali valori nel regno della fede. È convinto che questi facciano parte di un’etica universale, che trascende le religioni e le culture. Per evitare di ripetere le tragedie del XX secolo, sostiene che questi valori andrebbero insegnati insieme alla scienza in tutte le scuole del mondo e presi sul serio, a cominciare dagli stati. Il 14° Dalai Lama ha deciso di dare l’esempio. Nel 2011, ha rinunciato a tutte le sue funzioni politiche. Ora vengono eletti dirigenti che presiedono al destino dei tibetani in esilio. “La democrazia è il miglior sistema politico, l’unico che in realtà permette il fiorire di questa etica universale. Anche se, in termini di economia, sono piuttosto marxista“, aggiunge, scoppiando a ridere. “Per quanto riguarda l’istituzione del Dalai Lama, nata secoli fa, l’ho completamente e felicemente abolita“, dice con un tocco di orgoglio. “Questo sistema che mescolava lo spirituale e il temporale era feudalesimo. È finito. Il mio successore, se ce ne sarà uno, non avrà alcun potere politico“.

Scienza della mente

Secondo il noto monaco buddhista francese Mathieu Ricard, il leader tibetano è fondamentalmente una sorta di rivoluzionario che non esita a distruggere le vecchie rovine per rivolgersi solo a concezioni e metodi che possono aiutarci oggi. “Sebbene sia un vero maestro buddhista, la religione e la cultura tibetana non sono, di per sé, ciò che più conta per lui. Se il buddhismo tibetano è prezioso, è soprattutto perché sembra essere l’erede di una vera scienza dello spirito sviluppata nell’antichità da una grande scuola filosofica indiana, la scuola Nalanda (la più importante università buddhista dell’India antica, n.d.t.)”. Questa ‘scienza della mente’ che descrive il nostro funzionamento mentale ed emotivo affascina anche i neurobiologi e gli psicologi, che hanno iniziato un insolito dialogo con gli studiosi tibetani.

A Strasburgo, il Dalai Lama ha partecipato a un convegno presso l’università sulla ricerca che sta studiando l’effetto di diversi metodi di meditazione sulla salute fisica e mentale. Il Dalai Lama riassume: “Il buddismo tibetano appare come un ponte tra scienza e spiritualità e consente di immaginare metodi per migliorare le relazioni tra gli umani“. “Think, think, think” (“pensa, pensa, pensa”), continua a ripetere, un dito sulla tempia, il Dalai Lama. “La preghiera, i rituali, il fervore verso un maestro spirituale sono buoni, ma non è ciò che porterà il cambiamento intimo di cui parla il buddhismo, né aiuta a cambiare il mondo. La fede cieca – inclusi i testi più sacri del buddhismo – è stupidità“. Quindi lasciamole, suggerisce, alle persone che non hanno avuto l’opportunità di sviluppare la propria intelligenza. Coloro che, al contrario, hanno questo ‘splendido strumento’, il cervello umano, devono usarlo per avanzare lungo il sentiero della conoscenza razionale. “Un miliardo di prostrazioni non vale un solo giorno di studio serio“.

Amore e compassione

Volentieri iconoclasta nei confronti del buddhismo, il Dalai Lama non risparmia le sue critiche alla pratica religiosa che si è allontanata dalla ‘essenza’, vale a dire l’amore e la compassione. “Quando vedo come alcuni leader religiosi, inclusi i buddhisti, difendono la loro fede, a volte mi chiedo se il mondo non sarebbe migliore senza religione“, esclama con quella famosa risata che risuona nel piccola stanza. Quanto all’islam, si rifiuta di renderlo un caso speciale: “Le azioni delle canaglie musulmane non provano nulla della natura dell’islam. Altrimenti, bisognerebbe dire che il buddhismo è una religione di odio a causa di alcuni monaci estremisti in Birmania. L’esistenza di versi che autorizzano la violenza nel Corano non dimostra nulla. Lo stesso tipo di fenomeno si trova in tutte le dottrine. Noi buddhisti abbiamo le famose ‘divinità adirate’ che uccidono nel nome del Dharma! Tutto questo, in fondo, non ha nulla a che fare con l’essenza della religione. È una questione di educazione, comprensione intellettuale, dialogo“. In breve, di una mentalità aperta. “Think, think, think!”

(traduzione di Federico Battistutta)