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Archivi: gennaio 2015

I sepolcri imbiancati e “Charlie Hebdo”

Autore: liberospirito 14 Gen 2015, Comments (0)

Il massacro alla redazione di “Charlie Hebdo” e tutto quello che ne è seguito non cessa – come è giusto che sia di fronte a un dramma del genere – di sollecitare domande, riflessioni, pensieri. In questo caso rivolgiamo l’attenzione ai personaggi che si trovavano alla testa della manifestazione parigina di domenica scorsa. Erano sicuramente figure di primo piano della politica mondiale, ma siamo altrettanto sicuri che rappresentassero degnamente il desiderio di pace, di convivenza e dialogo, invocato a gran voce dai milioni di uomini e di donne che stavano sfilando? Oppure, per usare una vecchia ma eloquente immagine evangelica, altro non erano che “sepolcri imbiancati”, i sepolcri imbiancati del nostro tempo? Anche su queste cose sarebbe bene interrogarsi e agire: lasciare l’iniziativa a tali personaggi (“la testa del corteo” è una metafora efficace) non può produrre – è poco ma sicuro – nulla di buono. Su tutto ciò ecco un breve articolo a firma di Manlio Dinucci, apparso su “Il  manifesto” di ieri. 

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Due milioni di persone, dopo gli attentati terroristici, hanno attraversato in corteo Parigi, facendone (nelle parole del presidente Hollande) la «capitale della libertà» nel mondo. In effetti il sentimento prevalente, che ha fatto mobilitare tante persone di diverse nazionalità, era quello di rivendicare la libertà dall’odio, dalla violenza terroristica, dalla guerra.

Ma alla testa del corteo c’erano proprio alcuni dei principali responsabili delle politiche che hanno portato a tutto questo.

Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, l’alleanza a guida Usa che nella guerra contro la Libia nel 2011 e quella in corso contro la Siria ha armato e addestrato gruppi islamici prima definiti terroristi. Il primo ministro della Turchia, il re della Giordania e il ministro degli esteri degli Emirati arabi uniti, paesi che forniscono oggi anche all’Isis armi, addestramento, vie di transito e finanziamenti per condurre la guerra in Siria e Iraq. Il primo ministro britannico Cameron e l’ex presidente francese Sarkozy, che hanno usato forze speciali e servizi segreti per operazioni terroristiche in Libia, Siria e altri paesi. Il premier Renzi, in rappresentanza di quell’Italia che, partecipando alla demolizione dello Stato libico, ha contribuito a incendiare il Nordafrica e Medioriente. Il presidente Hollande, promotore dell’operazione militare lanciata dalla Francia in Mali e Niger (rappresentati dai rispettivi presidenti al corteo di Parigi), ufficialmente per aiutarli a combattere i terroristi islamici, in realtà per sfruttarne le ricche materie prime (oro, coltan, uranio e altre), il cui ricavato finisce nelle tasche delle multinazionali e della élite locali.

Il primo ministro israeliano Netanyahu che, sfruttando il cordoglio per le quattro vittime ebree in uno degli attentati terroristici di Parigi, cerca di far dimenticare le migliaia di vittime palestinesi, tra cui centinaia di bambini, nell’operazione «Piombo fuso» e nelle successive da lui ordinate contro Gaza. Il fatto che al corteo di Parigi vi fosse in seconda fila Abu Mazen, in veste non di presidente palestinese ma di rappresentante di Al Fatah, non è indice di un cambio di politica da parte di Israele. Con la sua presenza in testa al corteo, Netanyahu cerca di far dimenticare anche il sostegno che Israele fornisce alle operazioni terroristiche dei «ribelli» in Siria.

In testa al corteo avrebbe dovuto esserci in posizione preminente anche il segretario di stato Usa John Kerry, che ha preferito però di restare in India per stringere accordi in funzione anticinese e antirussa. Gli Usa erano rappresentati a Parigi dal ministro della giustizia Eric Holder, che ha partecipato a una riunione con i ministri dell’interno di 11 paesi europei tra cui l’Italia. Kerry arriverà nella capitale francese il 14 gennaio, per preparare un «summit sulla sicurezza globale» che si svolgerà il 18 febbraio a Washington.

Intanto il primo ministro Manuel Valls annuncia che «la Francia è in guerra contro il terrorismo ed è pronta ad adottare nuove misure». L’Occidente si sta così ricompattando, sotto leadership Usa, con la motivazione ufficiale di dover affrontare la minaccia del terrorismo. Quello che esso stesso ha contribuito a creare ed ha alimentato, nelle tragiche situazioni sociali provocate dalle guerre scatenate nell’arco di oltre vent’anni. I cui militanti di base svolgono, quasi sempre inconsapevolmente, un ruolo funzionale agli interessi delle potenze che pensano di combattere.

Dando così una mano a chi, in testa al corteo dell’Occidente, cerca come il pifferaio magico di incantarlo con la sua musica, conducendolo sulla via che porta al baratro della guerra.

Manlio Dinucci

Contro questa nuova (strana) guerra mondiale

Autore: liberospirito 12 Gen 2015, Comments (0)

Ancora sui fatti di Parigi. Una considerazione a margine della manifestazione di domenica. Tutti i quotidiani l’hanno presentata come il più grande evento civile della Francia repubblicana: una grande manifestazione per mostrare unità e determinazione in favore della libertà di espressione dopo gli attacchi terroristici dei giorni scorsi; milioni di persone, decine di capi di stato e di governo da tutto il mondo; ecc. ecc. Intanto in Nigeria alcune bambine-kamikaze venivano fatte esplodere in un mercato provocando altra morte; sarebbero duemila le vittime degli integralisti islamici Boko Haram in meno di una settimana. Perché questo non suscita la medesima indignazione e mobilitazione in Europa? Per non ricordare poi quanto continua ad accadere in altre parti (Libia, Siria, Iraq, Palestina). Prima domanda: per l’Occidente è allora solo questione (egoistica) di prossimità geografica? Seconda domanda: al di là di ogni moralismo, è possibile e auspicabile proprio oggi, in piena globalizzazione, adoperare, come si sta facendo, due pesi e due misure, attenzioni e sensibilità differenti? Non è questa – in una situazione di ‘villaggio globale’ dove tutto diviene immediatamente prossimo – una forma pericolosa di miopia che presto o tardi ci farà precipitare in un precipizio? A seguire un altro contributo per riflettere su quello che sta accadendo: si tratta di un articolo di Ascanio Celestini, apparso su “Il fatto quotidiano”.

La cultura scende in piazza

“Il massacro di Parigi è un attentato alla pace mondiale” dice Giulietto Chiesa, “agli equilibri della pace internazionale” cioè è “la strattonata che punta a trascinare l’Europa in guerra”.
Abbiamo alle spalle mezzo secolo di pace (condita di stragi e terrorismo, ma anche di benessere) e davanti un possibile conflitto? Continua Chiesa dicendo che “l’Isis è una trappola ben congegnata, una creatura inquinata e molto dubbia, ma molti non hanno ancora capito la lezione” e poi si chiede “chi paga un esercito di oltre 50mila uomini? E poiché non è né la Russia né l’Iran. restano pochi mecenati.” Quali?
Dunque: chi sta cominciando questa nuova/strana guerra mondiale? Chi la avalla?
Io credo che intanto abbiamo un impegno: non accettare la posizione dei commentatori europei che hanno tante risposte certe (e spesso inutili), ma incominciare a porci delle domande, fare dei distinguo, avere dubbi.
E soprattutto dire, come tanti anni fa, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
Non vogliamo essere colonialisti, non vogliamo produrre e vendere armi, non vogliamo mandare i nostri militari ad ammazzare gente in giro per il mondo, non vogliamo continuare a bombardare i morti di fame in giro per il mondo, i soldati ci piacciono di più quando spalano il fango e fanno attraversare le vecchiette sulle strisce pedonali, non vogliamo chiudere le frontiere ai profughi disarmati, non vogliamo dire che questi poveracci vengono nel nostro paese per spararci addosso
perché sappiamo che assistono i nostri anziani, puliscono le scale del nostro condominio e fanno la pizza sotto casa nostra, non vogliamo avere rapporti commerciali con paesi ricchi, arricchiti, ma schiavisti, non vogliamo, non vogliamo, non vogliamo, noi non vogliamo!
La coscienza può cominciare anche dal rifiuto.

Ascanio Celestini

Abolire ogni tutela legale del sacro

Autore: liberospirito 9 Gen 2015, Comments (0)

In questi giorni, anzi in queste ore, i commenti su quanto è accaduto (e sta accadendo) a Parigi si sprecano. Così come si spreca la retorica, i distinguo fin troppo prudenti e l’unanimismo forzato, a denti stretti. Quello che preoccupa invece è il risultato che lascerà, alla fine, tutto ciò, oltre la scia di sangue e di morte. Come fece Bush dopo l’11 settembre, con il Patriot Act, anche in Europa si preannunciano già, in nome della tutela dei cittadini, misure atte a limitare ulteriormente le libertà. Quello che è accaduto, affinchè non sia accaduto invano, dovrebbe offrire l’opportunità per una campagna per difendere e affermare (proprio ora!) la libertà, ovunque. Ad esempio, esigendo l’abolizione di ogni tutela e protezione legale riguardante la sfera del sacro e del cosiddetto “sentimento religioso”. Anche questo sarà il risultato di un dialogo religioso divenuto finalmente adulto. Riportiamo, a questo proposito, l’intervento di Raffaele Carcano, segretario Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), apparso sul sito di Micromega.

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Soltanto un mese fa il rapporto sulla libertà di pensiero mostrava quanto criticare la religione fosse un’attività a rischio, nel mondo. Specialmente nei paesi a maggioranza musulmana.

Ieri, la repressione della libertà di espressione è arrivata anche sul continente europeo. In maniera terrificante. Jihadisti reduci da esperienze di guerra in Medio Oriente hanno assaltato la sede del Charlie Hebdo compiendo una strage. Vigliacchi incapaci di argomentazioni, ma in assetto paramilitare, hanno trucidato bestialmente dodici persone inermi, che armate soltanto di una matita si battevano per la libertà di tutti.

Il Financial Times li ha definiti “giornalisti stupidi”, gente che se l’è andata a cercare. Stupidi. Stupidi come i partigiani di fronte all’esercito nazi-fascista, stupidi come le vittime della mafia. Stupidi come le centinaia di migliaia di cittadini che ieri sera hanno riempito le piazze francesi, manifestando per un’idea di libertà che è enormemente più ampia di quella di mercato. I vignettisti e i giornalisti di Charlie Hebdo lottavano per la libertà di espressione di tutti, per poter dire “no” a qualunque potere e a qualunque ideologia totalitaria, religiosa o non religiosa che sia. L’autocensura è sempre una rinuncia alla propria libertà e, nel contempo, un invito a tutti gli altri a fare altrettanto per mera convenienza personale, ed è impressionante che siano stati altri giornalisti a scriverlo.

Un mese fa avevamo invitato le associazioni islamiche italiane a un’azione comune, basata sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, contro le discriminazioni commesse in nome o contro la religione. Non c’è stata risposta. Il mondo musulmano, purtroppo, sta facendo decisamente troppo poco per fronteggiare un fenomeno ormai planetario. Anche ieri le reazioni sono state deboli, talvolta addirittura offensive. L’imam di Drancy ha sostenuto che gli attentatori non hanno nulla a che fare con l’islam, sono soltanto “l’impersonificazione del diavolo”.

Dalil Boubakeur, rettore della grande moschea di Parigi e presidente del Consiglio francese del culto musulmano, ha detto che si tratta di un “colpo portato all’insieme dei musulmani”.

Ma l’insieme dei musulmani comprende anche coloro che hanno assaltato la redazione gridando “Dio è grande” e “abbiamo vendicato il profeta”! Non si può addurre alcuna scusa: è stato un atto di guerra compiuto in nome di Dio e della religione. Contro un giornale che era stato denunciato per vilipendio, esso sì, dall’insieme delle organizzazioni musulmane francesi. Quale messaggio hanno trasmesso in questo modo ai loro fedeli più esagitati? Quanto incitamento alla jihad, non stigmatizzato, è stato pubblicato su internet nei mesi scorsi?

Una tradizione islamica riconduce a Maometto la decisione di far uccidere una poetessa, Asma bint Marwan, che lo aveva deriso: non è forse il caso di prendere le distanze da certi retaggi, da certi passaggi contenuti nei testi sacri che costituiscono modelli comportamentali incompatibili con qualunque religione si pretenda “di pace”?

Non può esserci civiltà democratica laddove la critica alla religione (e anche all’ateismo, ovviamente) non è libera. Le comunità religiose abbiano dunque il coraggio di rinunciare per prime a ogni protezione legale riservata al “sacro”, “al sentimento religioso”. Dio, se esiste, non ha certo bisogno di qualche legge per proteggersi. I leader religiosi invece sì, perché servono a immunizzarsi dalle critiche, a dotarsi di uno strumento utile alla conservazione del proprio potere. Ora devono scegliere da che parte stare: dalla parte della libertà di tutti o dalla parte del privilegio per sé.

Nei giorni scorsi tante voci, in Francia, hanno evidenziato un certo affanno nel comunicare l’importanza di avere istituzioni neutrali. L’assalto al Charlie Hebdo, proprio perché è una dichiarazione di guerra a un diritto umano fondamentale, può rappresentare uno di quegli eventi decisivi nella storia umana. Una risposta laica non può certo essere una reazione uguale e contraria a quella dei barbari assalitori, non può essere costituita dal rigurgito identitarista del “se ne ritornino tutti a casa loro, la nostre radici sono e resteranno cristiane” che possiamo trovare in troppi commenti. Una risposta laica non si dovrà mai abbassare al livello di selvaggi istinti tribali, ma dovrà far capire che la libertà è un bene così prezioso che, per difenderla, siamo disposti a batterci fino in fondo.

La libertà di espressione tutela tutti: atei, musulmani, cristiani. Se tutti, a cominciare dai legislatori, ci impegnassimo a rafforzarla, daremmo la risposta più potente a ogni terrorismo oscurantista. E i dodici caduti di Parigi non saranno morti invano.

Raffaele Carcano

Auguri eretici

Autore: liberospirito 1 Gen 2015, Comments (0)

Di eresia ne abbiamo parlato spesso, su questo blog, sia in senso lato che in quello più letterale. Sul sito collegato (www.liberospirito.org) c’è una sezione appositamente dedicata a cosa vuol dire essere eretici oggi (http://www.liberospirito.org/Essere%20eretici.html). Pertanto quale augurio migliore per questo 2015 appena iniziato che riportare le parole pronunciate ai giovani da don Luigi Ciotti.

don_ciotti_don_galloVi auguro di essere eretici.

Eresia viene dal greco e vuol dire scelta. Eretico è la persona che sceglie e, in questo senso è colui che più della verità ama la ricerca della verità.

E allora io ve lo auguro di cuore questo coraggio dell’eresia. Vi auguro l’eresia dei fatti prima che delle parole, l’eresia che sta nell’etica prima che nei discorsi.

Vi auguro l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità e dell’impegno.

Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri. Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è.

Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano, chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa.

Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non si rassegna alle ingiustizie. Chi non pensa che la povertà sia una fatalità.

Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza.

Chi crede che solo nel noi, l’io possa trovare una realizzazione.

Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio.

Luigi Ciotti