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Archivi: settembre 2014

Il tempo della fine

Autore: liberospirito 29 Set 2014, Comments (0)

Proponiamo il recente editoriale di Giovanni Sarubbi sul sito www.ildialogo.org. A qualcuno potrà non piacere il tono apocalittico del discorso, l’annuncio del tempo della fine. Comunque sia non si possono non condividere le considerazioni sul momento attuale, sia in Italia che nel resto del mondo.

William_Blake_apocalisse

Viviamo il tempo della fine che è anche il tempo della verità. Viviamo il tempo della fine di un sistema sociale, che domina sul piano mondiale, che ha oramai raggiunto un livello di iniquità mai prima raggiunto. Gli imperi, storicamente, hanno fatto tutti una brutta fine.

Sono tempi, quelli attuali, paragonabili a quelli della fine dell’Impero Romano, con disfacimento di tutte le strutture sociali, morali, etiche di quella società. In più oggi stiamo vivendo il tempo della fine anche da un punto di vista ambientale, cosa mai verificatasi prima nella breve storia dell’umanità.

Si muore sempre più di cancro e nessuno si chiede, di fronte all’ennesimo amico, familiare o conoscente il perché. Chi vive nella Terra dei fuochi in provincia di Caserta, lo associa alle discariche dei rifiuti tossici presenti su quel territorio, così fa anche chi vive a Taranto, associando quelle morti all’ILVA, o a Casal Monferrato, patria dell’amianto, o in tutti quei luoghi dove vi sono stati disastri ambientali gravi. Per il resto si parla di sfortuna, di fatalità magnificando le doti del morto di turno come se questo servisse a riportarlo in vita o a punire i responsabili di quelli che in realtà sono dei veri e propri omicidi.
Omicidi perpetrati da chi, consapevolmente, fa eseguire attività inquinanti per ricavarne profitto. E le fa fare, di solito, alle persone più povere e ricattabili, agli ultimi operai delle fabbriche, che forse magari neppure si rendono conto di quello che fanno, e che mettono il cosidetto “lavoro” prima del rispetto della propria dignità di persona e del rispetto della vita dei propri familiari e di tutti gli altri abitanti di questo pianeta.
Ma il tempo della fine è anche il tempo della verità. E’ il tempo durante il quale tutte le bugie giungono al pettine e si manifestano per quello che sono, bugie, falsità, imbroglio, truffe, ladrocini.
E una di queste bugie è arrivata a capolinea proprio in questi giorni e si chiama Renzi, primo ministro del governo Italiano.
Il “giovane” primo ministro Renzi parla contro i “poteri forti” che vorrebbero impedirgli di approvare il nuovo diritto del lavoro, che altro non è se non l’ennesimo attacco ai diritti di chi lavora a favore dei padroni dei mezzi di produzione, quelli che il buon vecchio Marx chiamava capitalisti. E Renzi parla contro i “poteri forti” seduto di fianco a Marchionne, amministratore delegato della FIAT che è la quintessenza dei poteri forti di questo paese. Di quella FIAT che, per dirla con le parole di un altro potere forte che risponde al nome di Diego Della Valle, ha “succhiato tutto il succhiabile da questo paese per poi andarsene all’estero.
L’immagine di Renzi seduto di fianco a Marchionne che parla contro i “poteri forti”, che per loro sarebbero gli operai a cui vogliono togliere le briciole dei diritti che gli sono rimasti, credo sia la visione moderna di quel passo del libro dell’Apocalisse (Ap 17,4-5) dove viene descritta una donna “vestita di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle” che “ teneva in mano una coppa d’oro, colma degli orrori e delle immondezze della sua prostituzione” e che sulla sua fronte aveva scritto un nome misterioso: “Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra”. La bugia non è stata mai più manifesta di quell’immagine ma, siamo convinti, che la maggioranza di questo paese non l’ha ancora compresa.
E questo perché i poteri forti, come ci ricorda sempre l’Apocalisse, sono abituati da millenni a mostrarsi deboli, addirittura vittime di quelli che loro ammazzano e schiavizzano. E lo fanno per continuare ad ingannare, rapinare, schiavizzare e uccidere. Come sta facendo in questo tempo della fine la superpotenza USA, che schiavizza mezzo mondo ma che si dichiara vittima di un terrorismo che essa stessa genera e alimenta per giustificare il proprio delirio di potenza. Invertono il senso delle parole, pace diventa guerra, debolezza diventa forza, viltà diventa coraggio.
Ma viene il tempo, ed è quello della fine che stiamo vivendo, nel quale la verità non può essere più nascosta e tutte le cose risultano chiare e nessuno potrà più dire io non ho capito, io non c’ero, io non so di che cosa tu parli.
Hanno chiamato questo nuovo diritto del lavoro Jobs Act, giusto per confondere le idee con un termine inglese, come se un termine inglese potesse servire a coprire ciò che nuovo non è perché si tratta di idee e norme risalenti al primo capitalismo, quello del 1800, quando i lavoratori non avevano alcun diritto e già era molto se riuscivano a sopravvivere. Se ne sono accorti l’economista Piketty, lo stesso Krugman che comunisti non sono.
Cosa volete di più dai lavoratori? Ritenete che questi potranno ancora a lungo rimanere schiavi di un sistema che li uccide sul lavoro, che li costringe alla disoccupazione, a fare a meno delle medicine per curarsi, al cibo per vivere, al diritto all’istruzione, ad una casa e ad una vita degna di essere vissuta? Ritenete che l’accumulazione di immense ricchezze nelle mani di pochi individui a livello nazionale e mondiale possa darvi l’immortalità?
Il tempo della fine è un tempo con il quale ogni essere vivente deve fare i conti sul piano personale. E questo tempo verrà anche per gli oppressori di turno, per i re come per l’ultimo mendicante. E allora le ricchezze immense accumulate andranno al vento e produrranno solo morte su morte ed il nome di chi le ha possedute verrà maledetto in eterno. Di questo potete essere certi.
Giovanni Sarubbi

I gas tossici del capitalismo

Autore: liberospirito 22 Set 2014, Comments (0)

Ieri – 21 settembre – c’è stata la giornata mondiale per il clima, con manifestazioni in numerose città (la più importante e affollata a New York; con alcune note stonate: v. la partecipazione di personaggi come i ministri degli esteri di Francia Fabius e dell’ambiente Segolene Royal, e il collega italiano Galletti). Sull’importanza della questione climatica, inquadrata all’interno della situazione globale in cui ci troviamo, riportiamo l’introduzione di Naomi Klein al suo recente saggio This chan­ges eve­ry­thing. Capi­ta­lism vs. the cli­mate (New York – Lon­don, 2014). L’anticipazione è apparsa sul numero di ieri del “Manifesto”.

naomiklein

Non siamo riu­sciti a dimi­nuire le emis­sioni per­ché alla fine le cose che dob­biamo fare sono in con­tra­sto con il «capita­li­smo dere­go­la­men­tato», e cioè con l’ideologia che domina da quando ten­tiamo di tro­vare il modo per uscire da que­sta crisi. Non riu­sciamo a sbloc­care la situa­zione per­ché le azioni che offri­reb­bero mag­giori pos­si­bi­lità di evitare la cata­strofe (e che andreb­bero a bene­fi­cio di un’ampia mag­gio­ranza) rap­pre­sen­tano una grave minac­cia per una élite mino­ri­ta­ria che tiene com­ple­ta­mente sotto con­trollo la nostra eco­no­mia, i nostri pro­cessi di deci­sione politica e la mag­gior parte dei mezzi di comunicazione.

Forse il pro­blema non sarebbe stato insor­mon­ta­bile se fosse emerso in un momento sto­rico diverso ma per grande sfor­tuna di tutti noi, la comu­nità scien­ti­fica è giunta a for­mu­lare la sua dia­gnosi deci­siva sulla minac­cia cli­ma­tica pro­prio nel momento in cui le élite assa­po­ra­vano un potere poli­tico, cul­tu­rale e intel­let­tuale senza para­goni se non con i primi anni Venti del ’900. Governi e scien­ziati, infatti, hanno comin­ciato a par­lare seria­mente di tagli dra­stici alle emis­sioni di gas serra nel 1988 — pro­prio l’anno in cui si pro­filò quella che si sarebbe chia­mata «globalizzazione» e l’anno in cui fu fir­mato il Nafta, l’accordo sulla più grande intesa com­mer­ciale del mondo. All’inizio, tra il Canada e gli Stati Uniti, diven­tato poi, con l’inclusione del Mes­sico, l’accordo Nafta.

Quando gli sto­rici osser­ve­ranno in retro­spet­tiva i nego­ziati inter­na­zio­nali dell’ultimo quarto di secolo vedranno due pro­cessi cru­ciali spic­care sugli altri.

Il primo sarà quello del nego­ziato mon­diale sul clima, che pro­cede avan­zando a stento, senza mai rag­giun­gere i propri obiettivi.

L’altro sarà il pro­cesso di glo­ba­liz­za­zione delle grandi imprese, che invece avanza spe­dito di vit­to­ria in vittoria (…).

I tre pila­stri su cui si fon­dano le poli­ti­che di que­sta nuova era li cono­sciamo bene: pri­va­tiz­za­zione della sfera pubblica, dere­go­la­men­ta­zione di tutte le atti­vità di impresa e sgravi fiscali alle mul­ti­na­zio­nali, tutti pagati con tagli alla spesa statale.

Molto è stato scritto sui costi reali di que­ste poli­ti­che: l’instabilità dei mer­cati finan­ziari, gli eccessi dei super ric­chi, la dispe­ra­zione di poveri sem­pre più sfrut­tati, lo stato fal­li­men­tare di infra­strut­ture e ser­vizi pubblici.

Pochis­simo, invece, è stato scritto sul modo in cui il fon­da­men­ta­li­smo del mer­cato, sin dai primi momenti, ha sabotato in maniera siste­ma­tica la nostra rispo­sta col­let­tiva al cam­bia­mento cli­ma­tico, una minac­cia che si è profilata pro­prio quando quella ideo­lo­gia era al suo apice.

Il pro­blema cen­trale è che l’abbraccio mor­tale eser­ci­tato in que­sto periodo dalla logica di mer­cato sulla vita pub­blica fa appa­rire le rea­zioni più ovvie e dirette alle que­stioni cli­ma­ti­che come un’eresia poli­tica. Per fare un esem­pio: come si può inve­stire mas­sic­cia­mente in ser­vizi pub­blici e infra­strut­ture a emis­sioni zero in un momento in cui la sfera pub­blica viene siste­ma­ti­ca­mente sman­tel­lata e sven­duta? I governi come pos­sono rego­la­men­tare, tas­sare e penalizzare pesan­te­mente le aziende di com­bu­sti­bili fos­sili in un momento in cui qual­siasi mano­vra del genere viene liqui­data come un resi­duo di comu­ni­smo auto­ri­ta­rio? E, infine, come si può dare soste­gno e tutele al set­tore delle ener­gie rin­no­va­bili per sosti­tuire i com­bu­sti­bili fos­sili quando «pro­te­zio­ni­smo» è diven­tata una parolaccia?

Se fosse stato diverso, il movi­mento per il clima avrebbe ten­tato di sfi­dare l’ideologia estrema che sta osta­co­lando tante azioni sen­sate, avrebbe unito le forze con altri set­tori per dimo­strare che il potere delle cor­po­ra­tion, lasciato senza freni, rap­pre­senta una grave minac­cia per l’abitabilità del pianeta.

Gran parte del movi­mento per il clima, invece, ha spre­cato decenni pre­ziosi nel ten­ta­tivo di inca­strare la chiave quadrata della crisi cli­ma­tica nella toppa rotonda del «capi­ta­li­smo dere­go­la­men­tato», alla ricerca infi­nita di soluzioni al pro­blema che fos­sero for­nite dal mer­cato stesso.

Naomi Klein

Italia in guerra

Autore: liberospirito 17 Set 2014, Comments (0)
Quello che segue è un nuovo intervento di Alex Zanotelli (proveniente dal sito www.ildialogo.org) di Alex Zanotelli contro le folli aspirazioni belliciste del nostro nuovo governo, il quale non fa altro che seguire pedissequamente il volere USA e NATO. Zanotelli propone anche due appuntamenti, uno dei quali è la consueta marcia Perugia-Assisi, lanciata a suo tempo da Aldo Capitini.
terza guerra mondiale
La guerra imperversa ormai dall’Ucraina alla Somalia, dall’Iraq al Sud Sudan, dal Califfato Islamico (ISIS), al Califfato del Nord della Nigeria (Boko Haram), dalla Siria al Centrafrica, dalla Libia al Mali, dall’Afghanistan al Sudan, fino all’interminabile conflitto Israele –Palestina.
Mi sembra di vedere il ‘cavallo rosso fuoco’ dell’Apocalisse : “A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace della terra e di far sì che si sgozzassero a vicenda , e gli fu consegnata una grande spada.” (Ap.6,4). E’ la “grande spada” che è ritornata a governare la terra. Siamo ritornati alla Guerra Fredda tra la Russia e la NATO che vuole espandersi a Est, dall’Ucraina alla Georgia.
Nel suo ultimo vertice, tenutosi a Newpost nel Galles(4-5 settembre 2014), la NATO ha deciso di costruire 5 basi militari nei paesi dell’Est, nonché pesanti sanzioni alla Russia. Il nostro Presidente del Consiglio, M. Renzi, ha approvato queste decisioni e ha anche aderito alla Coalizione dei dieci paesi , pronti a battersi contro l’ISIS , offrendo per di più armi ai Curdi. Inoltre si è impegnato a mantenere forze militari in Afghanistan e a far parte dei “donatori” che forniranno a Kabul 4 miliardi di dollari. Durante il vertice NATO, Obama ha invitato gli alleati europei a investire di più in Difesa, destinandovi come minimo il 2% del PIL. Attualmente l’Italia destina 1,2% del proprio bilancio in Difesa .
Accettando le decisioni del Vertice, Renzi è ora obbligato ad investire in armi il 2% del PIL .Questo significa 100 milioni di euro al giorno!!! Questa è pura follia per un paese come l’Italia in piena crisi economica. E’ la follia di un mondo lanciato ad armarsi fino ai denti. Lo scorso anno, secondo i dati SIPRI, i governi del mondo hanno speso in armi 1.742 miliardi di dollari che equivale a quasi 5 miliardi di euro al giorno (1.032 miliardi di dollari solo dagli USA e NATO). Siamo prigionieri del “complesso militare-industriale” USA e internazionale che ci sospinge a sempre nuove guerre, una più spaventosa dell’altra, per la difesa degli “interessi vitali”, in particolare della “sicurezza economica”,come afferma la Pinotti nel Libro Bianco. Come quella contro l’Iraq , dove hanno perso la vita 4.000 soldati americani e mezzo milione di iracheni, con un costo solo per gli USA di 4.000 miliardi di dollari. Ed è stata questa guerra che è alla base dell’attuale disastro in Medio Oriente ,che fa ripiombare il mondo in una paurosa spirale di odio e di guerre. Papa Francesco ha parlato di Terza Guerra Mondiale.
Davanti ad una tale situazione di orrore e di morte, non riesco a spiegarmi il silenzio del popolo italiano. Questo popolo non può aver dimenticato l’articolo 11 della Costituzione :”L’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.” Non è possibile che gli italiani tollerino che il governo Renzi spenda tutti questi soldi in armi, mentre lo stesso non li trova per la scuola, per la sanità, per il terzo settore. Tantomeno capisco il silenzio dei vescovi italiani e delle comunità cristiane, eredi del Vangelo della nonviolenza attiva.
E’ ora che insieme, credenti e non, ci mobilitiamo , utilizzando tutti i metodi nonviolenti , per affrontare la “Bestia “(Ap.13,1)” . Ritorniamo in piazza e per strada, con volantinaggi e con digiuni e, per i credenti, con momenti di preghiera. Chiediamo al governo sia di bloccare le spese militari che di “tagliare le ali” agli F-35 che ci costeranno 15 miliardi di euro.
E come abbiamo fatto in quella splendida “Arena di Pace” del 25 aprile scorso, ritroviamoci unitariamente nei due momenti collettivi che ci attendono:Firenze e la Perugia-Assisi.
Tutto il grande movimento della pace in Italia ci invita a un primo appuntamento, il 21 settembre, a Firenze, dalle ore 11 alle 16 , al Piazzale Michelangelo. Il tema sarà :”Facciamo insieme un passo di pace”. Sarà l’occasione per lanciare la campagna promossa dall’Arena di Pace: Legge di iniziativa popolare per la creazione di un Dipartimento di Difesa Nonarmata e Nonviolenta.
Il secondo grande appuntamento sarà la Perugia-Assisi, il 19 ottobre, con una presenza massiccia di tutte le realtà che operano per la pace. Noi non attendiamo più nulla dall’alto. La speranza nasce dal basso, da questo metterci insieme per trasformare Sistemi di morte in Sistemi di vita. Ce la dobbiamo fare!
Noi siamo prigionieri di un Sogno così ben espresso dal profeta Michea:
“Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci, una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra.” (Michea,4,3)
Napoli, 10 settembre 2014
Alex Zanotelli

L’inizio del nuovo anno scolastico è al via. E’ questioni di giorni.  Non intendiamo entrare nella discussione riguardante la condizione generale in cui versa la scuola e delle riforme minacciate dal governo Renzi. Non è compito di questo blog. Più sommessamente intendiamo proporre una riflessione su quell’esempio di anacronismo (dentro una società multiculrurale e multireligiosa come l’attuale) che è l’Insegnamento della Religione Cattolica – IRC – (e non della Religione, come sbrigativamente tante volte si dice). Lo facciamo riproducendo un articolo apparso su “Repubblica” a fine agosto. Mentre si continuano a tagliare posti di lavoro, nella scuola e fuori, c’è l’eccezione proprio dell’Insegnamento della Religione Cattolica. Un vero miracolo! Strano? Non più di tanto, se osserviamo bene…

oradireligione

A settembre, la scuola italiana avrà bisogno di più insegnanti di Religione dello scorso anno. Duemila in più rispetto a dieci anni fa. A certificarlo è l’organico dei docenti di Religione 2014/2015 del ministero. E se da un decennio a oggi nella scuola italiana tutto (o quasi) presenta un segno rosso — dai finanziamenti per le attività pomeridiane e accessorie agli organici dei docenti, dai bidelli al personale di segreteria — l’unico settore che pare immune dalla spending review è proprio quello dei docenti di Religione cattolica. Che, nonostante l’inarrestabile calo degli alunni che seguono la materia, aumentano.

Il trucco c’è ma non si vede, verrebbe da dire. In passato, la Chiesa cattolica forniva anche alle insegnanti curricolari che lo richiedevano il lasciapassare per insegnare Religione. Ma da parecchi anni questo non è più possibile. Così, andate in pensione le maestre “tuttofare”, le ore di Religione passano dunque agli specialisti scelti dai vescovi. Ecco perché diventa necessario reclutare nuove maestre di religione, in possesso dei requisiti previsti dal concordato Stato-Chiesa del 1984.

Così, mentre i primi di agosto in Italia impazzava la polemica sui cosiddetti ”Quota 96” — circa 4mila docenti che nel 2012 avevano già maturato i requisiti per andare in pensione ma, per effetto di un errore nella legge Fornero, furono bloccati in classe fino al compimento dei 67 anni di età — il governo approvava il decreto con i posti complessivamente funzionanti per l’insegnamento della Religione cattolica, che aumenteranno di 310 unità rispetto al 2013. A settembre dunque, il loro organico sfiorerà le 24mila unità: un record. In poco più di un decennio la pianta organica degli insegnanti di Religione è cresciuta del 9,3 per cento, passando da 21.951 cattedre alle 23.994 dell’anno scolastico che sta per iniziare.

Per il ministero dell’Istruzione l’incremento è però da attribuire all’aumento della popolazione scolastica: «Il contingente complessivo dei docenti di religione è individuato sulla base di un decreto interministeriale», spiegano. «Le unità sono 16.794, determinate sulla base del numero di alunni e nella misura del 70 per cento dei posti di insegnamento complessivamente funzionanti. Rispetto al 2013/2014 c’è quindi un incremento di 215 unità di personale che si aggancia all’incremento di alunni totali nel sistema di istruzione (+44.209)». Mentre per lo stesso incremento gli organici degli altri insegnanti è invariato.

Nel frattempo, per la presenza degli alunni stranieri, la frequenza dell’ora di Religione cattolica è scemata. Undici anni fa, quando il prof di Religione entrava in classe erano poco più di sette gli alunni che uscivano dall’aula per dedicarsi ad altre attività, nel 2012/2013 — secondo i dati della Cei — la quota di quanti scelgono l’esenzione è arrivata all’11,1 per cento. Circa 874 mila alunni che non seguono l’ora di religione.

Ma l’incremento dei posti con- finora è soltanto la punta dell’iceberg di un fenomeno accelerato da un accordo sottoscritto due anni fa dall’allora ministro Profumo e dal cardinal Bagnasco. L’intesa stabilisce che dal 2017 anche le circa 50mila anziane maestre in attività che insegnano religione dovranno passare la mano agli specialisti: per insegnare la religione cattolica occorrerà essere in possesso di un apposito master universitario di secondo livello in scienze religiose. In palio, quasi 7mila cattedre.

Salvo Intravaia

Satyagraha per l’eutanasia legale

Autore: liberospirito 9 Set 2014, Comments (0)

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Ancora sul tema del “diritto a decidere della propria morte”. L’Associazione Luca Coscioni ha depositato il 13 settembre 2013 oltre 67.000 firme, raccolte per una proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia. Quindi tale proposta attende, ancora indiscussa, alla Camera dei Deputati da quasi un anno.

Per qieste ragioni Mina Welby ha proposto per settembre una serie di manifestazioni in diverse città italiane: “Come prima firmataria, ritengo necessaria una legge che regolamenti le scelte di fine vita. Non voglio che la politica continui a far tacere a morte i cittadini che in condizioni di estreme sofferenze chiedono di essere sollevati dal dover vivere in un modo secondo loro non dignitoso. Chiedo che la legge sia calendarizzata, che si dibatta in pubblico seriamente. Le difficoltà sia per i pazienti che per i medici sono un urgente problema sociale”.

Per questo Mina Welby si è impegnata a camminare per 20 ore consecutive, dalle 16 dell’11 settembre alle 12 dell’indomani, intorno a Governo e Parlamento: “È la mia forma di Satyagraha, per provare ad essere convincente forza di amore a partire dal mio corpo, come lo furono Luca Coscioni e Piero Welby. Lo devo a loro, che prima di me in condizioni di vita in estrema precarietà hanno lottato fino all’ultimo respiro per me, per voi, per tutti, per chi capisce, per chi non vuol capire. Vi aspetto”.

Morire felici?

Autore: liberospirito 5 Set 2014, Comments (0)

Pubblichiamo l’articolo di Andrea Tarquini apparso su “Repubblica” riguardante il nuovo libro di Hans Küng, intitolato Gluecklich sterben? (Morire felici?). L’argomento è appunto quello dell’eutanasia, la “dolce morte”. “Dal diritto alla vita non deriva affatto il dovere alla vita e l’autodeterminazione fa parte della dignità umana”, afferma Küng. “L’aiuto a morire va inteso come estremo aiuto a vivere”. C’è da augurarsi che il saggio venga tradotto anche italiano e contribuisca così a vedere realizzato anche da noi il diritto a decidere liberamente e fino in fondo della propria vita (quindi anche il momento in cui porre responsabilmente termine a essa).

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Se la vita è un dono di Dio, perché non accettare la possibilità di restituire gentilmente il dono? È da tempo l’argomento- chiave di chi chiede di legalizzare l’aiuto a chi vuole morire, oggi possibile quasi solo in Svizzera e in Olanda. Ma adesso uno dei massimi teologi cattolici del nostro tempo, il grande ribelle (ma esegeta di Papa Francesco) Hans Küng, a suo modo la fa propria. In un libro appena uscito in Germania. Gluecklich sterben?(Morire felici?) s’intitola il volume di 160 pagine per i tipi del Piper Verlag, cui la Sueddeutsche Zeitung ieri ha dedicato una megarecensione con richiamo in prima pagina. Una presa di posizione destinata a smuovere le acque nel grande dibattito — tra cristiani e non solo — sul tema sofferto della liceità o meno di scegliere da soli quando passare dalla vita alla morte.

«È parte del mio modo di concepire la vita, ed è legata alla mia fede nella Vita Eterna, la scelta di non protrarre a tempo indeterminato la mia vita terrena», scrive Hans Küng nel libro recensito ieri da Matthias Drobinski, forse il più autorevole vaticanista tedesco. È la prima volta che un grande teologo cattolico si esprime in favore della “dolce morte”. Continua Küng: «Se e quando giunge il momento, io vorrei avere il diritto, se potrò ancora farlo, di decidere con la mia responsabilità sul momento e il modo della mia morte». E poi: «È conseguenza del principio della dignità umana il principio del diritto all’autodeterminazione, anche per l’ultima tappa, la morte. Dal diritto alla vita non deriva in nessun caso il dovere della vita, o il dovere di continuare a vivere in ogni circostanza. L’aiuto a morire va inteso come estremo aiuto a vivere. Anche in questo tema non dovrebbe regnare alcuna eteronomia , bensì l’autonomia della persona, che per i credenti ha il suo fondamento nella Teonomia» (decisione di Dio o ispirata dai dettami divini, ndr).

Hans Küng, ricorda l’articolo, soffre di morbo di Parkinson. È ricoverato in Svizzera, ha già fatto capire di voler porre fine alla sua vita quando saranno percepibili i sintomi di degrado spirituale e fisico grave. Da tempo è membro di “Exit”, l’associazione elvetica, forse la più nota organizzazione al mondo che aiuta chi, perché malato inguaribile esposto al degrado e declino di ogni facoltà fisica e mentale e a sofferenze insopportabili, desidera essere aiutato a morire sereno.

Già nel 1994 il teologo aveva enunciato il concetto del «morire con dignità». Due tragiche esperienze, ricorda l’articolo ripreso da siti e agenzie di stampa del mondo globale, hanno segnato la sua vita. Prima la morte di suo fratello, che a 23 anni, nel 1955, fu ucciso da un tumore cerebrale: mese dopo mese, l’atletico ragazzo soffrì del rapido decadere d’ogni facoltà mentale e fisica, alla crisi funzionale terminale d’ogni organo vitale, alla fine morì soffocato dall’acqua che gli saliva dai polmoni. Cinquant’anni dopo, morì per un processo di demenza il suo amico, il grande intellettuale Walter Jens. Esperienze che segnano e fanno riflettere, tanto più se credi in Dio e se hai passato una tua vita a chiedere al mondo di riflettere sul ruolo della Chiesa, della vita, dell’Onnipotente.

Non sempre, ricorda Hans Küng nel suo libro appena uscito, i cristiani hanno condannato la scelta di morire. Per primo fu Sant’Agostino a condannare il suicidio, ma durante la persecuzione dei cristiani per opera del pagano e decadente Impero romano, chi credeva in Cristo preferiva morire piuttosto che tradire altri fedeli parlando sotto tortura. Perché allora vedere nel suicidio la via verso l’Inferno, perché non accettare l’aiuto a chi vuole morire?

Bene sarebbe, suggerisce il libro, liberalizzare ampiamente l’attività delle associazioni che aiutano a morire, anche accettando che lo facciano a pagamento, così come parroci chiese e autorità si fanno pagare per i funerali. Bene sarebbe accettare che le persone decise a non sopportare più dolori tremendi e a non continuare a vivere possano decidere sovrane. Tesi provocatoria. «Non voglio esaltare il suicidio», precisa Küng. Ma per la prima volta chi è a favore dell’aiuto alla dolce morte per libera scelta ha un teologo cattolico dalla sua parte.

Andrea Tarquini

Untori, monatti e nemici

Autore: liberospirito 1 Set 2014, Comments (0)
Presentiamo un contributo di Mauro Armanino, già operaio metalmeccanico e sindacalista, ora missionario in Niger. L’autore propone una lettura di quanto accade nel mondo (in particolare nel sud del mondo) in una maniera personale e pungente, ma ugualmente diretta, evocando, in questo caso, anche alcune figure di manzoniana memoria. Altri interventi dello stesso autore si possono leggere sul blog personale di Armanino: www.ilfattoquotidiano.it/blog/marmanino.
Armanino
Per fortuna che ci sono i nemici. Come si farebbe senza di loro. Fedeli e puntuali in ogni circostanza. Politici, religiosi, economici, razziali e occasionali. Nemici per la pelle e per la gloria. Nemici da inventare e da usare. A questo serve la politica. Senza nemici appare svuotata di senso e insipida. L’elogio del nemico è un poema che si rinnova ad ogni stagione della storia. Di esso si parla e per lui si delimitano le frontiere. Mobili quanto basta e finché conviene. I nemici si adattano alle circostanze del momento. Quelli di prima possono diventare i migliori alleati di domani. I monumenti al nemico sono altrettanto importanti di quelli al milite ignoto. Sono invisibili eppure in costruzione permanente nelle piazze delle città e nelle banche. Senza di loro non si saprebbe per cosa varrebbe la pena lottare. Per fortuna che ci sono i nemici.
Per fortuna che ci sono gli untori. Fanno spettacolo con le epidemie che giustificano le emergenze. Esse sono di solito umanitarie e redimono chi le compie. Ungono i politici di turno e li sostengono tanto quanto serve la loro causa.Sono una categoria ben pagata di mercenari al soldo dei commercianti di armi. Facilitatori di conflitti ben retribuiti di vite umane. Sono assistenti e consiglieri prezzolati dei meccanismi globali di asservimento. Prosperano nei momenti di crisi e si tramandano il potere per contaminazione. Si formano alle scuole di pensiero dominante per riprodurre il sistema. Un dispositivo finto che usa e getta i poveri come bambole di plastica. Gli untori sono a casa loro con tutti i regimi che assecondano. Ungono di democrazia come vernice lavabile. Pubblicano rapporti sui cambiamenti in atto nel mondo. Per fortuna che ci sono gli untori.
Per fortuna che ci sono i monatti. Addetti al trasporto dei cadaveri della dignità umana. Sorvegliano gli appestati di un altro mondo possibile. Schedano, sorvegliano, recintano, creano zone assediate dal consumo. Giustificano e sostengono pulizire etniche quanto occorre. Sono a loro agio nelle conferenze stampa. Operano con i più sofisticati mezzi di comunicazione. I campanelli di una volta sono i cellulari o i liberi siti della dittatura del pensiero. I monatti hanno transitato l’esperienza del morbo. Resi immuni ai tentativi destabilizzatori delle sovversioni garantiscono il sistema. Sono propagandisti della menzogna venduta per verità sonante. Seppelliscono la democrazia come inutile o dannosa al buon funzionamento dei meccanismi. Sotterrano di nascosto i morti nei cimiteri su croci sbiadite dalla dimenticanza. Si moltiplicano per imitazione. Per fortuna che si sono i monatti.
Per fortuna che ci sono i nemici. Della patria e dell’ordine costituito. Nemici da coltivare e nemici da trovare. Nemici funzionali e nemici provvisori. Le epoche si distinguono secondo i nemici che tramandano alle nuove generazioni. Possono mutare ma senza che nulla cambi. Paese che vai nemici che trovi. Si comincia da piccoli e continua con la scuola. Si perpetua con gli studi superiori e gli istituti di credito. I nemici si spostano come pedine dello scacchiere. Il re e la regina coi pedoni. I cavalli e gli alfieri della politica messi da parte. Le geopolitiche si fanno e disfanno con loro e contro di loro. I nemici delimitano le barriere dei barbari. Stanno sempre oltre i confini nel deserto dei tartari. Arrivano prima che si possa negoziare l’armistizio. Non si parla d’altro quando le diplomazie si mettono all’opera. Dimmi il tuo nemico e ti dirò chi sei.
Per fortuna che ci sono gli untori e i monatti. Cambiano i nomi e i costumi della scena. Recitano come i clown nel grande circo dello spettacolo. Persino la sofferenza che sola accomuna gli umani scompare dalla scena. Gli animali feroci sono resi innoqui da domatori con gli stivali di marca. Arlecchino viaggia con pezze colorate senza cuciture. Pulcinella si trova ormai senza segreti da confessare. Gli untori migrano da un congresso all’altro. Le tribune numerate sono riservate ai monatti che non hanno nulla da raccontare. Sulle catene televisive si trasmettono le stesse immagini sbiadite. Le parole sono quanto i monatti seppelliscono ogni giorno all’imbrunire. Parole tradite, vendute e crocifisse. Nascoste come clandestini tra i dizionari consultabili delle nuove università virtuali. Come Giona per tre giorni nel ventre della balena. Sono proprio quelle parole che salveranno il mondo.

Mauro Armanino