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Archivi: giugno 2014

Il suicidio e la sua messa in scena

Autore: liberospirito 28 Giu 2014, Comments (0)

Riportiamo  l’articolo di Moni Ovadia, apparso ieri sul quotidiano “Il manifesto”, riguardante il licenziamento da parte della Fiat di cinque operai di Nola che avevano messo in scena il suicidio di Marchionne; protestavano perché due loro colleghi si erano tolti la vita. «Siamo col­pe­voli di aver denun­ciato i sui­cidi in Fiat e i sei anni di cassa integra­zione con soldi pub­blici – ribat­tono gli ope­rai interessati al provvedimento – Siamo col­pe­voli di aver smasche­rato il reparto fan­ta­sma di Nola, quattromila metri qua­drati dove non si pro­duce nulla. Chie­de­remo il reinte­gro per compor­ta­mento anti­sin­da­cale». Tutta la solidarietà e il sostegno agli operai in lotta.

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I sui­cidi reali di ope­rai, arti­giani, pic­coli impren­di­tori depau­pe­rati sono atti dispe­rati, grida di denun­cia della bru­ta­lità di un edi­fi­cio sociale che ormai ha messo al suo cen­tro la sola dimen­sione eco­no­mica. Intesa peral­tro non come atti­vità mirante ad una legit­tima pro­du­zione di red­dito al ser­vi­zio della crea­zione di una vita pro­spera, cul­tu­ral­mente ed eti­ca­mente intensa, bensì a con­sen­tire da un lato l’accumulo di ric­chezze smi­su­rate e di potere, da parte di pochi pri­vi­le­giati e dall’altro lato ad impo­ve­rire le mol­ti­tu­dini di lavo­ra­tori, pre­cari, semi occu­pati, disoccupati.

Ma non solo que­sti ultimi ven­gono ridotti a vivere una vita grama, ad essere pri­vati di dignità. Sono pri­vati anche di spe­ranza, di oriz­zonte verso cui muo­versi per dare un senso alle pro­prie vite.

In un con­te­sto simile il suicidio cessa di essere atto estremo e diviene para­dos­sal­mente un modo di eman­ci­parsi da una vita che cessa di essere tale per­ché essa è da tempo pura soprav­vi­venza e, per sovra­mer­cato, soprav­vi­venza schi­fosa. La tra­ge­dia è immane per­ché il dramma si stinge sul cri­nale di una pos­si­bile rou­tine. L’operaio e l’operaia Fiat che si sono tolti la vita, per­ché non hanno potuto accet­tarsi come deie­zioni umane è come una col­tel­lata nelle anime e nei corpi dei loro col­le­ghi che non pos­sono, almeno in qual­che misura, non vedersi nella deci­sione dei due suicidi.

Devono dun­que rea­gire per non cedere, per ricom­porre la loro iden­tità di lavo­ra­tori e di esseri umani. Alcuni di loro lo hanno fatto insce­nando un atto tea­trale: la rap­pre­sen­ta­zione del suicidio, per rimorso, del Padrone. Di colui che da quando ha assunto il ruolo si è carat­te­riz­zato per totale insen­si­bi­lità nei con­fronti della con­di­zione del lavoro e per­sino per evi­dente ostilità.

La prova è che fra tutte le rea­zioni che l’azienda poteva sce­gliere per affron­tare l’atto tea­trale di quei dipen­denti, peral­tro in sof­fe­renza lavo­ra­tiva, ha scelto il più tetra­gono e ottuso: il licen­zia­mento addu­cendo un pre­sunto nocu­mento all’immagine della Fiat. Il licen­zia­mento per la colpa di avere por­tato su un piano sim­bo­lico e pro­vo­ca­to­rio la disu­ma­nità dello sfrut­ta­mento farà molto più danno a un’azienda che avrebbe potuto cogliere l’occasione almeno per riflet­tere sulla natura delle sue rela­zioni con i lavo­ra­tori che sono soprat­tutto e prima di tutto esseri umani. Inol­tre, punire una rap­pre­sen­ta­zione col pre­te­sto della sua radi­ca­lità e della sua durezza è un atti­tu­dine bieca che ricorda quella dei regimi. Ma Ser­gio Mar­chionne che uomo è? L’imprenditore lo cono­sciamo, ma l’uomo?

Non faremo l’errore di trac­ciarne un pro­filo psi­co­lo­gico d’accatto, ma un paio di osser­va­zioni pos­siamo ten­tarle. L’uomo pare sprov­vi­sto di distanza iro­nica e di senso dell’umorismo, ma anche di quell’aleatorio ma prov­vi­den­ziale sen­ti­mento sca­ra­man­tico per il quale sai che quando si sogna, ovvero si rap­pre­senta la morte di una per­sona, gli si allunga la vita.

Moni Ovadia

Il senato regio

Autore: liberospirito 26 Giu 2014, Comments (0)
Religione e politica non dovrebbero mai incontrarsi, dicono alcuni. Pena il pericolo di fondamentalismi, integralismi, ecc. ecc. Sarà pure vera questa avvertenza, ma è anche vero che l’essere umano è un unicum; non si può scindere la sua apertura alla dimensione sociale e pubblica da quella riferita all’interiorità, alla relazione di sé con sè medesimo. Pena il pericolo di provocare una scissione nell’essere umano stesso, con tutte le possibili conseguenze. Del resto la parola “religione” rinvia all’idea di riunire, ricomporre, rilegare. Se politica e religione sono due e non una cosa sola, è vero pure che c’è un aspetto politico (cioè sociale, pubblico) nell’esperienza religiosa, così come c’è un aspetto religioso nell’esperienza politica (cioè attinente all’intimità più intima). E’ con tale premessa che presentiamo questo breve contributo, ma denso e sferzante, di Lidia Menapace (letto su www.italialaica.it).
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Faccio apposta questo titolo ad effetto, per vedere se riesco ad attirare l’attenzione sul pericoloso scivolamento verso una “democrazia autoritaria”, nella quale il Pd pretende di essere – come dice Renzi testualmente – il partito della Nazione (il pnr, cugino del tristemente noto pnf?) e lo stato diventa sempre più centralistico (si aboliscono le province, ma restano i prefetti, si smontano le regioni e si ritrasferiscono le loro competenze a Roma). Berlusconi non capisce che bisogna tacere fino a che il processo non è diventato costituzione materiale e rivela la sua impazienza, chiedendo che si parli subito esplicitamente di presidenzialismo, che imprudente scocciatore!

Comunque, se passa indenne la controriforma del Senato, ci riavviciniamo “modernamente” allo Statuto albertino, con il Senato di nomina e non eletto, chi fa politica  scelto dal potere esistente, oppure ricco, forse potrà essere regolarmente assunto,  se privo di proprie risorse, dalla Confindustria, datrice di lavoro.

Chi resta proprio fregato è il popolo, la cui “sovranità” si riduce ogni volta, perde identità (per qualunque cosa voti, vota per Renzi, legittimandolo come presidente del consiglio anche se non é mai stato eletto a quella funzione da un parlamento legittimamente in carica) e potere di garanzia: insomma la destra, per ora ademocratica, si estende come cultura politica, e l’eventuale innesto dei 5stelle stessi aggrava il processo, dimostrando quanto sia tentatore il potere appena assaporato.  Satana invero si riservò la carta del potere per ultima e più forte tentazione, quando – secondo il racconto biblico –  provò le sue mire su Gesù Cristo.

Se ci fosse meno ignoranza religiosa in questo paese più superstizioso che  religioso, e la Bibbia fosse uno dei classici dei quali l’ignoranza faccia vergogna, qualcuno se ne sarebbe già accorto da un bel po’, per la miseria!

Lidia Menapace

La Chiesa d’Irlanda e i bambini-cavia

Autore: liberospirito 22 Giu 2014, Comments (0)

«Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli» diceva il rabbi di Nazareth. Quante volte abbiamo sentito ripetere e siamo rimasti affascinati da questa frase. Oggi queste parole lasciano indignati, apprendendo la notizia che sta rapidamente facendo il giro del mondo. Una notizia a dir poco sconvolgente, che lascia senza parole; il fatto che sia accaduta negli anni Trenta del secolo scorso non allegerisce la gravità dell’avvenimento. Ci stiamo riferendo alla decisione di sottoporre segretamente migliaia di bambini (figli di ragazze-madri) rinchiusi in istituti religiosi e pubblici irlandesi a esperimenti medici. Riportiamo l’articolo apparso su adistaonline.

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Nell’ambito dello scandalo e dell’orrore suscitati dalla notizia del rinvenimento, presso l’istituto per ragazze madri St. Mary’s di Tuam, in Irlanda, di una fossa comune contenente i resti di 800 bambini, emergono nuovi sconvolgenti fatti: più di 2mila bambini, negli anni ’30, sono stati sottoposti, in istituti cattolici e statali irlandesi, a esperimenti medici. A rivelarlo l’”Irish Daily Mail” (6/6): tra il 1930 e il 1936, 2.051 figli di donne non sposate (spesso ostracizzate dalle famiglie) furono segretamente usati come cavie per farmaci in sperimentazione, tra cui un vaccino monodose contro la difterite prodotto dall’industria farmaceutica Burroughs Wellcome. Secondo quanto riporta lo storico Michael Dwyer, autore della scoperta, non vi sono testimonianze sugli effetti collaterali legati all’uso di questi vaccini. Dwyer, della Cork University’s School of History, ha scoperto i dati relativi alle vaccinazioni dei bambini nel corso di una ricerca su decine di migliaia di articoli di riviste mediche e di archivi. E ora avverte: «Ciò che ho trovato non è che la punta di un iceberg».

Il capo del governo, Enda Kenny, ha incaricato i ministri di cercare prove dell’esistenza di ulteriori fosse comuni nel Paese: «Ho ordinato – ha detto – di verificare la portata del fenomeno e che cosa c’è dietro, per capire se si tratti di un caso isolato o se ve ne siano altri».

Tra gli istituti dove questi esperimenti venivano effettuati compare Bessborough, nella contea di Cork, e la Sean Ross Abbey a Roscrea, nella contea di Tipperary, entrambe al centro dello scandalo delle fosse comuni, ma risultano implicati anche l’orfanotrofio della St. Joseph’s Industrial School for Boys, gestito dalla congregazione religiosa dei Presentation Brothers, e la St. Finnbarr’s Industrial School for Girls, delle Suore del Buon Pastore. Nel rapporto sono citati anche una scuola per bambini sordi e un orfanotrofio domenicano. I bambini nati al di fuori del matrimonio, secondo la dottrina del tempo, non potevano essere battezzati, e di conseguenza nemmeno sepolti in terra consacrata.

Che si trattasse di una prassi, quella della sperimentazione farmacologica sui piccoli, portata avanti segretamente, in modo che né il governo né le autorità locali ne venissero a conoscenza, è provato dal fatto che non ci sia traccia di questi esperimenti negli archivi degli uffici locali del Ministero della Sanità, né negli archivi dell’industria farmaceutica a Londra. Tuttavia, spiega Dwyer, «il fatto che i risultati di questi esperimenti fossero stati pubblicati sulle più autorevoli riviste mediche suggerisce che questo genere di sperimentazione umana fosse ampiamente accettata dai medici e agevolata dai vertici delle istituzioni residenziali infantili».

Sgomento è stato espresso dagli attuali vertici della Burroughs Wellcome, che ora si chiama Gsk. «Le attività descritte risalgono a più di 70 anni fa e se è tutto vero, sono sconvolgenti. Avremmo bisogno di ulteriori dettagli per indagare su ciò che è davvero accaduto, ma le pratiche emerse certamente non riflettono i protocolli delle moderne sperimentazioni cliniche». Una portavoce delle suore del Sacro Cuore di Gesù e Maria, la congregazione che gestiva l’istituto di Bessborough e l’abbazia Sean Ross, ha detto che un’inchiesta indipendente sarebbe accolta con favore.

La Conferenza episcopale irlandese, riunita nella propria assemblea estiva a Maynooth, ha pubblicato una dichiarazione sulla creazione, da parte delle autorità di governo, di una commissione d’inchiesta sugli istituti per ragazze madri. A proposito delle rivelazioni emerse, i vescovi parlano di uno «shock» per il popolo irlandese. «Ci viene ricordato un tempo – scrivono – in cui le madri non sposate erano spesso giudicate, stigmatizzate e rifiutate dalla società e dalla Chiesa. Questa cultura di isolamento e di ostracizzazione sociale era dura e spietata»; «chiediamo perdono per il dolore causato dalla Chiesa in quanto parte di questo sistema». Di qui il pieno appoggio dei vescovi alla Commissione istituita dal governo: «Dobbiamo scoprire di più su questo periodo della nostra storia sociale e considerare l’eredità che ci ha lasciato come popolo. Soprattutto dobbiamo consentire a chi ne è stato direttamente colpito di ricevere riconoscimento e appoggio adeguato». Per questo motivo, i vescovi esortano «tutti coloro che hanno avuto una qualche responsabilità per aver creato, gestito o supervisionato gli istituti o le agenzie per l’adozione, a fornire qualsiasi documentazione o informazione che possa essere di aiuto. Noi lavoreremo a livello locale per garantire che i luoghi di sepoltura siano opportunamente contrassegnati, in modo tale che i defunti e le loro famiglie siano riconosciuti dignitosamente e non siano mai dimenticati».

Ludovica Eugenio

Nel precedente post si parlava del Brasile e dei mondiali di calcio. Rimaniamo in Brasile, occupandoci di ben altro. Il testo che presentiamo (proveniente dal sito www.filosofiatv.org) Leonardo Boff si sofferma sugli aspetti contraddittori del contesto attuale, cercando di valorizzare i semi che, nonostante tutto, stanno germogliando nel mondo. E’ un invito a non arrendersi, proseguendo il proprio cammino.
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Da Sant’Agostino (“in ogni uomo c’è insieme un Adamo e un Cristo), passando per Abelardo (“sic et non”), per Hegel e Marx e arrivando a Leandro Konder, sappiamo che la realtà è dialettica. Vale a dire che é contraddittoria perché
gli opposti non si annullano, ma si intendono e convivono permanentemente generando dinamismo nella storia. Questo non è un difetto di costruzione, ma il segno distintivo della realtà. Nessuno lo ha espresso meglio del poverello di Assisi quando pregava : “Dove c’è odio che io porti amore, dove ci sono tenebre che io porti la luce, dove ci sono errori che io porti la verità…”. Non si tratta di negare o annullare uno dei poli, ma di optare per uno, quello luminoso, e rinforzarlo al punto di impedire che l’altro negativo sia così distruttivo. Perchè questa riflessione? Significa che il male non è mai così male da impedire la presenza del bene, e che il bene non è mai così bene da
prosciugare la forza del male. Dobbiamo imparare a trattare con queste contraddizioni. In un precedente articolo tentai un bilancio della macrorealtà, bilancio negativo; attualmente stiamo andando di male in peggio. Ma
dialetticamente c’è un lato positivo che è importante rilevare. Un bilancio delle microrealtà ci rivela che stiamo assistendo, speranzosi, allo sbocciare di fiori nel deserto. E questo sta accadendo in tutto il pianeta. Basta frequentare i Forum Sociali Mondiali e le basi popolari di molte parti del mondo per notare che una nuova vita sta esplodendo tra le vittime del sistema e perfino nelle imprese e nei dirigenti che stanno abbandonando il vecchio paradigma e si
mettono a costruire una Arca di Noé salvatrice.
Annotiamo alcuni punti del cambiamento che potranno salvaguardare la vitalità della Terra e garantire la nostra civilizzazione.
Il primo è il superamento della dittatura della ragione strumentale analitica, principale responsabile della devastazione della natura, mediante l’incorporazione dell’intelligenza emozionale o cordiale, che ci porta a coinvolgerci con il destino della vita e della Terra, curando, amando e cercando il ben-vivere.
Il secondo è il rafforzamento mondiale dell’economia solidale globale, dell’agroecologia, dell’agri-coltura biologica, della bio-economia e dell’eco-sviluppo, alternative alla crescita materiale misurata dal PIL.
Il terzo è l’ecosocialismo democratico che propone una nuova forma di produzione con la natura e non contro di essa e un necessario governoglobale.
Il quarto è il bioregionalismo che si presenta come alternativa alla globalizzazione omologatrice, valorizzando i prodotti e i servizi di ogni regione, con la sua popolazione e cultura.
Il quinto è il ben vivere dei popoli indigeni andini, che suppone la costruzione dell’equilibrio tra esseri umani e con la natura a base di una democrazia comunitaria e nel rispetto dei diritti della natura e della Madre Terra o l’Indice di Felicità Lorda del governo del Bhutan.
Il sesto è la sobrietà condivisa o la semplicità volontaria che rafforzano la sovranità alimentare di tutti, la giusta misura e l’autocontrollo del desiderio ossessivo di consumare.
Il settimo è il visibile protagonismo delle donne e delle popolazioni indigene che hanno una nuova benevolenza verso la natura e modi più solidali di produzione e consumo.
L’ottavo è l’accettazione lenta ma crescente delle categorie della cura come precondizione per realizzare una reale sostenibilità. Questa si sta slegando dalla categoria sviluppo ed è vista come la logica della rete della vita, che garantisce le interdipendenze di tutti con tutti, assicurando la vita sulla Terra.
Il nono è la penetrazione dell’etica della responsabilità universale, perché siamo tutti responsabili per il nostro destino comune e della Madre Terra.

Il decimo è la redenzione della dimensione spirituale, al di là delle religioni, che ci permette di sentirci parte del tutto, di percepire l’Energia universale che tutto penetra e sostenta

[…].
Tutte queste iniziative sono più che sementi. Sono già germogli che dimostrano la possibile fioritura di una Terra nuova con una Umanità che sta imparando a responsabilizzarsi, a curare e amare, il che assicura la sostenibilità del nostro piccolo Pianeta.
(traduzione di Antonio Lupo)

Brasile: popoli nativi e mondiali di calcio

Autore: liberospirito 12 Giu 2014, Comments (0)

I mondiali di calcio in Brasile sono alle porte e, insieme ad essi, arrivano pure tutte le assurdità del Barnum calcistico. L’associazione Survival International ha reso noto una serie di informazioni che mettono in relazione lo svolgimento dei mondiali con le condizioni di vita delle popolazioni indigene. E’ utile leggerle perchè i grandi organ di stampa preferiscono non parlarne. Basti questa notizia: il governo brasiliano ha stanziato 791 milioni di dollari per il sistema di sicurezza da mettere in atto durante la Coppa del Mondo; è una cifra almeno tre volte superiore al budget annuale del suo Dipartimento agli Affari Indigeni, sempre a corto di finanziamenti.

Chi intende dare il suo contributo a sostegno delle popolazioni indigene può andare a questa pagina di Survival International e seguire le loro proposte.

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Gli stadi di calcio sono costruiti sui territori indigeni, e la recente ricchezza del paese deriva dallo sfratto degli Indiani e dal furto delle loro terre. A seguire alcune informazioni su questi stadi e sui popoli nativi che vivono nei dintorni.

Stadio Maracanã (Rio de Janeiro): Maracanã è una parola indigena tupi che significa pappagallo (ma può anche riferirsi al maraca-na – un sonaglio fatto di semi usato dai Guarani durante le cerimonie religiose).  Con l’inizio dei lavori di ricostruzione dello stadio in vista della Coppa del Mondo, circa 70 Indiani appartenenti a 17 diverse tribù furono sfrattati da un edificio del XIX secolo, vicino allo stadio. Gli Indiani che lo abitavano volevano che l’edificio venisse preservato come Centro Culturale Indigeno, ma è stato raso al suolo per fare spazio a un gigantesco parcheggio e a un museo sul calcio. Nel 1910 quella casa coloniale aveva ospitato il primo Istituto di ricerca culturale indigena del Brasile. Subito dopo divenne l’ufficio principale per il Servizio di Protezione dell’Indio (l’odierno FUNAI). Fino al 1978 fu la sede centrale del Museo del Popolo Indiano del Brasile.

Stadio Cuiabá (Mato Grosso): tra le tribù che vivono in quest’area ci sono i Nambiquara, gli Umutina e i Pareci. Gli Umutina furono decimati dal morbillo e da altre malattie. Nel 1862 erano 400, ma nel 1943 ne sopravvivevano solo 73. Oggi il loro numero sta lentamente crescendo. I Nambiquara soffrirono terribilmente quando la fertile vallata del loro territorio ancestrale fu attraversata dalla superstrada BR-364, finanziata dalla Banca Mondiale. Erano 7.000 nel 1915, ma nel 1975 ne erano rimasti solo 530. Oggi i Nambiquara sono 2.000 ma le loro terre sono ancora invase dai cercatori di diamanti, dai taglialegna e dagli allevatori.

Stadio di Belo Horizonte (stato di Minas Gerais): A circa 100 km a nord-est di Belo Horizonte si trova un territorio indigeno chiamato “Fazenda Guarani”, abitato dai Krenak e dai Pataxó. Entrambe le tribù hanno subito enormi perdite nel tentativo di resistere all’espansione della frontiera coloniale. Negli anni ’60 lo stato brasiliano istituì due prigioni segrete gestite dalla polizia militare per punire e rieducare gli indigeni che resistevano all’invasione delle loro terre. La Commissione Nazionale brasiliana per la Verità sta ancora indagando sui maltrattamenti degli Indiani nelle prigioni.

Stadio di Manaus (stato di Amazonas):  sarà l’unica città amazzonica a ospitare la Coppa del Mondo. L’architettura dello stadio riprende lo stile di un cesto indigeno. Verso la fine del XVIII secolo la città di Manaus crebbe notevolmente grazie ai proventi del boom della gomma. Decine di migliaia di indigeni furono ridotti in schiavitù e costretti a estrarre la gomma. Nei confronti degli Indiani furono commesse atrocità terribili: a migliaia morirono per le torture, la malnutrizione e le malattie. Alcuni riuscirono a evitare la schiavitù rifugiandosi presso le sorgenti più remote degli affluenti del Rio delle Amazzoni, dove ancora oggi vivono cercando di evitare ogni contatto con la società nazionale. A un centinaio di chilometri da Manaus c’è il territorio dei Waimiri Atroari. La tribù oppose una valorosa resistenza ai cacciatori e ai lavoratori della gomma che invadevano il loro territorio; molti Indiani morirono negli scontri violenti. La tribù fu però contattata negli anni ’70, quando il governo spianò la loro foresta per costruire una superstrada. Centinaia di indigeni morirono per le malattie e negli scontri violenti con le unità dell’esercito inviate per sedare la resistenza. La Commissione Nazionale brasiliana per la Verità sta indagando sulle atrocità commesse in quel periodo nei confronti dei Waimiri Atroari.

Stadio di Brasilia: A solo cinque ore di macchina da Brasilia, alcuni piccoli gruppi di Indiani si nascondono nella vasta macchia spinosa. Sono gli Avá Canoeiro, gli ultimi 24 sopravvissuti di una tribù forte e fiera costretta a una vita in fuga dal 1780, e oggi sull’orlo dell’estinzione.

Stadi nel nord-est del Brasile: Recife, Salvador, Fortaleza e Natal: Delle 23 tribù della costa nord-orientale, solo i Fulnio hanno mantenuto la loro lingua. Quest’area fu una delle prime a essere colonizzate, ed oggi è teatro di alcuni dei conflitti territoriali più accesi. I Pataxó Hã Hã Hãe lottano da decenni per il loro diritto alla terra; nel corso del tempo hanno subito numerose violenze e i loro leader sono stati assassinati. A sei ore di macchina da Salvador, i Tupinambá vengono presi di mira dalla polizia, che ha assaltato i loro villaggi per sfrattarli dalle terre e fare spazio agli allevamenti di bestiame. Nell’agosto 2013 quattro Tupinambá sono stati uccisi e il loro corpi mutilati, e 26 case sono state distrutte.

Io sto con Erri

Autore: liberospirito 10 Giu 2014, Comments (0)

Apprendiamo dai giornali che Erri De Luca è stato rinviato a giudizio per istigazione a delinquere in relazione ad alcune dichiarazioni rilasciate a Radiorai e ad altre testate lo scorso settembre in cui affermava che «la Tav va sabotata». Lo ha deciso giovedì 5 giugno il gup di Torino all’udienza preliminare, ritenendo valida la tesi del pm che ha sottolineato come con quelle frasi l’intellettuale volesse «condizionare l’agire di altri». Il processo pertanto inizierà il 28 gennaio 2015.

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Dal canto suo lo scrittore ha così commentato su facebook: “Mi processeranno a gennaio. Mi metteranno sul banco degli imputati e ci saprò stare. Vogliono censurare penalmente la libertà di parola. Processane uno per scoraggiarne cento: questa tecnica che si applica a me vuole ammutolire. E’ un silenziatore e va disarmato”.

E’ in corso un appello (tra i primi firmatari: l’attore e regista Ascanio Celestini, la  cantautrice Fiorella Mannoia, il collettivo di scrittori Wu Ming) a sostegno di Erri De Luca. Chi intende aderire all’appello può scrivere – indicando nome e cognome – a [email protected].

“Grandi opere” e sovranità popolare

Autore: liberospirito 8 Giu 2014, Comments (0)
Parliamo di attualità. Di scottante attualità, come si suol dire. E’ il discorso sulle cosiddette “grandi opere” che – inevitabilmente, per forza di cose – si trovano coniugate con malaffare, malgoverno, ecc. L’inchiesta sul Mose, a breve distanza dall’Expo, è l’ultima della serie. Ci sembra di notevole riguardo, per la sua evidenza più che lampante, la proposta di Lidia Menapace, che proponiamo (proviene dal sito www.ildialogo.org) qui sotto. In breve: perchè non dare corso alla richiesta di una legge riguardante la sovranità popolare sul territorio (oltre al Mose, l’Expo, vedi la Tav, il Muos), invece di lasciarla nelle mani del sistema dei partiti e di voraci imprese monopolistiche ? Qui, sensibilità ecologica, politica e religiosa si incontrano, devono incontrarsi.
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A proposito del grande scandalo del Mose, vale la pena di non attardarsi nelle alte grida ecc.ecc. , ma di respingere subito con forza ciò che dicono sia Renzi che Lupi: “Bisogna perseguire la corruzione, ma le opere si debbono fare”. Si deve ovviamente punire la corruzione, ma soprattutto cogliere l’occasione per riaprire intero il discorso sulle “Grandi opere”.
Che sia il Mose o la Tav o il Muos, tutte hanno come caratteristica di essere sotto il potere di imprese monopolistiche, magari Impregilo, ben connesse con ministri per lo più di CL, della Compagnia delle Opere (molto spesso Grandi, appunto).
Questo mette il potere politico ed economico al riparo e nella più ampia discrezionalità: se non fossero così ingordi e si limitassero appunto solo ad essere ordinariamente corrotti, potrebbero fare tutto quel che vogliono, con un po’ di misura; invece chi non è d’accordo, appena protesta, diventa “terrorista, violento” ecc. : basta pensare ai Valsusini .
A me pare che si debba invece sulle Grandi opere ragionare prima di tutto sulla loro utilità rispetto alla natura e dimensioni del nostro territorio, che é già cementificato in misura tale da aver consumato molta terra coltivabile ecc.
Poichè la Costituzione dice che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita secondo le leggi” e una legge sulla sovranità popolare non esiste, propongo che ci si attrezzi per scrivere e firmare un testo di legge di iniziativa popolare, appunto per definire e rendere effettiva la sovranità popolare sul territorio.
Propongo dunque di mettere in funzione l’unica forma di democrazia diretta esistente nel nostro ordinamento, per riconoscere al popolo il potere di difendere il proprio territorio da interessi di puro profitto da errori e ingordigie.
Lidia Menapace

Scuola: quale alternativa all’IRC?

Autore: liberospirito 2 Giu 2014, Comments (0)

Riprendiamo a parlare di scuola e religione, riportando una notizia proveniente dal Servizio stampa della Federazione della chiese evangeliche in Italia (NEV – Notizie Evangeliche). L’argomento è il solito: l’insegnamento della Religione cattolica (tecnicamente denominata IRC), previsto dagli accordi concordatari, e la pressoché totale latitanza di attività alternative a tale insegnamento. Per approfondimenti si può andare direttamente al sito www.associazione31ottobre.it.

scuola

Si è concluso con l’intenzione di richiedere un’audizione al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (MIUR), il Convegno nazionale dell’associazione “31 Ottobre, per una scuola laica e pluralista”, tenutosi a Roma lo scorso 17 maggio. “Al Ministero vorremmo presentare alcune proposte concrete riguardanti le attività alternative all’insegnamento della religione cattolica (IRC) a scuola, raccolte nel documento finale del nostro convegno, incentrato proprio su questo tema”, ha spiegato Silvana Ronco, presidente della 31 Ottobre. A conclusione di una giornata di dibattito con esponenti del mondo sindacale, di quello della politica e dell’associazionismo, è stato infatti presentato un testo che ribadisce la pari dignità tra lRC e le materie ad essa alternative, rilevando al tempo stesso le tante criticità che rendono problematica tanto l’attivazione quanto la scelta di queste ultime. “La prima delle nostre richieste è che il Ministero pubblichi una circolare che riassuma l’intera normativa”, precisa Ronco.

Gli altri punti riguardano l’inserimento delle attività alternativa nel piano di offerta formativa delle scuole; l’informazione sulla possibile adozione di un libro di testo; un’adeguata informazione da parte delle segreterie degli istituti; la nomina di un referente presso gli Uffici scolastici regionali; la realizzazione di un apposito capitolo di spesa dedicato esclusivamente alla copertura dell’attivazione e gestione delle attività alternative.

Vedere il testo su: www.associazione31ottobre.it.