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Archivi: maggio 2014

Che cosa mangiamo?

Autore: liberospirito 25 Mag 2014, Comments (0)

Segnaliamo brevemente un’iniziativa che avrà luogo sabato 31 maggio, presso l’Agriturismo Casa della Memoria, in località Frascale, a san Protaso, frazione di Fiorenzuola (PC). Può interessare chiunque intenda approfondire il rapporto tra alimentazione e rapporto con l’ambiente e tutti i viventi.

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Alle 17.30 si terrà il “Pasta Madre Day”, un momento di condivisione e di scambio della pasta madre, con la collaborazione del Gruppo di Acquisto Solidale di Fiorenzuola. Come preparare un buon pane con ingredienti semplici come la farina, l’acqua e il lievito madre. Per regalare il proprio lievito in eccesso agli altri, anche agli sconosciuti.

Alle 19.00 ci sarà un incontro con Federico Battistutta sul tema: “Perché non mangiamo animali. Conversazione amichevole su salute, etica e spiritualità”.

A seguire, alle 20.30 cena bio-vegetariana, senza l’uso di prodotti di origine animale, con alcuni piatti preparati con pasta madre.

Per iniformazioni e prenotazioni; [email protected]

Riprendiamo da un articolo di Luca Kocci su “Il manifesto” di oggi, 23 maggio, la notizia della scomunica che ha colpito Martha Heizer,  presidente e co-fondatrice del movimento We are Church (Noi siamo Chiesa). Non c’è che dire: un bel regalo della Chiesa di papa Francesco…

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Durissimo provvedimento della Santa sede contro i gruppi cattolici di base. La Congregazione per la dottrina della fede ha scomunicato – quindi escluso dai sacramenti ed espulso dalla Chiesa cattolica –

Martha Heizer, cofondatrice e presidente di We are Church (Noi siamo Chiesa), il principale movimento cattolico internazionale progressista, presente in oltre 20 nazioni e impegnato per una riforma della Chiesa in direzione di una maggiore collegialità, pluralismo e povertà.

Da tre anni Martha Heizer e suo marito Ehemann Gert (scomunicato anche lui), per sollevare pubblicamente la questione dell’ordinazione presbiterale delle donne, celebrano l’eucaristia nella loro casa ad Absam (vicino Innsbruck, in Austria) insieme ad altre persone della comunità e senza preti. Una prassi peraltro comune nelle comunità cristiane di base, moltissime delle quali anche in Italia.

La Congregazione per la dottrina della fede (l’ex sant’Uffizio) – guidata dal card. tedesco Müller, nominato da Ratzinger e annoverato fra i conservatori – ha avviato un’indagine che mercoledì sera si è conclusa con la consegna, da parte del vescovo di Innsbruck, mons. Manfred Scheuer, del decreto di scomunica proprio per aver infranto le regole canoniche sul sacramento dell’eucaristia. La coppia però lo ha respinto e non ha nemmeno voluto ritirarlo. «Siamo stati trattati come i preti che hanno compiuto delitti gravissimi, come gli abusi sessuali sui minori, anzi peggio perché non conosciamo un solo caso di un prete pedofilo che è stato scomunicato», dichiarano Heizer e suo marito. «Abbiamo rifiutato di ritirare il decreto, non lo accettiamo perché sappiamo di non aver commesso abusi tali da essere scomunicati. Anzi continueremo a impegnarci con maggior forza per la riforma della Chiesa cattolica: proprio queste modalità mostrano con quanta urgenza la Chiesa debba essere rinnovata». «Con le loro azioni, Heizer e suo marito hanno creato una situazione per cui era necessario prendere provvedimenti», lo scarno commento di mons. Scheuer, «in un certo senso si sono auto scomunicati».

Per Vittorio Bellavite, portavoce della sezione italiana di Noi siamo Chiesa, l’intervento è un attacco dell’ala conservatrice delle gerarchie al nuovo clima ecclesiale: «Il card. Müller ha “usato” questa vicenda per un attacco, indiretto ma molto duro, al nuovo corso di papa Francesco e alle riforme indispensabili che egli cerca di proporre. Non è possibile nessuna altra interpretazione davanti a un intervento nei confronti della presidente del principale movimento che da anni si impegna per la riforma della Chiesa cattolica nella linea del Concilio e che, ora, ha accolto con convinzione il messaggio del nuovo vescovo di Roma. La questione, di cui era imputata Martha, era ferma da tre anni e sembrava abbandonata. Non a caso viene risollevata ora che nella Chiesa lo scontro si sta facendo vivace».

Noi siamo Chiesa è nata in Austria nel 1996 attorno ad un “Appello al Popolo di Dio” che raccolse 2 milioni e 500mila firme in tutta Europa (oltre 35mila in Italia) e che chiedeva riforme radicali nella Chiesa cattolica: maggiore democrazia, abolizione dell’obbligo del celibato ecclesiastico, fine delle discriminazioni contro gli omosessuali, accesso ai sacramenti per i divorziati risposati. La scomunica alla presidente è un duro colpo al dialogo con il mondo cattolico di base, che sembrava essersi riaperto con papa Francesco, il quale però era sicuramente informato del provvedimento.

Luca Kocci

Delegando si muore

Autore: liberospirito 20 Mag 2014, Comments (0)
Riportiamo una larga parte del recente editoriale di Giovanni Sarubbi apparso su sito www.ildialogo.org (dove è possibile leggerlo integralmente). Vi è una critica del potere, nelle righe sotto riportate, altamente condivisibile (Ivan Illich diceva proprio a proposito del cristianesimo: Corruptio optimi pessima, vale a dire: Ciò che era ottimo, una volta corrotto, diviene pessimo). Si tratta di riprendere nelle proprie mani, senza delega alcuna, il rapporto con la religione e con la dimensione di senso in essa contenuta (e la critica al potere degli esperti di professione era un motivo assai caro proprio a Illich).
sterco del diavolo
Purtroppo, fra i comandamenti che dovrebbero essere universalmente accettati da chi si dichiara cristiano, “il non dire falsa testimonianza” è quello più violato.
Non c’è organizzazione umana dove vi sia un potere da gestire di qualsiasi tipo, sociale, politico, religioso, che non è intrisa di bugie. La dove c’è un potere da gestire li c’è anche la bugia, che si manifesta in vario modo, dal semplice nascondere le informazioni che permetterebbero alle persone di orientarsi correttamente e di poter decidere in tutta libertà e coscienza, alla bugia vera e propria, alla mezza verità, che spesso è peggiore di una bugia completa. E man mano che si sale nella scala organizzativa il livello di bugie è via via crescente. Ciò che circola ai livelli più alti di una organizzazione è quasi sempre sconosciuto ai bassi livelli a cui arriva solo ciò che deve arrivare per continuare a mantenere il potere di tutta l’organizzazione nelle mani di chi la dirige.
Sono giunto a questa amara considerazione attraversando tutta una serie di organizzazioni sociali, da quella sindacale, a quella politica, a quella religiosa che hanno tutte questo tratto caratteristico.
Da questa esperienza ho anche tratto la convinzione che sulle bugie non si può costruire nulla di buono. Basta pensare che sulle bugie si sono costruite tutte le guerre passate e quelle attualmente in corso; sulle bugie si sono costruiti tutti gli scismi e i sotto-scismi all’interno delle chiese cristiane; sulle bugie si costruiscono gli odi fra le persone di diversa etnia, cultura, religione, colore della pelle.
Lo so, quello che sto dicendo è banale, fa parte della vita di tutti i giorni. Ma spesso più banali sono le considerazioni più esse vengono ignorate e non considerate nel loro giusto valore dalla grande massa della popolazione. E così quando una verità che è sotto gli occhi di tutti ,ma che tutti non vedono o fanno finta di non vedere, viene detta in modo chiaro ed inequivocabile, ecco che ci sono le alzate di scudo, le reazioni di chi sente minacciato il proprio potere. Scatta anche il meccanismo di chi, pur non essendo il Re, è più realista del Re ed è anzi quello che più di altri si oppone a qualsiasi cambiamento e giura sulla buona fede del Re. E anche queste cose fanno parte della vita di tutti i giorni.
Ciò premesso, sul tema della crisi delle Chiese noi crediamo fortemente che una discussione aperta e senza falsità sia improrogabile. E diciamo questo perché la situazione dell’intera umanità è ad un punto di svolta drammatico, soprattutto per la questione ambientale che minaccia la sopravvivenza stessa della specie umana e non soltanto per i cambiamenti climatici in atto ma anche per le nuove e sempre più devastanti malattie che si diffondono.
Le chiese cristiane nel loro complesso sono corresponsabili della situazione nella quale siamo, lo abbiamo ripetuto più volte e più volte continueremo a farlo. Certo analoghe responsabilità hanno anche altre religioni o altre ideologie politiche ma noi parliamo per quel che ci compete. Noi cerchiamo di dare un contributo per quel che riguarda la religione nella quale siamo cresciuti e che condiziona la società nella quale viviamo.
Noi sappiamo bene di non avere alcuna verità indiscutibile e alcuna ricetta risolutiva. Poniamo problemi e stimoliamo tutti a confrontarsi con essi e a cercare insieme le soluzioni. E se proponiamo qualche soluzione o via da seguire lo facciamo con lo spirito della proposta possibile, non certo del diktat che deriva da chissà quale mandato divino. Non ne abbiamo noi e non ne riconosciamo a nessun altro essere umano.
Quello che è francamente diventato insopportabile è l’atteggiamento di chi è più realista del Re, di chi, per esempio, pur vivendo una condizione di miseria giustifica o accetta la mitologia e il simbolismo di chi è ricco ed è responsabile diretto della sua povertà. Sono atteggiamenti non più sostenibili sia sul piano civile, sia soprattutto sul piano religioso.
Io so bene che ci sono tanti preti e religiosi cattolici che dedicano la loro vita a favore degli ultimi della Terra. Ne conosciamo diversi e con molti di essi abbiamo l’onore di condividere scelte ed iniziative. Ma questi preti e religiosi sono emarginati all’interno della chiesa. Nella stessa chiesa ci sono anche preti che lucrano su ogni atto ecclesiale che sono chiamati a compiere, violando persino le pur blande regole scritte dal loro vescovo. E’ di questi giorni la notizia di un parroco che alla sua morte ha lasciato un milione di euro in eredità. E ci sono stati e ci sono ancora nel mondo cattolici che ammazzano altri cattolici (vedi Argentina o San Salvador), e mentre c’è chi vive in povertà, nella stessa chiesa c’è chi è dedito all’uso sfrenato di quel dio denaro che Papa Francesco ha giustamente chiamato “lo sterco del diavolo”. Domandiamo sommessamente è possibile continuare così? E’ possibile continuare ad ingannarsi facendo leva sulle emozioni o sulle mega santificazioni che continuano ad annunciarsi a getto continuo?
Noi pensiamo di no, e continueremo ad affrontare questo tema perché siamo convinti che una svolta positiva alla storia del mondo la potranno dare i cristiani che sappiano liberarsi di quel potere che, a partire dal quarto secolo d.C. , ha distrutto lo spirito originario del profeta di Nazareth, che non voleva creare alcuna organizzazione di potere. E non importa a quale chiesa questi cristiani appartengano ne serve costruirne di altre. E’ il potere la malattia, la partecipazione ed il coinvolgimento di tutti è la cura. E’ l’accentramento delle decisioni e della ricchezza in poche mani che è la malattia, la democrazia e la condivisione dei beni è la cura. E se in una comunità si deve delegare qualcuno a gestire una piccola fetta di un potere che attiene a tutta la comunità, questa delega deve essere sottoposta a controllo, nessuna informazione deve essere tenuta nascosta e questa delega non deve mai essere a vita.
Siamo anarchici, libertari, estremisti, fondamentalisti? Chiamateci pure come volete, le etichette non ci interessano. Noi siamo persone che non vogliamo più delegare ad alcuno la gestione della società in tutti i suoi aspetti, politici, culturali o religiosi che siano. E chiediamo a tutti di fare altrettanto perché delegando ad altri ci si scava solo la propria fossa e con la propria quella dell’intera umanità.
Giovanni Sarubbi

Il bisogno dei Papi santi

Autore: liberospirito 7 Mag 2014, Comments (0)

Quanto segue è la riflessione – ampiamente condivisibile – di Vito Mancuso (apparsa su “La Repubblica”) in merito alla decisione di dichiarare santi papa Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Una decisione tutta politica (o meglio: di navigato marketing politico, di spettacolo della politica) da parte della Chiesa di papa Bergoglio per cercare di infondere credibilità verso un’istituzione sempre più in crisi. Su questo argomento abbiamo già proposto l’intervento di Giovanni Franzoni.

santità

Tra le religioni monoteiste è solo il cristianesimo a conoscere il fenomeno della santità, che invece rimane del tutto sconosciuto all’ebraismo e all’islam. Non che in queste due grandi religioni non vi siano stati e non vi siano uomini e donne di grande spessore spirituale, ma né l’ebraismo né l’islam nel riconoscerne il valore hanno mai sentito l’esigenza di dichiararli “santi”.
Per queste due religioni infatti la santità appartiene per definizione solo a Dio, e l’uomo, fosse anche il migliore di tutti, fosse anche il profeta Elia o il profeta Muhammad, non può strutturalmente partecipare al divino, e quindi può essere sì giusto, osservante, devoto, ma  mai può essere santo. Il cristianesimo al contrario crede nella possibilità della comunione ontologica tra il divino e l’umano.
Di una comunione cioè che non riguarda solo la volontà del credente ma giunge a comprenderne anche l’essere. In questo senso si può dire che la santità è una conseguenza dell’incarnazione, del farsi uomo da parte di Dio in Gesù di Nazaret: come il Figlio infatti da vero Dio è diventato uomo, così i suoi discepoli migliori da semplici uomini giungono alla possibilità di partecipare alla condizione divina denominata santità. C’è molto ottimismo, c’è molta simpatia verso l’uomo, nel dichiararne la santità.
E non è certo un caso che tra le diverse forme di cristianesimo siano in particolare il cattolicesimo e l’ortodossia a insistere sulla santità, che invece è quasi del tutto dimenticata nel protestantesimo la cui teologia è perlopiù caratterizzata da un’antropologia pessimista secondo cui l’uomo non potrà mai giungere a una natura pienamente riconciliata (per Lutero si è sempre simul iustus et peccator, il male cioè non può essere mai del tutto sradicato neppure nel migliore dei giusti).
In questa prospettiva il cattolicesimo mostra una grande affinità con l’induismo, per il quale la comunione tra il divino e l’umano è all’ordine del giorno, e con il buddhismo, per il quale la natura di Buddha appartiene di diritto a ogni essere umano. E infatti entrambe queste grandi religioni conoscono, come il cattolicesimo, il fenomeno della santità, fino a giungere a condividere l’appellativo “Sua Santità” che appartiene tanto al Romano pontefice quanto al Dalai Lama, mentre l’appellativo Mahatma (grande anima) riservato dall’induismo ai suoi figli migliori è solo un altro modo di dichiararne la santità.
Che cosa contraddistingue allora la santità cattolica? La risposta è la Chiesa, ovvero il fatto che la santità non viene riconosciuta dal basso, dal popolo, per gli evidenti meriti del maestro, come fu il caso di Gandhi chiamato Mahatma già in vita, ma diviene tale solo in seguito a una formale dichiarazione della gerarchia ecclesiastica detta canonizzazione.
E qui si inserisce, oltre alla dimensione teologico-spirituale dichiarata sopra, la valenza politica del fenomeno santità. La politica infatti ha sempre giocato un grande ruolo nella storia della Chiesa alla prese con la dichiarazione della santità dei suoi figli migliori. Nel bene e nel male. Si pensi nel primo caso alla rapidissima canonizzazione di Francesco d’Assisi, proclamato santo a neppure due anni dalla morte. E si pensi nel secondo caso alla canonizzazione dell’imperatore Costantino o alla beatificazione di Carlo Magno, uomini di immenso potere, dalla vita non proprio integerrima e tuttavia elevati agli onori dell’altare.
La canonizzazione da parte del papato di propri esponenti, compresa quella di domenica prossima, rientra alla perfezione in questa prospettiva dalla forte connotazione politica: degli otto pontefici del ‘900 ormai ben tre (Pio X, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II) sono diventati santi e tre sono sulla via per diventarlo (Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo I), lasciando peraltro la memoria degli altri due (Benedetto XV e Pio XI) in grave imbarazzo.
Aveva del tutto torto il cardinal Martini a essere contrario alla canonizzazione dei papi recenti? Tanto più che la politica ecclesiastica non si esprime solo sulle canonizzazioni in positivo, ma anche su quelle in negativo, sull’esclusione cioè di chi meriterebbe di essere riconosciuto santo ma non lo diviene. È il caso di monsignor Oscar Romero, ucciso dagli squadroni della morte il 24 marzo 1980 mentre celebrava la messa nella cattedrale di San Salvador per la difesa dei diritti dei poveri, e mai beatificato da Giovanni Paolo II, che anzi in vita l’umiliò, né in seguito da Benedetto XVI. Ed è il caso di Helder Camara, il vescovo di Recife, nel nord del Brasile, famoso per la sua lotta a favore degli ultimi (amava ripetere «quando do da mangiare a un povero dicono che sono un santo, quando chiedo perché è povero dicono che sono comunista») per la sua gente già santo ma non per il Vaticano.
La santità esprime un grande ottimismo sulla natura umana in quanto ritenuta capace realmente di bene e per questo il suo istituto è tanto importante e andrebbe governato con maggiore spirito di profezia. La politica però ha purtroppo spesso la meglio, e la canonizzazione parallela di domenica prossima di due papi tanto diversi lo dimostra ancora una volta.

Vito Mancuso

Dio ci dà a conoscere che dobbiamo vivere come persone che senza Dio fanno fronte alla vita. (Dietrich Bonhoeffer)

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Lunedì 5 maggio, dalle ore 15,30 alle 18,30 si terrà un seminario, presso l’Università di Bergamo, nella città alta, sede di via Salvecchio 19 (aula 42 – piano terra), dal titolo La mistica tra risveglio e trasformazione di civiltà, condotto da Gianni Vacchelli (scrittore, saggista e docente). Introduce Fulvio Manara, coordinatore della Comunità di ricerca “Culture religioni diritti nonviolenza” dell’Università di Bergamo. Interviene Federico Battistutta, coordinatore del sito web www.liberospirito.org, luogo virtuale per lo studio delle connessioni tra religione e libertà.

L’iniziativa è stata organizzata dalla Fondazione Serughetti – La Porta e dall’Università di Bergamo. In precedenza entrambi gli enti avevano organizzato due incontri con i teologi John Spong (in ottobre) e Roger Lenaers (in gennaio). L’intera iniziativa ha per titolo La ricerca del divino oltre le religioni.

Per info: [email protected]