Crea sito

Archivi: marzo 2014

Una riforma del cristianesimo?

Autore: liberospirito 28 Mar 2014, Comments (0)

Riportiamo un passaggio importante della relazione di Vito Mancuso tenuta il 24 febbraio scorso a Napoli, presso la Facoltà Teologica San Luigi. Il testo integrale dell’intervento è possibile scaricarlo in formato pdf cliccando qui. In queste righe (si tratta del quarto paragrafo dell’intervento) si sostiene la necessità di una rivisitazione radicale del cristianesimo stesso. Non si può non condividere queste parole.

vito_Mancuso

Il punto è quale riforma. Riforma della Chiesa oppure dello stesso cristianesimo? Riformare il contenitore oppure lo stesso contenuto? Il dato di fatto fotografato da Martini dicendo “la Chiesa è rimasta indietro 200 anni” riguarda solo la Chiesa oppure segnala il problema del cristianesimo nella sua configurazione ufficiale?
Il Vaticano II vive dell’idea che per il cristianesimo sia necessario un “aggiornamento”, ma ritiene che tale aggiornamento debba riguardare i modi dell’annuncio cristiano, non la sostanza. Così Giovanni XXIII nel Discorso di apertura del Concilio l’11 ottobre 1962: “È necessario che questa dottrina certa e immutabile, chedeve essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata
in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo. Altra cosa è infatti il deposito stesso della fede, vale a dire le verità contenute
nella nostra dottrina, è altra cosa è la forma con cui quelle vengono enunciate”.
Io non penso che si tratti di una distinzione che regge fino in fondo. Essa è stata utile per iniziare a smuovere le acque, ma ora occorre procedere oltre e giungere a riformare non più solo i modi ma anche la stessa sostanza del cristianesimo. Non esiste infatti nessuna “dottrina che sia certa e immutabile”, per il semplice motivo che nulla di ciò che vive, idee comprese, è esente da mutazione. Solo ciò che non vive è immutabile. Vita = mutazione; viceversa, immutabilità = morte.
Se il cristianesimo vuole essere veramente all’altezza delle “esigenze del nostro tempo”, occorre prendere atto che la visione del mondo coltivata nel nostro tempo è talmente mutata rispetto ai secoli in cui veniva formulato il depositum fidei da rendere necessaria una mutazione dello stesso depositum fidei. Questa è la condizione perché il cristianesimo torni a essere rilevante in quanto buona-notizia e quindi veramente se stesso.

Vito Mancuso

Era solo un conflitto locale…

Autore: liberospirito 23 Mar 2014, Comments (0)

Il conflitto in corso tra Ucraina e Crimea desta preoccupazione. Recentemente il periodico “Internazionale” (www.internazionale.it) ha reso noto l’elenco completo delle dispute territoriali presenti attualmente nel mondo. E qui la preoccupazione e l’allarme aumentano. La cartina sottoriportata indica con il colore grigio le nazioni esenti da dispute territoriali. Tutte le altre – e sono la stragrande maggioranza – si riferiscono a contese, conflitti, dispute di grandi o piccole dimensioni. Che dire? Non drammatizzare per non alimentare controvoglia il clima di terrore? Certo è che guardando indietro nella storia scopriamo che diverse guerre sono partite da conflitti di modesta o minima entità. Un esempio: nel 1914 l’Europa versava in una seria crisi economica, quando a Sarajevo uno studente serbo assassinò l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austro-ungarico. Si trattava inizialmente di una crisi diplomatica e di un conflitto localmente circoscritto. Nessuno avrebbe pensato che di lì a poco sarebbe esplosa la Prima Guerra Mondiale, con oltre 70 milioni di uomini mobilitati in tutto il mondo, di cui oltre 9 milioni sarebbero poi caduti nei combattimenti, a cui vanno aggiunti circa 7 milioni di vittime civili. Ed era solo un conflitto locale…

mappa-dispute_big

Russia e Ucraina non sono gli unici paesi a contendersi un territorio. Nel suo World factbook, una pubblicazione annuale che raccoglie dati e statistiche, la Cia ha stilato un elenco di tutti gli stati del mondo che hanno in corso dispute con uno o più paesi per la sovranità su regioni, isole o confini.

Le nazioni escluse dall’elenco sono indicate nella mappa con il colore grigio, mentre tutte le altre (in arancione) sono coinvolte in qualche contesa territoriale.

In Europa hanno dispute aperte paesi come Danimarca, Norvegia e Finlandia, mentre sono esclusi dall’elenco Albania, Montenegro e Bulgaria.

La Mongolia è l’unico grande stato dell’Asia a non essere coinvolto in nessuna questione di sovranità territoriale.

La Cia ha incluso nella definizione di “disputa territoriale” sia le lotte e le controversie su confini o territori da parte di due stati, sia le pretese di sovranità su un territorio rivendicate da un solo stato. E in alcuni casi l’agenzia statunitense ha inserito anche contese per la gestione delle risorse naturali, per questioni geopolitiche o per l’annessione di territori sulla base di un’identità etnica o di un precedente legame storico.

I punti caldi. Secondo la Cia il Kashmir, al centro delle rivendicazioni di tre potenze nucleari come Pakistan, India e Cina, rimane l’area contesa più militarizzata e pericolosa al mondo, nonostante le trattative avviate nel 2005 tra Cina e India e il cessate il fuoco firmato tra Delhi e Islamabad nel 2004. La disputa riguarda anche le acque della regione, da cui nasce il fiume Indo.

La Cina è impegnata anche nella disputa con il Giappone sulle isole Senkaku/Diaoyu, dove negli ultimi mesi si sono registrati diversi incidenti che hanno sfiorato lo scontro armato, e in quella sulla piattaforma continentale del Mar cinese meridionale che la oppone a Filippine, Vietnam, Malesia e Brunei.

In Europa la maggior parte delle dispute territoriali residue si concentra nell’ex Jugoslavia, nonostante l’accordo tra Croazia e Slovenia sulla frontiera marittima che ha permesso di superare il veto di Lubiana all’ingresso di Zagabria nell’Unione europea. Le maggiori tensioni riguardano il Kosovo, la cui indipendenza dalla Serbia nel 2008 non è riconosciuta da Belgrado e da altri 84 paesi. Alcune aree a maggioranza serba vorrebbero tornare sotto la sovranità della Serbia.

La crisi in Crimea ha riportato l’attenzione sulla contesa territoriale tra l’Estonia e la Russia, che nel 2005 ha revocato la firma di un trattato di demarcazione della frontiera con l’ex repubblica sovietica dopo che il parlamento estone aveva inserito nel testo un riferimento ai confini precedenti alla Seconda guerra mondiale.

Auguri Francesco, nonostante tutto…

Autore: liberospirito 13 Mar 2014, Comments (0)

Oggi è un continuo rimando da parte dei media riguardo l’avvenuto primo anno del pontificato di Francesco I. I commenti si sono pressoché uniformati, tanto per cambiare… Una voce fuori dal coro la possiamo leggere sul sito di don Vitaliano Della Sala (www.donvitaliano.it).

don vitaliano della sala

È trascorso solo un anno dalla rinuncia di papa Ratzinger e dall’elezione di papa Bergoglio. Solo un anno: per chi lo vive un’eternità; per l’eternità un attimo. «Dissi un giorno a uno spaventapasseri: “Devi essere stanco di stare in questo campo solitario”. E lui rispose: “La gioia di spaventare è profonda e durevole, e non me ne stanco mai”. “È vero – aggiunsi – anch’io infatti ho conosciuto quella gioia”. E lui a me: “Solo quelli che sono imbottiti di paglia possono conoscerla”. Allora me ne andai, senza comprendere se il suo fosse stato complimento o disprezzo. Trascorse un anno, e quando mi ritrovai di nuovo a passare di là, vidi che due cornacchie stavano costruendo il nido sopra il suo cappello: la gioia di spaventare è degna di una testa di paglia!» (Gibran).

Solo un anno fa eravamo alle prese con una gerarchia vaticana che godeva nel mostrare il suo volto peggiore, con tratti marcatamente reazionari e antidemocratici, incline a sorvolare sulla pedofilia e sugli scandali legati alla banca vaticana, capace di punire duramente non solo chi dissentiva, ma anche chi si permetteva di porsi domande sull’ecclesiologia, sull’infallibilità del papa, sulla reale portata storica del Concilio, sul sacerdozio alle donne, sul celibato dei preti, sui diversi modi di essere famiglia, su quei valori cosiddetti “non negoziabili”. Discutere di questi e altri argomenti ha significato, per molti, subire punizioni canoniche di ogni tipo: «La gioia di spaventare è profonda e durevole, e non me ne stanco mai». Non avveniva da decenni che nella Chiesa ci fosse tanto terrore ad esternare le proprie idee, come è avvenuto nel trentennio di pontificato Wojtyla-Ratzinger; con loro si sono rafforzati i tratti di una Chiesa intollerante, arrogante, inumana, che pretende il rispetto dei diritti dell’essere umano all’esterno, ma non li rispetta per nulla al proprio interno.

Ora, dopo un anno, tutto sembra essere cambiato. La gerarchia, che ha al vertice papa Francesco, non spaventa più “gli uccelli” che, anzi, cominciano a costruire il nido sul cappello di chi, solo un anno fa, spaventava e scacciava chi non la pensava o viveva secondo il pensiero unico. Mi chiedo, e con me se lo chiedono in tanti: è veramente iniziato il tempo di una Chiesa inclusiva, che non emargina, non usa la pesante scure del giudizio contro nessuno, una Chiesa degli esclusi e non dell’esclusione? Ammirando i gesti e ascoltando le parole del papa sembrerebbe di sì; ma poi arrivano immancabili le smentite, i chiarimenti, le precisazioni, le pignolerie morali del solito p. Lombardi, affabile direttore della Sala Stampa vaticana, o del cardinale di turno: una sorta di “profilattico” imposto alla libertà dello Spirito Santo, che vorrebbe soffiare dove vuole.

Forse in piazza San Pietro o in televisione è evidente il cambiamento. Non così in molte parrocchie e diocesi. Che Francesco, come l’omonimo di Assisi, stia sostenendo e restaurando la Chiesa in rovina, non me ne sto accorgendo affatto, e penso di non essere il solo.

Perciò, se mi telefonasse papa Francesco, oltre agli auguri e all’assicurazione di preghiere, “con cristiana franchezza” gli chiederei se non è giunta l’ora di aprire, di spalancare le porte e le finestre di ogni forma di conclave, per far sapere a tutta la Chiesa il perché di certe scelte; ad esempio, perché i cardinali hanno eletto proprio Bergoglio. Si giocherebbe così a carte scoperte, e sarebbe un bene per tutti, alla faccia degli intrighi e dei retroscena.

E perché non discutere di gerarchia? È possibile – è auspicabile – che si capovolga la piramide gerarchica della Chiesa cattolica, e il papa ridiventi “servo dei servi di Dio”? Oppure perché, evangelicamente, non la si spiana del tutto per far ridiventare la Chiesa una comunità di fratelli e sorelle?

E, infine, gli chiederei: la Chiesa è, come afferma il Concilio, «una umana realtà impregnata di divina presenza» o un regno che assomiglia troppo a quelli medievali e poco a quello di Dio, descritto dal Vangelo? In quello secondo Marco, Gesù racconta una parabola, che ricorda il racconto di Gibran, nella quale paragona il Regno di Dio a un granello di senape, il più piccolo tra i semi che però diventa un albero frondoso, «e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra»: paradigma della Chiesa-altra che tanti cristiani sognano e si impegnano a costruire. E in quello secondo Luca, Gesù conclude le anti-beatitudini con un arrabbiato «guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi»: se ci si sforza di essere un vero profeta, un autentico discepolo di Cristo, si finisce immancabilmente per essere contrastati dal sistema di potere; quando questo ti ossequia, ti loda, ti applaude, vuol dire che non sei un buon discepolo, significa che hai tradito il messaggio di Gesù, troppo scomodo per essere applaudito da tutti. Al contrario, quando il potere che controlla la società, ti osteggia, ti perseguita, ti zittisce, allora rallegrati, perché sei sicuro di stare dalla parte del Signore!

Sono certo che papa Francesco sarebbe dispostissimo a discutere di questi e di altri argomenti… ma già prevedo l’immancabile smentita di p. Lombardi & Co.

Perciò, auguri di cuore, papa Francesco.

don Vitaliano Della Sala

Cambiare l’Islam

Autore: liberospirito 9 Mar 2014, Comments (0)

Abbiamo letto su “Tempi di Fraternità” (www.tempidifraternita.it) questo intervento sull’islam contemporaneo, che proponiamo ai lettori per la sua immediatezza. E’ anche un piccolo contributo alla giornata dell’8 marzo, appena trascorsa. In fondo, anche una religione come quella islamica non può non risentire dell’impatto con il mondo occidentale, con quel fenomeno denominato secolarizzazione. Si tratta di un discorso, questo, qui solo accennato, quindi da riprendere con respiro più ampio.

muslimwomensrights

Pochi giorni sono passati dalla festa degli innamorati. In Italia si vedono coppie giovani e meno giovani girare per la città regalandosi un sorriso e un fiore, ma in altre parti del mondo non solo è proibita ogni espressione d’affetto, anzi ci sono sempre nuove prescrizioni per sottomettere le donne.

È proprio di questi giorni la notizia, che arriva dall’Arabia Saudita, secondo cui la suprema autorità religiosa ha imposto una nuova fatwa che vieta alle donne di andare da sole da un medico, senza essere accompagnate dal marito o da un parente stretto. Anche se questo divieto era precedente, le donne lo ignoravano facilmente e quindi c’è stato un giro di vite che ha portato anche a tragedie come quella della studentessa universitaria che non ha potuto essere soccorsa da medici uomini ed è morta per un attacco al cuore. Questo accade in un Paese ormai diventato economicamente ricco, grazie al petrolio, ma che dimentica facilmente il proprio passato di popolo di pastori itineranti con i propri cammelli, vestiti di bianco con i turbanti, che gli uomini portano ancora con fierezza, dimenticando però il passato. Oggi la politica di questo Paese è molto legata ai Paesi occidentali, ma la mentalità è anacronistica, perché certi divieti e chiusure non sono legati alle origini dell’Islam, ma a sue successive interpretazioni e soprattutto all’uso che i poteri dei potentati hanno fatto e fanno della religione.

Io da piccolo, cresciuto in una famiglia islamica, ho sempre conosciuto il rispetto delle persone, la religiosità delle donne che era sincera e non conosceva oppressioni e divieti. Provo quindi un senso di sdegno e di vergogna di fronte alla grande ingiustizia che in Paesi che si vantano di essere islamici le donne siano tanto oppresse. Le associazioni islamiche nel mondo dovrebbero reagire e prendere le distanze di fronte a certe leggi e comportamenti. Si rizzano i capelli a leggere certe notizie: possibile che i giovani musulmani sul nostro territorio non reagiscano? Non sentano vilipesa la loro religione che dall’opinione pubblica è superficialmente identificata con quelle leggi?

Faccio quindi un appello: per migliorare la religione, come la politica, come la società, bisogna anche criticarla. Le donne sono esseri umani come noi uomini, non quindi proprietà di uno sceicco come i cammelli da sfruttare. Hanno gli stessi diritti di muoversi in autonomia, di accedere ad una professione, di vivere in libertà. Non si può interpretare il Corano in modo restrittivo, questi errori appartengono al passato, noi dobbiamo cambiare, com’ è successo per altre religioni e culture. La parola “ermeneutica”, nata nell’antica Grecia, voleva dire concretamente critica alla politica che era marcia e poi si è estesa alle religioni monoteistiche nel bacino del Mediteranno, interpretando i testi sacri dell’Ebraismo e del Cristianesimo. Così la situazione è migliorata molto rispetto ai secoli passati. Sarebbe necessario che anche il Corano fosse interpretato, tenendo presente il periodo storico in cui è stato scritto e la trasformazione della società di oggi. Un testo può essere letto in modi diversi. Nella festa di San Valentino una lettera d’amore per noi uomini e donne del ventunesimo secolo, credenti di una qualunque religione o non credenti, ha un significato particolare quando siamo innamorati, ma non ha lo stesso significato se l’ amata ci ha lasciato. Credo che anche l’Islam ha bisogno di un cambiamento forte che venga dalla base, per vedere il testo sacro in un modo nuovo e per condannare i poteri politici che usano a modo loro la religione. Questo però vuol dire aprirsi a una mentalità nuova, al dialogo con altre religioni, al rispetto dei diritti delle donne, a nuovi modelli di vita, pur conservando i grandi valori della tradizione che sono i rispetto, la solidarietà e l’ospitalità del diverso.

Alidad Shiri

Basta estrazioni fossili! Un appello

Autore: liberospirito 5 Mar 2014, Comments (0)
Riportiamo l’appello, apparso sul sito www.ildialogo.org, contro il progetto di trivellare anche l’Irpinia alla ricerca di nuove fonti energetiche fossili, senza consideare il problema – tutt’altro che irrilevante – che la continua espansione dell’estrazione di fonti fossili diviene sempre più insostenibile a causa del riscaldamento globale generato. Diverse persone hanno già sottoscritto l’appello (fra cui Alex Zanotelli). Invitiamo i nostri lettori a farlo, andando al seguente link.
gas-petrolio
L’Italia, per far fronte alla crescente richiesta di energia, persegue una politica energetica ancora troppo orientata sull’uso delle fonti fossili. Sulla base delle conoscenze attuali è infatti ragionevole pensare, secondo molti studiosi quali James Hansen, Luca Mercalli … e gli oltre 200 scienziati del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) dell’ONU, che l’aumento degli eventi climatici catastrofici estremi che si verificano con sempre maggior frequenza e violenza, non sarebbe frutto della normale alternanza climatica, che pur sempre c’è stata, ma dell’aumento di gas serra (CO2, CH4, N2O, CFC, O3, vapore acqueo) nell’atmosfera.
Perciò proviamo sconforto e trepidazione quando sentiamo che anche l’Irpinia sarà trivellata alla ricerca di fonti energetiche fossili. Difendiamo l’ambiente fermando le trivellazioni e ogni progetto di ampliamento dell’estrazione di fonti fossili in qualsiasi parte del mondo si vogliano fare. Difendiamo la biosfera e le forme di vita che ci sono in essa.
È indicativo ascoltare, subito dopo un evento climatico estremo, gli interventi dei politici che dicono: “Faremo di tutto per aiutare le persone colpite dal tornado,…”, questa fu la dichiarazione di George Bush dopo il tornado che travolse New Orleans nell’agosto del 2005.
«L’intero paese è con voi, non sarete soli. Faremo ogni cosa per fronteggiare l’emergenza». Questa è stata la dichiarazione di Barack Obama dopo il tornado che travolse Oklahoma City nel maggio dello scorso anno. Simile dichiarazione la fece la Cancelliera Angela Merkel, dopo l’alluvione del giugno 2013: “… fidatevi, faremo tutto il possibile per aiutarvi”.
Simile ancora a quella di Enrico Letta dopo l’alluvione in Sardegna (novembre 2013): Ora ci deve essere “l’impegno totale dell’intera comunità nazionale”.
Sono dichiarazioni umanamente apprezzabili e condivisibili ma piuttosto che fare queste dichiarazioni di circostanza a disastro avvenuto sarebbe meglio preoccuparsi di recepire gli avvertimenti degli esperti indipendenti (come quelli dell’IPCC – Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) che suggeriscono di ridurre i gas serra mettendo in atto le politiche necessarie per azioni di prevenzione.
Secondo le proiezioni attuali, nel 2042 gli abitanti della Terra saranno circa 9 miliardi e tutti vorranno vivere agiatamente. Questo significa molta richiesta di energia in più di quella attuale. Ma se pensiamo di soddisfare tale richiesta continuando a produrla con le tecnologie che utilizzano le fonti fossili, le emissioni di CO2 si raddoppieranno entro il 2050 e la temperatura del pianeta potrebbe aumentare di circa 3 °C. Per di più anche i combustibili fossili finiranno tra poche decine di anni. Non ha nessun senso continuare in questa direzione. Gli esperti del settore in tutte le occasioni lo continuano a ribadire e le manifestazioni climatiche sempre più estreme dovrebbero indurci a prendere sempre più in seria considerazione quanto ci viene detto. L’Homo sapiens sta correndo dei rischi che non ha alcun senso correre. Continuare ad espandere l’estrazioni delle fonti fossili significa voler ignorare co-scien-te-men-te i possibili aggravamenti dei danni. Significa che le frasi “Faremo di tutto.. (Bush), Faremo ogni cosa…(Obama), faremo tutto il possibile…(Merkel), impegno totale… (Letta), resteranno parole che i governanti di turno di tutto il mondo dovranno ripetere ancor più spesso e più drammaticamente.
Basta con le roboanti dichiarazioni se poi non si fa nulla di concreto per contenere il riscaldamento globale con politiche energetiche rivolte a diminuire le estrazioni di fonti fossili. Il clima è un sistema complesso, molto complesso che dipende da tanti fattori (irradianza solare, Gas serra, aerosol, riflettività delle superfici) e la soluzione è ancor più complessa. Ma ciò non vuol dire che non dobbiamo interessarcene. Valutare la variazione media della temperatura del pianeta, e di conseguenza il clima, in termini di una vita umana o di alcuni secoli è di scarsa rilevanza scientifica. Se invece la valutazione avviene in base a modelli che utilizzano dati geologici che riguardano centinaia di millenni allora il quadro che si ottiene è molto più significativo. Dai modelli climatici che fanno riferimento ai dati scientifici pubblicati dall’IPCC (oltre che da altri scienziati), si evince (vedi figure sottostanti) che in Antartide (Vostok) da 425.000 anni fa fino al 1750 (anno 0 nei grafici), la temperatura ha oscillato, fra ere glaciali e interglaciali, discostandosi raramente al di sopra dei 3 °C da quella del 1750 (assunta come temperatura di riferimento).
Nello stesso periodo di tempo la concentrazione di CO2 ha oscillato nell’intervallo compreso fra 160 parti per milione (ppm) (picco minimo corrispondente a 16.000 anni fa), e 310 ppm (picco massimo corrispondente a 325.000 anni fa), in buona correlazione con le variazioni della temperatura. Un analogo risultato si ottiene per l’andamento del livello del mare. Nel loro insieme i tre grafici, che rappresentano le variazioni della temperatura, della CO2 e del livello del mare per oltre 400 millenni, dimostrano che se aumenta la concentrazione di CO2 aumenta la temperatura, e viceversa. Nell’ultimo millennio la concentrazione di CO2 (linea blu del grafico sottostante [Fonte: M.E. Mann, R.S. Bradley, and M.K. Hughes, Global-scale temperature patterns and climate forcing over the past six centuries, “Nature”, 392, 779-787, 198.]) si è mantenuta sempre al di sotto di 310 ppm fino alla metà del secolo scorso. Successivamente ha superato il suddetto valore e continua ad aumentare in maniera esponenziale con conseguente aumento della temperatura (linea rossa) confermando la correlazione fra temperatura e concentrazione di CO2. Pertanto l’espansione dell’estrazione delle fonti fossili diviene sempre più insostenibile a causa del riscaldamento globale generato.
Oggi che l’Homo sapiens ha a disposizione i dati e le conoscenze. Dimostri la sua sapienza: utilizzi le fonti rinnovabili per sopperire alle richieste di energia da parte dell’intera umanità. Abbiamo le tecnologie e la capacità necessarie per farlo.
OCCORRE SOLO LA VOLONTA’ DI FARLO.
Ci appelliamo a tutte le amministrazioni, istituzioni, associazioni, fondazioni, ai comitati sociali, agli istituti propugnatori e a chiunque si riconosce appartenente alla specie Homo sapiens che ha a cuore l’ambiente e le giovani generazioni.
Firma l’appello.
Gesualdo, 22 febbraio 2014