Crea sito

Archivi: luglio 2012

I have a dream

Autore: liberospirito 31 Lug 2012, Comments (0)

Sulla rivista mensile “Il Margine” è apparso un contributo di Giovanni Colombo dal titolo “Arriverà Francesco I ?”. E’ una bella lettura che si colloca sulla medesima lunghezza d’onda di I have a dream di M. L. King o di Imagine di John Lennon. Certo bisogna sognare, questa dimensione ci appartiene in pieno in quanto esseri umani e non ci stancheremo mai di farlo. Ma dobbiamo anche interrogarci su cosa e come fare affinchè il sogno si armonizzi con la nuda realtà (e vicerversa).

Sì. Dopo tanta preghiera del papa e, modestamente, anche di noi laici, si può star sicuri che arriverà. Sarà lui il volto migliore. Non conosciamo ancora il colore, se bianco o nero (per il giallo stanno lavorando in tanti, c’è un proliferare di viaggi di ecclesiastici in Cina, ma la questione pechinese ha tempi troppo lunghi perché si risolva prima dell’avvento desiderato).

Però conosciamo già il nome. Si chiamerà Francesco. Sarà Francesco I. Il giorno dopo l’elezione, affiderà all’Unesco, quali siti artistici e turistici, i Palazzi Vaticani, metterà in vendita Castelgandolfo, chiuderà lo IOR affidando i soldi alla Banca popolare etica. Abiterà per lunghi mesi ad Assisi e scenderà a Roma – in treno – per celebrare i riti principali nella “vera” cattedrale del vescovo di Roma, quella di San Giovanni in Laterano. Molte cerimonie le farà all’aperto, sul Monte Subasio o su culmini di colline dove non s’innalza alcun tempio.

Inviterà a sedersi rispettosamente sull’erba. A prendersi le mani tra sconosciuti per storie personali, ma ben noti per comune origine. Ad adorare in spirito e verità.

Ridurrà la struttura istituzionale al minimo, con una drastica riduzione del terziario ecclesiastico (il Concilio Vaticano II voleva snellire la Corte papale, ma da allora l’Annuario pontifico ha triplicato le sue pagine). Toglierà il celibato obbligatorio: più piacere, meno ipocrisie. Ordinerà le donne, ma le donne lo vorranno? Non è per nulla scontata la loro disponibilità, dovrà riconquistarle. Darà le dimissioni a 80 anni. Abolirà definitivamente i cardinales. D’ora in poi i grande elettori del papa saranno i rappresentanti delle conferenze episcopali. Scriverà un’unica enciclica dal titolo: In nuditate, Domine. In essa chiederà perdono di tutte le volte che il cattolicesimo è stato potere persecutorio su coscienze coartate, finzione autoritaria e violenta della verità, pretesa di non errare smentita incessantemente dai fatti. Nel testo elencherà i dogmi, le norme morali e i canoni del Codice di diritto canonico da gettare nel biondo Tevere. Tolto il fasullo, tolto l’inutile, Gesù di Nazareth tornerà ad affascinare. Sarà di nuovo possibile incontrarlo e seguirlo. Nudus nudum Christum sequi.

Giovanni Colombo

Repetita iuvant. Notizie simili le abbiamo già riportate, ma tant’è. Riprendiamo un articolo apparso su “Adista Notizie” (n. 28 del 21/07/2012). Ogni commento – come si suol dire – è superfluo.

Chissà se, nonostante il bilancio in attivo (v. notizia precedente), a causa  della crisi economica mondiale e dei costi altissimi dei viaggi del papa per visite apostoliche e pastorali, in Italia ed all’estero, anche il Vaticano darà  avvio ad una spending review , nel solco di quella recentemente varata dal  governo italiano. Se accadrà, non sarà però certo in tempi brevi. Perché finora  l’escamotage individuato dal Vaticano per contenere i costi degli spostamenti di  Benedetto XVI resta efficacissimo: le spese per i viaggi ed i soggiorni del papa, per i palchi ed i maxischermi, gli impianti di amplificazione, le
strutture costruite ad hoc per consentire lo svolgimento delle kermesse papali, i ricevimenti, gli spostamenti, ecc. gravano sempre sui Comuni ospitanti (e quindi sui contribuenti); sempre sui fedeli delle diocesi interessate, che pagano con le offerte raccolte nelle Chiese; e sulle Curie, che versano un contributo “volontario”, ma obbligatorio; e gravano talvolta anche sulle casse dello Stato, nel caso ad esempio che quello papale sia rubricato come “grande evento” (ma lo Stato, va ricordato, mette sempre a disposizione gli elicotteri dell’Aereonautica Militare per trasportare il seguito del papa, oltre a
provvedere alla sua sicurezza personale ed all’ordine pubblico, in parte a carico anche delle polizie locali).
L’ultimo esempio è rappresentato dalla visita pastorale di Benedetto XVI nella diocesi di Frascati, il 15 luglio scorso. Visita lampo, per la verità, poiché il papa, dopo aver celebrato messa nella locale piazza S. Pietro, ha fatto ritorno nella residenza estiva di Castel Gandolfo per la recita dell’Angelus di mezzogiorno. Visita lampo, ciononostante piuttosto onerosa, dal momento che, oltre a tutte le offerte raccolte nelle chiese tuscolane la giornata del 15, alle parrocchie è stato chiesto di dare anche un contributo straordinario. Rigidamente pianificato e quantificato, nei termini della biblica “decima”: «Carissimo Confratello sacerdote – ha scritto infatti il vescovo, mons. Raffaello Martinelli (già collaboratore di Ratzinger alla Congregazione per la Dottrina della Fede), in una mail del 4 luglio indirizzata a tutti i parroci della sua diocesi – in occasione della visita del Santo Padre di domenica 15 luglio prossimo, ti ricordo l’impegno di offrire, per le attività caritative internazionali del Papa, un contributo, pari ad almeno il 10% delle entrate annuali della tua parrocchia, nella forma che ti avevo già indicato, e cioè trasmettendo alla Curia, entro il prossimo 10 luglio, in busta chiusa un assegno, non trasferibile, intestato a Sua Santità Benedetto XVI; un biglietto di accompagno, indicante il nome della tua parrocchia. Tutte le buste chiuse saranno poi consegnate al Santo Padre, durante la Concelebrazione Eucaristica, da Lui presieduta. Grazie! Mons. Martinelli».

Facciamo un po’ di conti. In una zona come quella tuscolana è difficile che le parrocchie abbiano entrate inferiori ai 100mila euro annui (per difetto, anche perché molte parrocchie non mettono a bilancio le offerte dei fedeli, considerate “diritto di stola” del parroco). Le parrocchie del territorio diocesano sono 25. È quindi realistico pensare che gli assegni in busta chiusa che i parroci devolveranno al papa superino tutti assieme la cifra di 250mila euro. A tale somma va poi aggiunto il totale delle offerte che verranno raccolte nelle questue, durante le messe. Infine, l’inevitabile contributo della diocesi.

Una delle ultime visite pastorali di Benedetto XVI, quella ad Arezzo del 13 maggio, costò in totale 500mila euro. Di questi, 120 mila euro furono a carico della Regione Toscana, 90mila del Comune; più un contributo della Provincia, oltre a quello della diocesi ed alle offerte di fedeli e enti vari. Certo, la visita a Frascati avrà costi prevedibilmente più bassi, per la minore durata ed il programma meno denso. Ma il papa viaggia sempre insieme ad un nutrito seguito, che prevede il segretario personale, il prefetto della Casa pontificia, il reggente, l’assistente, il cameriere e il medico personale, numerosi uomini della scorta, (agenti della gendarmeria e della Guardia svizzera), oltre a cerimonieri, fotografi e giornalisti dell’Osservatore Romano, operatori della Tv e della Radio Vaticana. Insomma, la
cifra sarà inferiore ai 500mila euro, ma non di moltissimo.

In ogni caso, per una trasferta di qualche ora, una visita “fuori porta”, a pochi chilometri di distanza da Castelgandolfo, le ingenti “offerte” di parrocchie e fedeli di Frascati costituiscono un contributo assai rilevante.

Rio+20 – Il prossimo passo

Autore: liberospirito 8 Lug 2012, Comments (0)

La conferenza Rio+20 si è chiusa da poco evidenziando ancora di più una frattura tra la società civile – rappresentata da centinaia di associazioni di diverso orientamento, compresi esponenti delle popolazioni native – e i vari delegati del racket della politica che, nei giorni scorsi, sono stati difesi da un muro di poliziotti in assetto antisommossa. Il documento finale poi non va oltre un elenco di buoni propositi privo di indicazioni operative. Su tutto ciò riportamo il commento del teologo brasiliano Leonardo Boff apparso in traduzione italiana su “Adista Documenti” (www.adista.it).

Il grande tema di Rio+20 era “Il futuro che vogliamo”. Il documento finale, però, non ci indica la rotta né i mezzi per percorrerlo: è timoroso, senza ambizioni e manca del senso etico e spirituale della storia umana. Ostaggio di una visione riduzionista e materialista dell’economia, non costruisce un software di società e di civiltà che ci possa dare speranza in un futuro che non sia il semplice prolungamento del passato e del presente. Questo ha dato tutto quello che poteva dare. Portarlo ostinatamente avanti vuol dire spingerci verso l’abisso che si apre di fronte a noi in un tempo non molto
lontano.

Di fronte alle crisi che affliggono tutta l’umanità, in particolare quelle del riscaldamento globale e dell’insostenibilità del pianeta Terra e ultimamente quella economico-finanziaria che colpisce al cuore i Paesi opulenti, di fronte alla crescita del fondamentalismo e alla permanente minaccia del terrorismo, agli scenari drammatici che molti seri analisti delineano per il futuro della Terra, dell’Umanità, della vita e alle poche chance per una pace duratura, una angosciosa domanda ci assale: quale sarà il prossimo passo dopo Rio+20?

Alcune constatazioni: si è consolidato il villaggio globale; abbiamo occupato praticamente l’intero spazio terrestre e sfruttato il capitale naturale fino ai confini della materia e della vita, attraverso l’uso della ragione strumentale-analitica; abbiamo provocato un’immensa crisi di civiltà espressa nelle varie crisi menzionate. Chiediamoci: e ora che succederà? Niente di nuovo? Sarebbe molto rischioso, perché il paradigma attuale si basa sul potere come dominio della natura e degli esseri umani. Non dobbiamo dimenticare che è all’origine della macchina di morte che può distruggere tutti noi e la vita di Gaia. Tale cammino sembra esaurito, per quanto sia ancora dominante.

Siamo obbligati a passare dal capitale materiale a quello spirituale. Il capitale materiale è limitato e si esaurisce. Quello spirituale è infinito e inestinguibile. Il capitale spirituale, fatto di amore, compassione, cura, creatività, realtà intangibili e valori infiniti, non ha limiti. Ne abbiamo fatto un uso modesto, ma può rappresentare la grande alternativa per superare la crisi attuale e inaugurare un nuovo modello di civiltà.

Il capitale spirituale ha la sua centralità nella vita, nell’autonomia dei cittadini, nella relazione inclusiva, nell’amore incondizionato, nella compassione, nella cura della nostra Casa comune, nella gioia di vivere e nella capacità di trascendenza.

Non significa che dobbiamo esimerci dalla tecnoscienza: senza di essa non risponderemmo alle esigenze umane. Ma che deve venir meno il suo carattere distruttivo nei riguardi della natura e della vita. Se nel capitale materiale il motore era la ragione strumentale, nel capitale spirituale è la ragione del cuore, la ragione sensibile, ad organizzare la vita sociale e la produzione secondo i cicli della natura e i limiti di ogni ecosistema. È nella ragione del cuore che sono radicati i valori; di essa si alimenta la vita spirituale per produrre le opere dello spirito: l’amore, la solidarietà e la trascendenza.

Usando una metafora del grande scrittore irlandese C .S. Lewis, direi: se al tempo dei dinosauri un osservatore ipotetico si fosse interrogato sul passo successivo dell’evoluzione, probabilmente avrebbe immaginato la comparsa di specie di dinosauri ancora più grandi e voraci. Ma si sarebbe sbagliato. Non avrebbe mai immaginato che un piccolo mammifero che viveva in cima agli alberi più alti alimentandosi di fiori e germogli, terrorizzato dai dinosauri, avrebbe fatto irruzione, milioni di anni dopo, come qualcosa di assolutamente impensabile: un essere di coscienza e intelligenza – l’essere
umano – con qualità del tutto diverse da quelle dei dinosauri. Niente fu come prima. Fu una rottura. Un passo diverso.

Crediamo che potrà sorgere ora un essere umano con un altro passo, animato dall’inesauribile capitale spirituale. E sarà il mondo dell’essere più che il mondo dell’avere. Il prossimo passo, allora, sarebbe esattamente questo: scoprire l’illimitato capitale spirituale e cominciare ad organizzare la vita, la produzione, la società e la quotidianità a partire da esso. Allora l’economia sarebbe al servizio della vita e la vita si impregnerebbe dei valori di relazioni aperte e inclusive, della reciprocità tra essere umano e Terra, dell’autorealizzazione e della gioia. Una vera alternativa al paradigma vigente.

Ma questo passo non è meccanico. È il risultato di un collegamento di forze attorno a valori e principi assunti da tutti, bio-centrati ed eco-amichevoli. Cioè, offerto alla nostra libertà. Possiamo accoglierlo come possiamo rifiutarlo. Ma, anche rifiutandolo, rimane come una possibilità sempre presente e pronta ad irrompere. Non si identifica con nessuna religione. È qualcosa di precedente che emerge dalle potenzialità di quella Energia di fondo, potente e amorevole, che sostiene tutto l’universo e ognuno di noi, e che penetra in tutta l’evoluzione cosciente. Chi l’accoglie vivrà un altro senso della vita e abiterà un nuovo futuro, diverso da quello immaginato da Rio+20. Gli altri continueranno a scontrarsi con i vicoli ciechi dell’attuale modo di essere e si interrogheranno, angosciati, sul loro futuro e sull’eventuale scomparsa della specie umana.

È stato Teilhard de Chardin, ancora negli anni ‘30 del XX secolo, a nutrire il sogno dell’irruzione della noosfera. Noos, in greco, significa mente e spirito totalmente aperti. La noosfera sarebbe l’irruzione
dell’umanità come specie, della mente e del cuore che battono all’unisono. Sarebbe la tappa nuova della antropogenesi, il superamento dell’antropocene (l’èra geologica attuale, ndt), l’inaugurazione dell’èra ecozoica e una nuova fase per Gaia.

Credo che l’eredità positiva dell’attuale crisi mondiale sia di aprirci alla possibilità di realizzare la noosfera. Si dice che Gesù, Budda, Francesco d’Assisi, Rumi, Gandhi, suor Dorothy (Stang, ndt) e tanti altri maestri e testimoni del passato e del presente abbiano fatto anticipatamente questo passo. Sono le nostre stelle polari, i seminatori del nostro principio-speranza e la garanzia che abbiamo ancora un futuro. I dolori attuali non sarebbero rantoli di una civiltà moribonda ma segnali del parto di un nuovo modo sostenibile di vivere e di abitare il nostro pianeta Terra. Saremo umani, riconciliati con noi stessi, con la Madre Terra e con la Realtà Ultima.

Come ha detto suggestivamente una delle nostre migliori pensatrici dei nuovi paradigmi, Rose Marie Muraro: «Quando desisteremo dall’essere dei, potremo essere pienamente umani: ancora non sappiamo cos’è ma l’abbiamo intuito da sempre».

Leonardo Boff