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Archivi: gennaio 2011

Addio al Piccolo Cesare

Autore: liberospirito 20 Gen 2011, Comments (0)

E’ di oggi la notizia sui quotidiani della decisione da parte del Vaticano di provare a scaricare Berlusconi a causa del sexy-gate che lo vedo coinvolto. ”La Santa Sede sta seguendo con attenzione e con particolare preoccupazione queste vicende italiane”, ha dichiarato il segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone. E’ lo stesso personaggio che all’incirca un mese fa si è congratulato con il premier per aver pienamente recepito le indicazioni della Santa Sede su temi definiti “eticamente sensibili” (famiglia, istruzione, difesa della vita), definendo come eccellente lo stato delle relazioni tra le due sponde del Tevere. Con quelle parole Bertone confermava, suo malgrado, quanto riportava sulla rivista “Rocca” Giancarlo Zizola a proposito del pensiero dei vertici vaticani, il quale, stando alla sintesi di un osservatore anonimo, ”non importa se il potere sia di destra o di sinistra, importa chi ci dà di più”.

Staremo a vedere se l’intervento del Vaticano contribuirà alla messa in liquidazione del “piccolo cesare” di Arcore e se saprà essere minimamente coerente su ciò. Staremo a vedere, appunto. Intanto riportiamo qui sotto le parole di Enrico Peyretti (intellettuale e ricercatore impegnato nel movimento per la nonviolenza e la pace), apparse sulla rete tempo fa, che costituiscono una sana denuncia.

 Una gerarchia insensata

 Enrico Peyretti

Sento, insistente, fra i cattolici seri e pensosi, non più disagio ma ripugnanza per queste ripetute prese di posizione di una gerarchia insensata a favore del governo Berlusconi. Non si tratta di destra o sinistra: si tratta di un governo che è “fuori” da tutte le parti: fuori dalla Costituzione, fuori dalla giustizia verso i più poveri (tanto all’interno quanto fra i migranti in cerca di vita respinti in mano a dittatori e predoni), fuori dalla legalità, fuori dalla parola veritiera e onesta, fuori dalla minima onestà civile.

Cosa vedono e cosa vogliono questi gerarchi di una organizzazione ecclesiastica fine a se stessa, con ogni mezzo? Con quale responsabilità parlano? Con quale conoscenza della realtà? Con quale coscienza dei primari valori umani e civili? Ma sanno a chi vendono la chiesa? I cristiani cattolici coscienti si facciano sentire, con voce forte. È il nostro dovere.

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Il Natale di Nicodemo

Autore: liberospirito 9 Gen 2011, Comments (0)

Sono trascorse oramai le feste natalizie. Proprio in occasione di questo trascorrere desideriamo proporre un intervento di Pasquale Iannamorelli sul Natale, a partire dall’episodio riguardante l’incontro tra Nicodemo, membro del sinedrio, e Gesù. E’ una riflessione spiazzante rispetto a numerosi discorsi a cui siamo stati, nostro malgrado, abituati nelle giornate passate.

Il Natale di Nicodemo

Pasquale Iannamorelli 

Nicodemo non è un pastore di Betlemme, non è Giuseppe, non è Erode, non è uno dei magi. Cosa c’entra allora con il Natale?

Mi ha sempre incuriosito e attratto, questo personaggio secondario del Vangelo di Giovanni, un’ombra che si muove nel buio, ma comunque una figura molto moderna per i suoi mille interrogativi e titubanze.

Nicodemo è l’uomo della paura, l’uomo del dubbio, l’uomo in ricerca, l’uomo della rinascita.

In Giovanni l’oscurità coincide spesso con l’ambiguità, il turbamento. È notte quando si scatena la tempesta sul mare e Gesù raggiunge i suoi camminando sulle acque (6,16); è notte quando Giuda esce dal cenacolo per andare a consegnare il Maestro (13,30); è notte quando Maria di Magdala scopre la tomba vuota (20,1). È notte quando Nicodemo va a parlare con Gesù (3, 1-21) o quando aiuta a dare sepoltura al suo corpo (19,39).

Nicodemo è uno scettico, non perché rinuncia alla verità, ma perché è un uomo che si pone delle domande. Anche la fede, nel suo nucleo più genuino, è una proposta sempre messa in discussione dal dubbio. Altrimenti assume un carattere fondamentalista nel senso più volgare della parola ed usa la religione come illusione.

Le persone che mi fanno più paura sono quelle che non dubitano mai, che non si interrogano mai, che non sono aperte al nuovo, che sono incapaci di guardare fuori del ghetto, partito, gruppo, squadra, movimento, religione… Non sta forse nel dubbio la tipicità dell’uomo? Imparare a vivere positivamente il dubbio, osare rimettere in discussione ogni mattina le certezze acquisite ieri per inserirle meglio nella vita quotidiana che passa, aprire gli occhi sia sul grigiore cupo di certe giornate che sugli stupori di fronte a una gemma in primavera, sperare che ciò che mi affligge oggi possa essere portatore di slancio domani, non è forse questo un atteggiamento di fede nella vita, in un chicco di grano che muore per portare frutto?

Solo quando non abbiamo più nulla, scompare la paura. E non si tratta solo di oggetti, di denaro, di immobili, di cose preziose. Nicodemo aveva paura di perdere la sua onorabilità, la sua autorità facendosi sorprendere con un poco di buono come Gesù. Ma al tempo stesso non rimane immobile, non gli basta approfondire con i suoi colleghi dottori della legge i temi che gli stanno a cuore, si avventura in mare aperto, pur usando una prudente e impaurita circospezione; vuole confrontarsi con quel Maestro tanto avversato dai farisei suoi amici. Questo perché è un uomo in ricerca, alla ricerca della luce. È confuso, crede in Gesù ma nello stesso tempo non riesce a decidere di seguirlo. Passerà gradatamente dalla titubanza figlia della paura dell’altrui opinione, all’esperienza umile della ricerca incessante e ostinata che farà di lui un testimone.

Nicodemo, durante quel colloquio serrato, partecipato, anche duro con Gesù, non capisce che è essenziale rinascere. Cosa significhi rinascere dall’alto forse lo comprende e ne fa esperienza proprio nel giorno della morte di quel Maestro che ha voluto incontrare di notte. È a partire da questa esperienza di morte e di vita che Nicodemo, da discepolo incredulo, diviene credente: si rinasce veramente quando non si ha più nulla da perdere.

Nella nostra tradizione cattolica abbiamo posto in relazione la parola rinascita con due sacramenti, il battesimo e la confessione, intesi come purificazione dal peccato: parola questa relegata nella sfera religiosa, ma che si traduce in parole umanissime e laiche: menzogna, ingiustizia, prepotenza, violenza, indifferenza, egoismo, viltà, complicità, tradimento, disumanità.

Nel Vangelo c’è una pagina che non cesserà mai di mettere lo scompiglio nei facili e comodi allineamenti dei cristiani con la mentalità mondana di ogni società e cultura: la lavanda dei piedi. Quando chi è posto in autorità, tradendo anzitutto la sua libera coscienza responsabile, pretende di sovrapporsi e di violentare la libertà di un suddito – bisognerebbe dire meglio di un corresponsabile – squalifica la sua autorevolezza. Non può esigere più né ossequio né obbedienza. È anarchia? Sì, ma per “rovesciare i potenti dai loro troni e innalzare gli umili” (Luca 1,52).

Nicodemo credeva di avere davanti a sé un qualsiasi maestro, un suo collega; invece incontra la luce, nonostante sia notte fonda. È come se la sua figura camminasse ai margini, attento alla vicenda di Gesù, ma da lontano e assaporando l’ambiguità, il disorientamento, il dubbio. Egli ora deve scegliere se stare nella notte in cui si muove o se scegliere la luce, rinascere.

Dall’impaurito, indeciso, dubbioso Nicodemo ho imparato che nascere non basta. È per rinascere che siamo nati. Ogni giorno. Rinascere più liberi, rinascere più vivi, rinascere più vigili, rinascere più resistenti, rinascere più appassionati, rinascere più entusiasti, rinascere più ricchi di gioia, rinascere più capaci di tenerezza…

Ecco perché Nicodemo è, a pieno titolo, un personaggio natalizio. Rinascere continuamente è il mio augurio di Natale. Per me e per voi.