Da alcuni decenni le condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori dipendenti continuano progressivamente a peggiorare, trasformandosi, in un numero sempre maggiore di casi, in vero e proprio neoschiavismo. Anche se lo schiavismo è fuori legge ed è condannato dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, come effetto delle pressioni economiche e finanziarie del mercato globale, di fatto si tollera che un numero crescente di esseri umani vengano trattati da schiavi e considerati tali. In particolare nei confronti dei migranti, dei cosiddetti irregolari, tacciati e trattati da clandestini da una legislazione xenofoba che favorisce frequenti punte di razzismo.
Come può un paese che si dice cristiano tollerare e non opporsi con forza e chiarezza a tutto questo? Dov’è il sentire religioso che insegna fratellanza e solidarietà? L’appello ad aiutare gli ultimi pare un discorso utile per le prediche in chiesa, la domenica, per far finta di essere buoni. Eccettuate alcune realtà di volontariato, missionarie, o le iniziative di singoli laici o di sacerdoti fuori dal coro, dov’è il sentire religioso nella nostra società? Che cosa si insegna nell’ora di religione nelle scuole? C’è mai qualcuno che si pone la semplice domanda: “Se fossi io in quella condizione di difficoltà e bisogno, come vorrei essere trattato?”. Eppure siamo stati un popolo di migranti, che ha conosciuto miseria e ingiustizia, ma dov’è la memoria?
Non si può continuare a tollerare una simile mentalità e un simile sistema di cose.
Spinto dal bisogno di giustizia e dall’impegno di far venire alla luce ogni atto ed ogni episodio nei confronti di ogni lavoratore che venga ingiuriato, maltrattato, sottopagato, ricattato, così come nei confronti di ogni essere umano che in vario modo venga schiavizzato e vituperato nei luoghi di lavoro, è nato il sito http://schiaviribelli.tk il cui scopo dichiarato è di creare un fronte di resistenza e solidarietà degli oppressi, capace di contrastare il vigente fronte xenofobo dello sfruttamento e del neoschiavismo.
A questo scopo tutti i lavoratori e le lavoratrici sono invitati a comunicare – attraverso il sito sopra indicato – episodi, fatti e situazioni di loro conoscenza. Ognuno ha il diritto di non esporsi se non vuole, quindi è accettata anche la comunicazione anonima. Tutte le informazioni verranno raccolte in un contenitore di memoria che, speriamo, diventi strumento di forte denuncia e contrasto al sistema di cose presente, oltre ad essere un incentivo per organizzare la resistenza e la lotta per l’emancipazione da ogni forma di schiavismo e di sfruttamento.
E’ necessario pensare e agire in maniera tale da riuscire a costruire una società diversa, fondata su un effettivo senso di giustizia, uguaglianza, vera libertà e solidarietà sociale. Anche questo è religione.


