Mi considerano anarchico, ma io non sono anarchico, sono cristiano. Il mio anarchismo è solo l’applicazione del cristianesimo ai rapporti fra gli uomini.
Tolstoj
Alle soglie del centenario della morte di Leone Tolstoj, avvenuta il 7 novembre 1910, diverse iniziative hanno ricordato o ricorderanno a vario titolo questa importante figura.
A luglio si è tenuto il campo assemblea del MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione) ad Albiano d’Ivrea, proponendo un momento di riflessione sul tema: Da Tolstoj a Gandhi: dalla resistenza passiva al Satyagraha. Ad aprile invece si era svolto un convegno internazionale promosso dal Dipartimento di Studi linguistici, letterari e filologici dell’Università degli Studi di Milano dal titolo: La sincerità di Tolstoj – Letteratura, pensiero e vita a 100 anni dalla morte, che ha visto la partecipazione di studiosi provenienti da atenei e istituti italiani e stranieri (ad esempio, l’Accademia delle Scienze di Mosca, il King’s College di Londra, il Museo Tolstoj di Mosca). Altre iniziative, grandi e piccole, si sono svolte o sono in corso di svolgimento in diverse città.
Invece, fra le pubblicazione dedicate a Tolstoj, recentemente uscite, ricordiamo qui La fuga di Tolstoj di Alberto Cavallari, riproposto da Skira (precedentemente era stato pubblicato da Einaudi) e Tolstoj è morto di Vladimir Pozner (Adelphi), entrambe dedicate proprio all’ultima fase della vita dello scrittore russo e al suo progetto di una fuga da tutto e da tutti. Per non dire poi che continuano, con puntuale regolarità, stampe e ristampe dei suoi più celebrati romanzi.
Fra le altre cose, nel maggio di quest’anno era uscito un articolo sul quotidiano ”Avvenire” in cui si ricordava la presenza a Firenze di Tolstoj nel 1891 per partecipare a un convegno ecumenico internazionale che ebbe luogo nell’autunno di quell’anno dal titolo Conferenze sulla fusione di tutte le Chiese cristiane, a cui parteciparono intellettuali, politici ed ecclesiastici appartenenti a varie fedi. L’intervento tenuto da Tolstoj univa ricordi personali e affermazioni di principio, avvalorando il messaggio di pace e di convivenza tra i popoli e il rigetto della guerra e di ogni violenza. Dirà tra l’altro: “Una delle mie massime enunciate è: non opporsi al male (…) Per questo medesimo principio ho dovuto dichiarare un’iniquità la guerra, qualunque essa sia e qualunque ne sia la causa: i popoli della terra sono fratelli e hanno a vivere in santa pace (….) Come vedete, miei illustri colleghi, i miei principi hanno la loro base nel Vangelo e perciò ho potuto accettare il lusinghiero invito a questa conferenza e ben volentieri sono venuto qui in mezzo a voi per trattare del modo di ricondurre la religione cristiana alle primitive sue fonti, pure e limpide”.
E’ questo Tolstoj che intendiamo qui ricordare, accanto all’autore di capolavori indimenticabili, contro l’idea veicolata da una parte della critica letteraria, ancora oggi persistente, secondo cui bisognerebbe operare una separazione tra un “Tolstoj maggiore” – artefice di capolavori della letteratura mondiale -, da un “Tolstoj minore”, sostanzialmente da consegnare all’oblio, autore di lettere, appelli e articoli in cui traspare la sua radicale idea religiosa, politica e sociale, oltre alle sue critiche alle gerarchie ecclesiastiche e istituzionali.
Scriblerus

