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Archivi: agosto 2010

Omaggio a Raimon Panikkar

Autore: liberospirito 30 Ago 2010, Comments (0)

E’ morto il 26 agosto Raimon Panikkar, filosofo e teologo spagnolo di origini indiane (era nato a Barcellona da madre catalana e padre indiano), all’età di 91 anni. Tutti i quotidiani italiani ne hanno dato ampia notizia sulle pagine culturali. Qui, si può solo ribadire come sia stato a tutti gli effetti un personaggio-chiave (pur con tutte le umane contraddizioni) dell’ampliamento degli orizzonti filosofico-religiosi, in senso stretto, e culturali, nell’accezione più ampia del termine. Ci resta in eredità  la sua vasta opera, come fonte e materiale per la meditazione e la discussione a venire.

Sul “Corriere della sera” del 28 agosto è stato pubblicato anche un estratto di un testo inedito a cui Panikkar stava lavorando. Lo riproduciamo come omaggio a questa importante figura del nostro tempo. Leggere le sue parole è il modo migliore per ricordarlo.

 

Unire cielo e terra serve a ridare un senso al mondo

Raimon Panikkar

Nel corso dei millenni l’uomo è stato attratto, spesso ossessionato e talvolta affascinato, da due forze che i mistici chiamerebbero trascendenza e immanenza, i poeti cielo e terra, i filosofi spirito e materia. L’uomo si è dibattuto tra questi due poli attribuendo di volta in volta più importanza all’uno o all’altro, disprezzando, trascurando o magari negando realtà all’uno dei due (la materia è male, il corpo è schiavitù, il tempo è illusione) oppure viceversa (il cielo non esiste, lo spirito è mera proiezione, l’eternità un sogno).

La religione, intesa quale dimensione umana che potremmo chiamare religiosità, messa di fronte al problema del significato della vita ha oscillato tra questi due poli senza riuscire a dimenticare completamente l’altro. Carpe diem: la terra è troppo attraente per non godere dei suoi piaceri. Fuga mundi: il mondo è troppo fugace per riporvi la nostra fiducia.

Non v’è dubbio, tuttavia, che molte delle principali religioni ai nostri giorni hanno decisamente spostato la bilancia verso il trascendente, lo spirituale, l’ultraterreno. «Come andare in cielo» è il compito della religione; «come vanno i cieli» è l’incombenza della scienza: è stata questa la materia di discussione tra uno scienziato (Galileo Galilei) e un teologo (Roberto Bellarmino).

La dicotomia è stata letale per entrambi. La religione è bandita dagli affari umani e la scienza diventa una specialità astratta, avulsa dalla vita umana. La religione diventa un’ideologia e la scienza un’astrazione. In entrambi i casi il corpo è praticamente irrilevante. Compito della nostra generazione, se non vogliamo contribuire all’estinzione dell’homo sapiens, è di tornare a celebrare l’unione tra cielo e terra, quello hieros gamos o sacra unione di cui parlano tante tradizioni, non esclusa la cristiana.

Lo studio delle tradizioni religiose dell’umanità ci mostra che «scienza» (per non usare altri termini) ha voluto dire qualcosa più che descrizione empirica di comportamenti «religiosi» e delle loro interpretazioni «scientifiche» e che religione non è riducibile a pratiche o credenze definite «religiose» dal punto di vista della razionalità intesa nel senso in cui l’ha interpretata il cosiddetto illuminismo. Dicendo «scienze» non vogliamo escludere alcuna forma di coscienza né di saggezza.

Nel dire «religioni» non vogliamo cadere nel monopolio di questa parola da parte di istituzioni («religiose»); ci riferiamo invece a quel nucleo ultimo di ogni cultura, e anche di ogni vita umana, che si crede dia un certo senso alla vita.

È molto significativo che la parola polisemica «religione» sia stata ritenuta poco meno che sconveniente in alcuni ambienti e che si sia voluto sostituirla con «spiritualità». Ciò però dimostra che l’allergia alla parola «religione» è solo superficiale, dato che la parola «spirito» potrebbe farci cadere a sua volta in un altro «ghetto» esclusivo degli «spiritualisti». Se si critica la religione in quanto oasi chiusa che esclude i cosiddetti non-credenti, la spiritualità a sua volta potrebbe essere intesa come la confederazione di religioni in antitesi a coloro che negano ciò che è spirituale.

Sin dai tempi di Confucio si sa che esiste una politica delle parole.

Prima comunione

Autore: liberospirito 14 Ago 2010, Comments (0)

In occasione del centenario del decreto Quam singulari di papa Pio X, in cui venivano fornite le disposizioni circa la somministrazione della prima comunione ai bambini, è apparso sull’Osservatore romano – il quotidiano della Santa sede – un intervento del card. Antonio Canizares Llovera, responsabile della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. In esso si afferma che non solo “non è raccomandabile la prassi che si sta introducendo di elevare l’età della prima comunione”, ma che, al contrario, “è ancora più necessario anticiparla”.

Il punto di riferimento di tale dichiarazione resta il Codice di diritto canonico, che così prevede: “E’ dovere innanzitutto dei genitori e di coloro che ne fanno le veci, come pure del parroco, provvedere affinché i fanciulli che hanno raggiunto l’uso della ragione siano debitamente preparati e quanto prima, premessa la Confessione sacramentale, alimentati di questo divino cibo” (Can. 914).

Il motivo di questo gioco d’anticipo proposto dall’alto prelato è presto sintetizzato: è opportuno correre ai ripari, i bambini crescono oggi in un ambiente avverso, trovandosi sottoposti a tanti e tali stimoli provenienti dalla società, i quali risultano contrari ai principi cristiani.

Non tutti nella Chiesa paiono disposti a seguire le idee del succitato cardinale. Il vesc. Domenico Sigalini – già responsabile della pastorale giovanile per la CEI – intervistato dal quotidiano La Repubblica, esprime alcune perplessità, pur pronunciandole sottotono e fra le righe, secondo i costumi del lessico curiale.

L’imbarazzo che suscita una simile proposta sta tutto nel fatto che i bambini sono considerati la posta in gioco di una competizione, classificati come destinatari di un messaggio promozionale. Anziché interrogarsi sul rapporto adulto/bambino, sui bisogni reali manifestati dai cuccioli dell’uomo, rivendicando e promuovendo spazi fisici e mentali in cui possano crescere – custodendo l’innocenza e sviluppando le potenzialità, favorendo la gratuità del gioco e lo stupore di fronte all’esistenza, incoraggiando i ‘perché’ della vita -, sono considerati come un target, rubricati a potenziali acquirenti di un prodotto, sia esso un videogame o l’eucaristia.

La Chiesa non dimostra così di opporsi alla società dei consumi, ma si presenta come la concorrenza sul mercato, costretta dalle circostanze a ricorrere a nuove strategie di marketing, attratta anch’essa nell’orbita del modello economico imperante, in questo delirio di produzione e consumo che divora se stesso e tutto ciò che incontra.

E, a ben vedere, cos’hanno più di religioso tante prime comunioni e cresime, che spesso si consumano in dispendiosi pranzi nei ristoranti, in regali costosi ai bambini o a sfilate di moda dei parenti sui sagrati delle chiese? Dove si manifesta quel rendere grazie alla vita che il termine sottende (εὐχαρίστω – eucharisto – rendere grazie)?

Scriblerus

Giornata Dolciniana 2010

Autore: liberospirito 11 Ago 2010, Comments (0)

Come ogni anno, nella seconda settimana di settembre ha luogo la Giornata Dolciniana. Il programma di quest’anno prevede:

Sabato 11 settembre:

  • Ore 17,00. Presso la chiesa Valdese di Biella, via Fecia9/c, lo storico locale Gianni Valz Blin parlerà su: “Risorgimento biellese: tra alcuni aspetti e luoghi dei moti per l’unità d’Italia sboccia la riscoperta del movimento dolciniano”.

Domenica 12 settembre:

  • Ore 10,00. Presso la bocchetta di Margosio, sulla Panoramica Zegna, a 20 minuti da Trivero, in provincia di Biella, celebrazione del culto valdese tenuto dal pastore Giuseppe Platone.
  • Ore 11,00. Salita in corteo al cippo di fra Dolcino (15 minuti a piedi); a seguire, svolgimento dell’assemblea aperta del Centro Studi Dolciniani.

Quest’anno sarà l’occasione per ricordare Tavo Burat, fondatore del Centro Studi Dolciniani, scomparso nel dicembre dell’anno passato.

La città di Biella ha già voluto ricordarlo nel maggio scorso, con un incontro a lui dedicato, in cui hanno portato la loro testimonianza diverse persone: esponenti della comunità valdese – come Giorgio Bouchard -, del Centro Studi Dolciniani, del Centro Studi Piemontesi, dell’Alliance Française e della rivista in lingua piemontese “Alp”.

Per ulteriori notizie sull’attività del Centro Studi Dolciniani si può consultare il sito: http://fradolcino.interfree.it/.